Sei più istruito? Non per questo sei più tollerante

[Traduzione a cura di Luciana Buttini dall’articolo originale di  pubblicato su The Conversation]

È opinione comune che il grado di tolleranza di un individuo aumenti con il suo livello d’istruzione. Su questa base, più alto è il grado di scolarità e più alta è la probabilità che tale persona accetti la presenza di minoranze razziali o etniche.

Le ricerche rivelano spesso che i giovani esprimono atteggiamenti più accoglienti nei confronti degli estranei. E si pensa che ciò sia grazie soprattutto al loro maggiore livello d’istruzione rispetto alle persone di età più avanzata.

Di conseguenza si prevede che l’intera società diventi sempre più tollerante e aperta, con l’avanzare delle nuove generazioni meglio istruite a sostituire progressivamente quelle più anziane e con minore grado di scolarità.

I recenti avvenimenti politici suggeriscono tuttavia che questa linea di ragionamento è troppo semplicistica. Com’è possibile infatti che i sentimenti contrari agli immigrati – così come sono stati manifestati in occasione del voto per la Brexit o nell’elezione di Trump – siano risultati così astiosi dal momento che i livelli d’istruzione dei cittadini britannici e americani risultano mediamente in crescita?

Nel nostro lavoro attualmente in fase di revisione riteniamo che, nonostante le persone più giovani siano forse diventate sempre più tolleranti su temi di attualità quali la fluidità sessuale o la diversità razziale e culturale, sembrano avere una visione sempre meno positiva sugli immigrati.

Tolleranza in declino

L’istruzione dovrebbe, si pensa, rendere le persone più tolleranti attraverso l’accrescimento delle conoscenze e delle capacità di giudizio. Ciò aiuta a non farsi ingannare dai pregiudizi e a respingere paure irrazionali nei confronti di chi appartiene a una cultura diversa.

Anche le scuole e le università contribuiscono a diffondere la tolleranza enfatizzandone le virtù. Più tempo gli individui rimangono nel sistema di istruzione, più sono esposti alla tolleranza come un “valore fondamentale” – e più probabilità c’è che la interiorizzino.

Su questa base, alcuni ricercatori hanno affermato che l’istruzione apporta molti benefici alla società e che non sarà mai abbastanza. Quest’idea è sostenuta da precedenti ricerche che hanno rivelato come le persone siano sempre più aperte nell’accettare minoranze razziali e soggetti LGBT (lesbiche, gay,bisessuali e transgender) – con i più giovani che generalmente presentano i più alti livelli di tolleranza.

Eppure la presenza di opinioni che manifestano intolleranza persiste in tutti i gruppi d’età. Negli anni ’90 e 2000, nel Regno Unito si è assistito a una crescita costante del numero di cittadini che riteneva fosse giusto per i datori di lavoro compiere discriminazioni verso gli immigrati nel momento in cui veniva assunto nuovo personale.

Quando il lavoro scarseggia, i datori dovrebbero dare la priorità alle persone del Paese piuttosto che agli immigrati
Quando il lavoro scarseggia, i datori dovrebbero dare la priorità alle persone del Paese piuttosto che agli immigrati

E questa tendenza è rimasta anche nei tempi più recenti – con dati che mostrano un grosso calo del numero di cittadini i quali credono che gli immigrati legali nel Regno Unito debbano godere degli stessi diritti dei cittadini britannici.
I dati mostrano anche che nel 2013 solo una minoranza riteneva ancora che gli immigrati legali dovessero essere trattati allo stesso modo.

Nel Regno Unito gli immigrati legali senza cittadinanza dovrebbero godere degli stessi diritti dei cittadini britannici.
Nel Regno Unito gli immigrati legali senza cittadinanza dovrebbero godere degli stessi diritti dei cittadini britannici.

L’istruzione rappresenta davvero un vantaggio?

Pare dunque che al crescere del grado di istruzione nella società britannica, tanto più bassi sono diventati i livelli di accettazione nei confronti degli immigrati. Per quanto possa sembrare strano, il motivo di questo può anche essere messo in relazione a un maggiore livello d’istruzione nella società.

Questo perché la scolarità non ha solo l’effetto di accrescere la conoscenza e favorire la tolleranza come virtù, ma offre anche alle persone una certa competitività e l’accesso a posizioni sociali più elevate. Tutto ciò fa inoltre in modo che gli individui con i più alti livelli d’istruzione si sentano più sicuri e siano meno esposti alla competizione di altri soggetti “che vengono a prendere i loro posti di lavoro”.

Ma ciò che ottengono gli individui altamente istruiti, quelli con livelli d’istruzione medi o bassi tendono a perderli. Il valore dei loro titoli si riduce man mano che altri cittadini diventano più istruiti e li “superano” nella lotta per posti di lavoro appetibili.

Questa perdita di posizione produce sentimenti di insicurezza economica che possono tradursi in atteggiamenti più difensivi e intolleranti verso le “persone straniere”.

L’istruzione non è una panacea

Pertanto, se maggiori livelli d’istruzione possono rappresentare un vantaggio per alcuni individui rendendoli più tolleranti, può non esserci alcun beneficio per la società in generale per l’effetto di scambio (trade-off) causato dalla crescita complessiva del grado di istruzione.

Ed è questo effetto – a volte indicato come “effetto di posizione” dell’istruzione – che può spiegarci il motivo per cui nella società non necessariamente si instaura un legame positivo tra istruzione e tolleranza.

La Tolleranza. Di Brandon Atkinson, scattata il 26 febbraio 2010. Foto ripresa da Flickr. Alcuni diritti riservati.
La Tolleranza. Di Brandon Atkinson, scattata il 26 febbraio 2010. Foto ripresa da Flickr. Alcuni diritti riservati.

Un’altra possibilità è che altre forze sociali abbiano un effetto maggiore sugli atteggiamenti verso gli immigrati rispetto all’istruzione. Insieme alla nuova ondata di negatività nei riguardi dei migranti, il notevole ritorno del nazionalismo è qualcosa che, ad esempio, non può essere ignorato. I partiti tradizionali stanno infatti oggi adottando alcune delle retoriche nazionalistiche e delle proposte politiche delle forze populiste anti-immigrati.

In alcuni Paesi occidentali questo ha portato a regimi più restrittivi sull’immigrazione  e, più in generale, a una retorica che mira a proteggere e privilegiare le maggioranze etniche locali.

In questo contesto il sentimento di tabù nell’esprimere sentimenti negativi nei confronti di chi appartiene a una cultura diversa – in particolar modo gli immigrati – si è senza dubbio affievolito. E questo serve a ricordarci con chiarezza che l’ampliamento di vedute offerto dall’istruzione non rappresenta la panacea di tutti i problemi della società.

Luciana Buttini

Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica, ha in programma di specializzarsi in Lingue per la cooperazione e la collaborazione internazionale. Nel frattempo lavora come traduttrice freelance dal francese e dall'inglese in vari ambiti.

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