Colonialismo digitale, il Sud globale reclama il possesso dei dati

Capitanati dall’India, diversi Paesi in via di sviluppo rivendicano gli interessi sui dati generati dai propri cittadini, chiedendo che le aziende Big Tech mondiali costruiscano i data center sul proprio territorio e accusando le grandi potenze di imperialismo digitale. I benefici finanziari della localizzazione dei dati appaiono in realtà incerti. Oltre alla complessità della questione economica, gli attivisti segnalano il pericolo insito nel consentire maggiore accesso alle informazioni personali sensibili ai loro Governi, mentre gli sviluppatori sperimentano nuovi strumenti per tutelare i diritti personali.

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Problemi di sonno? Importante navigare sul web in modo sano

Il 90% dei giovani, e non solo, prima di addormentarsi passa del tempo davanti allo schermo di un computer o dello smartphone. I risultati delle ricerche in questo ambito hanno portato alla condanna dell’uso notturno dei dispositivi, collegandolo a problemi nel dormire e altri disturbi come ansia e depressione. Tuttavia, approfondendo la questione, il vero problema sembra essere più il modo in cui vengono usati gli strumenti. Le attività che si compiono online, i contenuti che si osservano e l’approccio ai social sono il vero punto di partenza per risolvere disturbi sempre più diffusi.

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Worldreader, in Africa la lettura che passa attraverso il cellulare

Digital in 2017 fa il punto sulla diffusione del digitale nel mondo: in Africa la maggior parte del traffico web passa attraverso il telefonino. E così cresce il successo di applicazioni destinate alla lettura, come Worldreader, che risulta la più popolare nel continente: 28.500 ebook distribuiti gratuitamente in 43 lingue, con l’obiettivo di arrivare a 15 milioni di lettori entro il 2018. L’utilizzo di questa app può essere utile anche in ambito scolastico, come dimostra il programma Read to Kids (R2K) per promuovere la lettura diretta ai bambini fino ai 6 anni.

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Il coltan e le vittime della nostra ricchezza

Un minerale che ognuno di noi porta in tasca, oggetto di una lunga catena commerciale con pesanti conseguenze sui diritti umani e ambientali. Reportage di Stefano Stranges che lascia il cuore pesante.

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Asoriba, l’app per chiese e fedeli. E per pagare la “decima”

In Africa, che segue il modello USA, essere un pastore oggi è un vero e proprio business. E la tecnologia aiuta una relazione “moderna” con i propri seguaci. In Ghana è boom di download e accessi ad un’applicazione progettata da 4 giovani intraprendenti e che si è aggiudicata il premio per la migliore start up africana. Da uno smartphone è possibile seguire la messa, “prenotare” preghiere, aggiornarsi sugli eventi della propria congregazione e, naturalmente, versare l’obolo. Va da sé che Asoriba ha anche una pagina facebook ed è su tutti i principali social.

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Una piattaforma online per i fotogiornalisti africani

Sta per nascere l’African Journalism Database, piattaforma aperta che mira ad accogliere e diffondere il meglio del fotogiornalismo del continente. L’iniziativa fa capo a World Press Photo ed Everyday Africa e permetterà di raccogliere in un unico luogo virtuale il meglio della “fotografia africana”. Un modo per diffondere un’altra Africa, a prescindere dai luoghi comuni con cui spesso la si conosce. Non guerre, malattie, povertà. O meglio, se questo ci sarà farà parte di un’enorme quantità di altro: tecnologia, sport, lotta per la salvaguardia dell’ambiente, arte, questioni sociali…

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Fotogiornalismo, l’evoluzione si chiama smartphone

Nonostante perplessità e resistenze, i telefonini sono ormai parte integrante del lavoro fotogiornalistico. E’ stato il cellulare il protagonista dello scatto salito sul podio del prestigioso World Press Photo, targato John Stanmeyer. Se fra i professionisti non mancano i fotoreporter che pubblicano reportage prodotti con l’esclusivo uso di uno smartphone, anche fra gli scatti di vari fotoamatori e i “fotoreporter per passione” si trovano cose piuttosto interessanti.

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Gli smartphone, nuovi strumenti di emancipazione

Da alcuni anni i cellulari sono uno dei grandi motori di progresso nei Paesi meno avanzati; negli ultimi tempi stanno venendo tuttavia soppiantati dagli smartphone dotati di applicazioni sempre più evolute. In particolare, come descrive il post che segue, pubblicato su Singularity Hub e da noi tradotto, a guidare il mercato nei Paesi in via di sviluppo sono gli smartphone basati sul software libero Android, i quali hanno raggiunto livelli di prezzo particolarmente bassi.

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