Worldreader, in Africa la lettura che passa attraverso il cellulare

In Africa già all’inizio del millennio era boom di cellulari. Nel continente si contavano 12 milioni di linee telefoniche “mobili” contro 9 milioni di linee fisse, e lo sviluppo interessava soprattutto il Sudafrica, che nel 2001 contava 9 milioni di telefonini contro 5 milioni di linee telefoniche “tradizionali”.

A distanza di oltre quindici anni arriva un report dettagliato – Digital in 2017 -, per fare il punto sulla diffusione del digitale nel mondo: un’attenta raccolta dati frutto della collaborazione fra l’agenzia creativa “We are Social  e la piattaforma di gestione e ottimizzazione dei social network Hootsuite.

Nel mondo lo scenario del mobile è molto dinamico: più della metà della popolazione mondiale utilizza uno smartphone; quasi due terzi ha in tasca un cellulare. Più della metà del traffico Internet globale è generato da telefoni. Ciliegina sulla torta: più della metà delle connessioni mobile oggi si effettua su banda larga.

Com’è ovvio, in Africa la situazione si differenzia a seconda della zona di analisi.

Digital in 2017 prende in esame ogni singolo Paese del Continente, raggruppandoli poi per macroaree: Nord Africa, Africa Occidentale, Africa Centrale, Africa Orientale , Africa del Sud.

Alcuni dati interessanti: in Sudafrica, su una popolazione di oltre 55 milioni di persone, gli utenti Internet superano i 28 milioni, con una penetrazione del 52% (e una crescita del 3%); sono aumentati di tre milioni di unità rispetto all’anno precedente gli utilizzatori social attraverso mobile; fra i device il più utilizzato si conferma il cellulare (92%) seguito dallo smartphone (69%).

Immagine tratta dal report Worldreader 2016
Immagine tratta dal report Worldreader 2016

Ci sono però Paesi come l’Eritrea, dove chi utilizza Internet è soltanto l’1% della popolazione anche se il traffico web continua a passare soprattutto attraverso il cellulare (il 51%, con una crescita del 60% rispetto all’anno precedente); oppure l’Etiopia, dove navigano su Internet 12 milioni di persone su 103 milioni (con una penetrazione del 12%), con un traffico web tramite cellulare che tocca la punta dell’84% del traffico web complessivo (via desktop, tablet o altri device); nella Repubblica Centrafricana il traffico web tramite mobile sfiora il 60%; nel Burkina Faso il 77%; in Costa d’Avorio il 71%, così come anche in Ghana.

In Paesi come il Kenya squilla il cellulare addirittura al 92% della popolazione adulta.

Insomma, in Africa – fatti i doverosi distinguo – il cellulare è sempre più lontano dall’essere uno status symbol mentre è sempre più un oggetto familiare con cui non soltanto telefonare ma anche accedere al vasto universo del web.

Se questo è vero, ben si inquadra il successo del progetto Worldreader.org  lanciato dall’organizzazione non-profit Worldreader con sede a San Francisco e Barcellona fondata nel 2010 da John David Risher con la collaborazione di Colin McElwee e messa a punto con l’obiettivo di far arrivare migliaia di ebook a tante persone nei Paesi in via di sviluppo.

Con gli ebook, come è ovvio, si abbatte il costo del trasporto dei libri stampati, e l’accesso di un testo digitale risulta a tutti di gran lunga più economico.

Ma poiché in Africa sono più diffusi i cellulari di vecchia generazione che gli smartphone, Worldreader ha pensato ad un’app gratuita, Worldreader mobile, che consente di scaricare gli ebook sui cellulari di tipo feature phone che operano su reti 2G. Ed è inoltre pensata per essere funzionante con ogni tipo di browser (in particolare Opera Mini).

L’accesso ai contenuti è inoltre facilitato attraverso la piattaforma BiNu che serve a perfezionare la connettività internet.

Immagine tratta dal report Worldreader 2016
Immagine tratta dal report Worldreader 2016

Già dopo pochi mesi dal test beta, Worldreader mobile risultava scaricato su 5 milioni di telefonini in tutto il mondo.

Sul lungo periodo, il bilancio che Worldreader ha fatto all’inizio del 2016, raccogliendo i dati di utilizzo del suo servizio in un report è più che soddisfacente: 28.500 ebook distribuiti gratuitamente in 43 lingue, con l’obiettivo di arrivare a 15 milioni di lettori entro il 2018.

Un’app, insomma, che ha fatto il botto, piazzandosi come l’applicazione mobile di lettura in assoluto più popolare in Africa.

Tanto che nel marzo 2016 è seguita l’applicazione di lettura Android di Worldreader, con esperienze di lettura ad hoc per i mercati di riferimento e un’ulteriore possibilità per i libri audio grazie alla funzione Read Out Loud.

Quel che risulta chiaro è che l’utilizzo di questa app può essere utile anche in ambito scolastico: non è un caso che Worldreader abbia avviato il programma Read to Kids (R2K) – in collaborazione con Pearson – per promuovere la lettura diretta ai bambini fino ai 6 anni.

Per i promotori di queste esperienze si tratta di un modello di business culturale concreto che può rispondere alla domanda di alfabetizzazione nei Paesi in via di sviluppo.

Il problema dell’analfabetismo in alcune parti Africa aggrava la situazione socio-economica di molte zone depresse del mondo ed è la stessa Pearson ad aver creato il movimento “Project Literacy”, insieme ad altri 75 partner, per dimostrare quanto le due cose siano intimamente connesse.

Ma quanto progetti che sfruttano le potenzialità dell’apprendimento mobile come Worldreader possono essere realmente efficaci vista la scarsa uniformità delle infrastrutture tecnologiche in Africa?

Quante e quali sono le case editrici internazionali interessate a vendere ebook in zone in via di sviluppo?

Il punto sui diritti d’autore e sui diritti degli editori potenzialmente protagonisti di questo tipo di canale distributivo diventerà sempre più centrale nel determinare l’incremento o il rallentamento di iniziative simili a Worldreader, che al momento ha beneficiato soprattutto del fatto di muoversi in un mercato essenzialmente vergine.

Se si crea un circuito virtuoso fra vendite a basso prezzo di ebook, potenziamento della connettività anche in zone più remote del mondo e collaborazione di un vasto numero di case editrici interessate al progetto, l’esperienza di Worldreader potrebbe fare scuola anche negli anni a venire.

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