La rivolta di Haiti e il ricordo della tratta che fece milioni di schiavi

Il 23 agosto è la Giornata Internazionale per la Commemorazione della Tratta degli Schiavi e della sua Abolizione. Una data scelta a ricordo della rivoluzione di Haiti che segnò una svolta nel destino degli schiavi e della schiavitù. Una ribellione, durata 13 anni, che non solo si concluse con l’indipendenza del Paese e la fine del colonialismo francese, ma ispirò i movimenti abolizionisti e le lotte di liberazione. Eppure, secoli di disumanizzazione degli schiavi hanno ferite ancora aperte, traumi irrisolti e lunghi strascichi. Il razzismo istituzionale è uno di questi.

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Land grabbing, ONU denuncia progetto turistico in Indonesia

Comunità locali cacciate dalle proprie case, territori e corsi d’acqua distrutti per la realizzazione di un mega progetto che trasformerà “Mandalika in una nuova Bali”. Il Consiglio d’Europa invita i suoi Stati membri a vietare il commercio di strumenti di tortura. L’Angola commemora il 19esimo anniversario della fine della guerra civile. Il Congresso USA inizia l’esame della Legge sulle riparazioni per la schiavitù. Il gruppo Tehreek-E-Kashmir chiede al Governo britannico di escludere il premier indiano Modi dal G7 per la grave situazione dei diritti umani in Kashmir.

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Schiavitù, in una “work song” il passato che riflette sul presente

In occasione della Giornata Internazionale in Ricordo delle Vittime della Schiavitù e della Tratta Transatlantica pubblichiamo un intervento di Sara Piolanti, musicista che insieme a Marco Vignazia pubblica oggi il video di una work song, forma di espressione e protesta, interpretata da prigionieri neri nei penitenziari americani. Dedicato a tutte quelle persone oggi ridotte in schiavitù: si parla di oltre 40 milioni di vittime in ogni parte del mondo, nella maggior parte dei casi donne, ragazze e bambini.

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Schiavitù e finanza mondiale, quei corpi assicurati per profitto

Schiavitù e finanza sono legate sin dai tempi delle navi negrerie, come ricorda il vergognoso omicidio di massa della Zong. L’analisi parte da quest’importante episodio della storia della tratta atlantica per mettere in risalto il comportamento dei grandi mercanti di allora. Il loro scopo era trasformare i corpi umani in opportunità di profitto. Un fenomeno tristemente noto ancora oggi e celato nella cosiddetta finanziarizzazione. L’ombra della speculazione su quelli che potrebbero definirsi “nuovi schiavi” continua a guidare i profittatori di Wall Street.

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Schiavitù, trauma transgenerazionale e diritto alla riparazione

Il Castello di Elmina in Ghana ricorda gli oltre 400 anni di ingiustizie subìte dai popoli africani e indigeni fatti schiavi. Sebbene le violenze e le atrocità avvenute tra le mura di questa Fortezza appartengano a un passato lontano, alcuni studi ci dimostrano la loro continuità con il presente. Infatti, esse hanno ancora oggi un impatto sulla salute delle popolazioni africane e indigene. Per questo, l’articolo passa in rassegna i motivi per i quali la richiesta e l’attuazione di riparazioni per una “giustizia sanitaria” sarebbero fondamentali per risarcire tali atrocità.

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Giamaica, stretta tra il controllo delle élite locali e britanniche

Quando si parla di traffico sessuale, l’isola caraibica da anni rappresenta una delle destinazioni più frequentemente collegate a questo tipo di mercato. Una recente ricerca condotta tra persone coinvolte nel settore, ha mostrato come siano vittime di violenze, discriminazioni e politiche completamente sbagliate. Ma la questione va molto oltre e ha radici nel passato storico: nonostante l’abolizione della schiavitù nel 1838 e l’indipendenza raggiunta nel 1962, permangono i retaggi del colonialismo sia all’interno della società che dal punto di vista internazionale.

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Cambogia, schiavi dello sviluppo urbano e mattoni insanguinati

I cambiamenti climatici e gli interessi occidentali nello sviluppo edilizio cambogiano hanno portato il Paese a una situazione dove la schiavitù è sempre più diffusa. I piccoli proprietari terrieri stanno perdendo tutto e si sono indebitati rendendosi così vulnerabili allo sfruttamento nelle fornaci in cui si cuociono quei mattoni su cui si fonda la crescita del Paese a favore degli investitori per lo più stranieri. Dietro quindi l’apparente indignazione verso abusi e violazioni di diritti umani, è proprio l’Occidente a trarre i principali benefici di queste condizioni terribili.

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India, il moralismo delle leggi sulla tratta e prostituzione

Una delle piaghe più controverse che colpisce la società indiana è la dilagante tratta degli esseri umani. La legge attualmente in vigore presenta contraddizioni e rischi che mettono in pericolo la vita delle vittime. La nuova proposta legislativa non sembra peraltro promettere di risolvere la già pesante situazione. Nonostante alcuni punti di forza, il testo presenta infatti programmi di intervento simili a quelli già presenti e mal funzionanti, in particolare viene sistematicamente ignorata la volontà delle vittime, che spesso tornano in un contesto di abusi e violenza, come intrappolate in un circolo vizioso infinito.

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Lavoro forzato, 25 milioni di persone private della dignità

Gli schiavi moderni sono milioni, in tutto il mondo. Quello che nelle democrazie occidentali sembra un diritto acquisito, in molti Paesi è ancora una difficile conquista difficilmente tutelabile. Imposto da attori privati o dagli Stati, il lavoro forzato è una piaga sociale difficilmente estirpabile. Per l’OIL la cifra degli “schiavi moderni” raddoppia, arrivando a 40 milioni, se si considera, oltre che il lavoro forzato, anche lo sfruttamento sessuale e gli impieghi domestici. Tre report fanno il punto su questo dramma sociale.

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Giovani africani: disoccupazione, schiavismo e leader silenziosi

I leader africani e occidentali condividono le responsabilità per la pratiche di schiavitù e tratta particolarmente deplorevoli e degradanti che stanno avvenendo in Libia. I giovani africani subiscono più in generale la violazione dei propri diritti: dal diritto al lavoro al diritto alla vita, dalla dignità alla sicurezza. L’Unione Africana e l’Unione Europea non stanno affrontando con la dovuta serietà una pianificazione strategica del futuro economico e sociale del continente, che non può basarsi solo su misure di controllo e confinamento.

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