Siria, nessuno sta vincendo una guerra destinata a continuare

Mentre il conflitto sta per entrare nell’ottavo anno molti commentatori, tra cui leader di governo, vogliono far passare il messaggio che la guerra stia volgendo al termine. Queste indicazioni sono fuorvianti. La guerra in Siria – di fatto – continua, nonostante la sconfitta territoriale dello Stato Islamico. Centinaia di migliaia di persone continuano a subire la fame e la guerra e la situazione di questa nazione divisa sembra essere bloccata in una sanguinosa violenza che probabilmente andrà avanti anche nel 2018. Più la situazione cambia più sembra rimanere la stessa.

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Medio Oriente, il ruolo di Arabia Saudita, Iran e Stati Uniti

Il precario equilibrio su cui si regge la trama delle alleanze nell’area è definito dalla rivalità geopolitica fra Arabia Saudita e Iran, storicamente alimentata dagli interessi degli Stati Uniti. Entrambi i Paesi hanno portato lo scontro in diverse zone di influenza che coprono l’intero spettro della regione: Bahrain, Libano, Siria, Yemen, passando per le primavere arabe e fino agli ultimi sviluppi del conflitto israelo-palestinese. Un quadro della situazione attuale e come si è sviluppata attraverso gli eventi dei decenni scorsi.

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Impegno armato e petrolio, la forza dei curdi indipendentisti

Determinanti nella guerra aI califfato nero, i curdi iracheni e siriani sono al centro della geopolitica del Medio Oriente e il ridisegno dei suoi confini, tra nuove e vecchie alleanze e inveterati interessi economici. Le aspirazioni di autonomia in Siria e il recente referendum in Iraq, sulla scia del sacrificio di tanti miliziani e miliziane, pongono alla comunità internazionale, Italia compresa, una questione di ordine etico. Intanto, negli ultimi anni il loro ruolo nello scacchiere mediorientale si è rinforzato.

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La prima Commissione islamica per i diritti umani

Nel giugno 2011, cinquantasette Ministri degli Esteri si sono riuniti in Kazakistan con l’obiettivo di fondare la prima commissione islamica per i diritti umani: il nuovo organismo si riunirà per la prima volta in gennaio. Alla base della commissione c’è l’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), tra le più grandi organizzazioni intergovernative del mondo.

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Mondo arabo: “gli ultimi saranno i primi”

Pubblichiamo un intervento di Zineb Naini, giovane studentessa di origini marocchine residente in Italia, attivista del Movimento 20 Febbraio – Italia. Zineb si fa interprete appassionata degli eventi che stanno cambiando la storia della sponda sud del Mediterraneo, rappresentando in questa riflessione le aspettative e le istanze della sua generazione, quella parte impegnata per il cambiamento sociale e politico.

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Nella Rete della censura, 125 ad oggi i netizen reclusi

Un tempo si usavano ciclostili e volantini, oggi si scrive sui blog. Cambiano i mezzi utilizzati per il dissenso e la protesta ma non quelli per ostacolarli. Gli ultimi dati dell’associazione ’Reporters sans frontières’ riportano 125 netizen reclusi: e in alcune zone del mondo blogger e utenti dei social network rischiano la vita.

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Le parole in Rete, le rivoluzioni nelle piazze

Il ruolo dei Social Network nelle proteste in Nord Africa e Medio Oriente, enfatizzato o sminuito. Se ci affidiamo alle statistiche scopriamo che la diffusione di Internet in quelle aree è molto bassa. Il clamore l’ha creato una sorta di cooperazione tra i dimostranti della piazza e quelli, dall’Occidente, collegati in Rete. Una sorta di “cittadinanza attiva comune” che ha coinvolto persone che avevano a disposizione strumenti diversi: chi solo la parola, chi anche Internet per diffonderla.

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