Iraq, la vita senza patria degli Yazidi. Voci dal campo di Shari

Tra il 2014 e il 2017, in Iraq l’Isis massacrava migliaia di Yazidi. Senza parlare dell’orrore per centinaia e centinaia di donne, come Nadia Murad, rapite per diventare schiave del sesso. Ma dove sono oggi tutti i sopravvissuti? Come sono scampati al genocidio? Li abbiamo intervistati nei campi profughi e nei luoghi dove sono rifugiati. Ci hanno raccontato le loro storie e come cercano di dimenticare le tragedie vissute. Ma non è facile. La vita nei in questi luoghi è al limite delle condizioni umane e non c’è ancora speranza di tornare a casa. Ammesso che una casa ci sia ancora.

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Migliaia di bombe e di morti, ma lo Stato Islamico resiste

Lo scorso ottobre il presidente americano Donald Trump dichiarava trionfante la sconfitta del Califfato islamico in seguito alla caduta della sua roccaforte, Raqqa, in Siria. Nonostante le migliaia di bombe e missili sganciati negli ultimi anni, i movimenti estremisti non hanno tuttavia smesso di diffondersi. Visti i precedenti dopo l’11 settembre e le recenti missioni in diversi territori africani, occorre che le forze internazionali si concentrino più sui disagi sociali ed economici che alimentano questi movimenti, piuttosto che su continui interventi militari di ampia portata.

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Londra, una campagna per la pace lunga dieci anni

A iniziare la battaglia è stato Brian Haw, morto di tumore qualche mese fa. Ora ce ne sono tanti, lì a Westminster per denunciare le guerre in Iraq, Afghanistan, Medio Oriente, pagate con la morte e la disperazione di migliaia e migliaia di civili. Quella che sembra quasi essere diventata un’attrazione come le altre nella capitale britannica, è una lotta di costanza e determinazione. Una lotta pacifica e dignitosa.

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