Liberia, la dittatura delle multinazionali che acuisce la povertà

Nonostante un passato non segnato da una formale dominazione coloniale, lo Stato liberiano da lungo tempo è stretto nella morsa di una contraddizione che vede le grandi società internazionali sfruttare senza ostacoli risorse del terreno e lavoro a basso costo. Il Governo dal canto suo tende ad appoggiare e favorire gli investimenti esteri, condannando così la popolazione a una situazione di stallo caratterizzata da analfabetismo, povertà e disuguaglianza, respingendo con la forza qualsiasi tentativo di protesta.

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Haiti contro Moïse, presidente spalleggiato dagli USA

Da mesi il popolo haitiano è in rivolta, con gli abitanti che si sono riversati nelle strade in massa per chiedere le dimissioni del presidente eletto nel febbraio 2017. A scatenare le proteste è stata la comunicazione del Governo di voler ridurre i sussidi sul carburante, ma in realtà l’insurrezione ha radici molto più profonde. Infatti, nonostante i colpi di Stato orchestrati dagli Stati Uniti contro l’ex capo di Stato Aristide, le successive elezioni caratterizzate da brogli e inganni e, infine, la povertà diffusa tra la maggioranza delle famiglie, il movimento popolare è sopravvissuto e ora chiede giustizia e cambiamenti.

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Zimbabwe sotto il controllo del colonialismo commerciale

Il colonialismo è parte integrante della storia africana, l’indipendenza ottenuta in passato ha infatti posto fine alla dipendenza politica ufficiale e ai Governi coloniali, ma non ha sradicato quello che si definisce “colonialismo commerciale”. Invece che aiutare i Paesi africani ad uscire dalla povertà, questo tipo di intervento, tipicamente proveniente da Occidente e Cina, ha in realtà protratto questa situazione, mantenendo al potere figure corrotte e oppressive. Per via delle nuove politiche di apertura al mercato cinese, anche lo Zimbabwe sembra ormai non poter sfuggire a questo malsano meccanismo.

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Swaziland, le elezioni politiche all’ombra del potere del re

Un nuovo rapporto pubblicato lo scorso luglio mostra come le ultime elezioni nazionali tenutesi nel 2013 non sono state democratiche. Al contrario, l’intera rappresentazione elettorale sembra essere servita solo a mantenere lo status quo della monarchia assoluta dominante. Il prossimo 21 settembre il Paese sarà chiamato di nuovo alle urne, e le previsioni non preannunciano nulla di buono. Fintanto che i poteri saranno ancora tutti nelle mani del re, non avverranno cambiamenti significativi ma gli elettori sembrano temere troppo le rappresaglie per attuare un vero mutamento.

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Camerun, l’ostilità tra anglofoni e francofoni e il silenzio di Biya

Negli ultimi anni il Paese sta vivendo un conflitto senza precedenti tra la regione anglofona e il Governo. Tuttavia il presidente, al potere da oltre quarant’anni, non è stato finore in grado di affrontare le difficoltà, rivelandosi una figura quasi totalmente assente in un momento così decisivo. Arresti, torture e altre forme di repressione da parte delle autorità non hanno fatto altro che incentivare la spinta secessionista. Chi ne va di mezzo, però, sono le persone comuni, soprattutto nelle regioni a rischio, intrappolate in una morsa letale tra ribelli e Governo e totalmente disilluse riguardo il futuro.

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Africa, strategie contro la pericolosa alleanza Monsanto-Bayer

I due colossi, tra le più importanti aziende chimiche al mondo, hanno concluso una storica fusione che cambierà il profilo mondiale dell’agricoltura. In particolare, il settore delle sementi potrebbe comportare cambiamenti fondamentali per gli agricoltori africani che rischiano di diventare sempre più dipendenti dall’estero. Visto l’enorme potenziale del terreno africano, è quindi necessario attuare politiche che puntino al biologico, che coinvolgano maggiormente gli agricoltori locali e permettano di mantenere quella biodiversità tanto necessaria per le future generazioni.

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Kiswahili, una lingua sotto costante assedio

La Tanzania è l’unico Paese nell’Africa subsahariana a possedere come lingua nazionale una lingua di origine locale parlata da quasi tutti gli abitanti e in grado di unire tutte le sue popolazioni. Il kiswahili è in realtà parlato da cento milioni di persone nel continente ed è presente a livello ufficiale. Tuttavia è minacciata dall’emergere di linguaggi che la mescolano con l’inglese e con altri idiomi locali; in questo giocano un ruolo anche i media e i sistemi scolastici. Cosa succederà se gli abitanti della Tanzania perderanno il loro rapporto con il kiswahili, e quindi con la propria cultura?

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Libia, ora si sa perché l’imperialismo voleva rovesciare il Paese

L’interrogatorio dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy sui prestiti di Gheddafi ci suggerisce un altro motivo perché la Francia voleva che il leader libico venisse ucciso. E la questione francese, con i suoi risvolti di corruzione, si inserisce nel quadro più ampio dell’imperialismo occidentale e degli interessi verso i pozzi di petrolio e le ampie riserve in valuta detenute nel Paese, al di là dei pretesti utilizzati dal blocco occidentale per giustificare la guerra condotta nel 2011 per il rovesciamento del regime.

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Somalia, un Paese devastato da siccità, carestia e conflitto

Negli ultimi anni quest’area del Corno d’Africa è stata colpita da una terribile siccità che ha causato carestia, fame e morte del bestiame e della popolazione. A peggiorare la situazione si aggiunge l’incessante conflitto che il Paese sta affrontando contro Al Shabaab e il terrorismo e che impedisce agli aiuti di raggiungere le comunità in pericolo. L’articolo ripercorre le cause della carestia e mostra come ancora una volta la comunità internazionale sembri lenta a reagire o addirittura indifferente alla sofferenza delle popolazioni.

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Black Panther, decostruzione di una pellicola che si contraddice

“Hollywood si aspetta che tutti gioiscano ogni volta che dei personaggi africani interpretano dei supereroi, anche se i ruoli loro assegnati includono l’omicidio di massa di altri africani, mentre vengono promossi, con discrezione, gli interessi dei colonizzatori.” Non solo per questo motivo il sociologo nigeriano-americano Biko Agozino esprime una visione critica sul film, nonostante il suo grande successo presso la comunità nera, sia nel continente che in diaspora; Agozino ritiene che l’impostazione del film non sia sufficientemente decolonizzata, non esprimendo quindi un punto di vista autenticamente africano.

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