Immigrazione, uno sguardo storico per spiegare l’intolleranza

Rispetto agli anni Novanta le cifre odierne di coloro che si riversano in Europa sono diminuite notevolmente. Qual è dunque il motivo dell’attuale inasprimento degli europei nei confronti di immigrati, rifugiati e richiedenti asilo? Intervistato da Felicita Tramontana, lo storico dell’immigrazione Leo Lucassen spiega i fattori determinanti di un dilagante allarmismo che coinvolge sia il pubblico che la classe politica. L’11 settembre e l’islamofobia che ne ha conseguito, la crisi economica e il rafforzamento dei partiti di estrema destra, gli spostamenti via mare anziché via terra, hanno sicuramente fomentato scetticismo e paure verso il secolare fenomeno migratorio.

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‘La schiavitù è politica’, una Carta internazionale contro gli abusi

Nel 2012 l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha stimato che almeno 21 milioni di persone nel mondo vivono in condizioni di schiavitù e che l’11% della popolazione globale dei bambini sia costretta a lavorare. Alla luce di questi dati l’ONG Anti-Slavery International ha redatto una nuova Carta in cui si impegna a porre fine a questo dramma, che si manifesta in varie forme, dal matrimonio forzato ai lavori domestici non tutelati. Con questo documento l’organizzazione britannica si impegna a sconfiggere la schiavitù una volta per tutte, assegnando doveri e responsabilità a Stati, imprese e organizzazioni internazionali.

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Rifugiati, falso che siano il ‘cavallo di Troia’ del terrorismo

I leader UE e USA sono restii ad ammettere che la principale minaccia proviene da estremisti nati e cresciuti sul proprio territorio. Da quando Trump, lo scorso gennaio, ha firmato l’Ordine Esecutivo sull’immigrazione, il mondo politico ha iniziato a segnalare lo stretto legame tra i profughi e l’insorgenza di attacchi terroristici. Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato che tra il 1975 e il 2015, a fronte di 3,2 milioni di profughi accolti negli USA, sono stati solo tre i cittadini americani uccisi dai cd. “terroristi rifugiati”.

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Copti in Egitto, non solo pedine politiche per ISIS e al-Sisi

I recenti attacchi non possono essere visti solo come mera resistenza militare all’autoritarismo del Governo egiziano. Quando, lo scorso aprile, l’ISIS ha rivendicato il doppio attentato alle due chiese copte indicando i nomi degli attentatori suicidi, ha anche lanciato un altro avvertimento ai “crociati”. “Il conto tra noi e loro è davvero alto e i miscredenti devono capire che pagheranno ancora con il sangue dei loro figli, che scorrerà a fiumi, se Allah vorrà.” Ma di che “conto” si tratta? Un’analisi tradotta da openDemocracy.

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Migranti climatici, urge una protezione giuridica internazionale

A causa del cambiamento climatico, o per disastri ambientali quali uragani e tempeste, o l’innalzamento del livello dei mari e la desertificazione, le migrazioni causate da calamità naturali sono un fenomeno destinato a diventare sempre più importante. Per affrontare questo tipo di emergenze serve l’adozione di nuove normative sovranazionali a tutela dei rifugiati ambientali, attualmente del tutto carenti. Gli Stati, soprattutto quelli più vulnerabili, dovranno inoltre anticipare risposte, sia in ottica preventiva di riduzione dei rischi che in chiave di adattamento.

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Crimea, penisola della tortura. Nuove e sconfortanti rivelazioni

A tre anni dall’annessione, i metodi delle forze speciali russe ricalcano quelli che anni addietro le hanno rese tristemente famose nel Caucaso del Nord. I tatari di Crimea e gli attivisti pro-Ucraina spariscono senza lasciare traccia; chi contesta le autorità viene arrestato; i musulmani salafiti sono perseguitati. In Crimea, come un tempo nel Caucaso, giornalisti, attivisti e avvocati non hanno certo vita facile. Alcune storie fanno capire lo stato di paura e di controllo che vige nell’area. Dai resoconti, tra gli svariati metodi di tortura a disposizione delle forze speciali russe il più popolare sembra essere la scarica elettrica, come ad esempio nel caso del regista ucraino Sentsov, condannato poi a 20 anni di carcere sotto l’accusa di terrorismo.

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L’Isis ha i giorni contati. Ma forse no, grazie anche all’Europa

L’inasprirsi della situazione sociale e politica in Europa, insieme all’approccio iniziale espresso da Donald Trump sembrano rafforzare il concetto utile all’Islam radicale di un’imminente crociata dell’Occidente, con l’effetto di attirare nuove reclute che giureranno fede alla causa dello Stato Islamico. Sono dinamiche che richiedono molto tempo per realizzarsi ma per un movimento come l’Isis, che guarda ad obiettivi a lunghissimo termine, momenti migliori sono senza dubbio all’orizzonte. Nostra traduzione dell’analisi di Paul Rogers su openDemocracy.

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Egitto, dietro la violenza di Stato la vera natura del potere

Dopo il colpo di Stato del 2013, la pratica della tortura in Egitto risulta in costante aumento: ma qual è la logica che sta dietro il suo uso indiscriminato e istituzionalizzato? Secondo molte analisi, l’uso dilagante della tortura in questo Paese è strettamente collegato alla natura del regime al potere, scarsamente organizzato e ideologicamente incoerente, e non diminuirà negli anni a venire. Soprattutto se perderà la sua egemonia e dovrà affidarsi ancora di più alla forza, nel qual caso è facile prevedere che l’utilizzo della tortura aumenterà con il passare del tempo.

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