Le madri di Plaza de Mayo: “siamo nate per marciare”

Il foulard bianco è diventato un simbolo della lotta alla dittatura in Argentina, di un movimento per i diritti umani che ha avuto inizio quasi per caso. Dal loro primo raduno nell’aprile 1977, le Madri si trovano ogni giovedì nella storica piazza a Buenos Aires per unire le proprie voci e chiedere al Governo informazioni sui propri figli scomparsi durante la dittatura. Nel corso degli anni questi raduni hanno avuto un ampio consenso, fino a culminare in un’enorme manifestazione di massa – quest’anno – alla quale hanno partecipato quasi mezzo milione di persone.

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Oltre il G20, progettare scenari per un futuro più democratico

Dal vertice del luglio scorso ad Amburgo emerge come il Gruppo dei Venti non stia colonizzando solo il presente dal punto di vista economico e geopolitico, ma anche il nostro futuro. DiEM25, un movimento per la democrazia di cui l’autore, attivista politico tedesco, fa parte, ha presentato un nuovo progetto, il New Deal europeo. L’obiettivo è riformare le attuali politiche economiche e contrastare le azioni intraprese dal “Think20”. Solo in questo modo si potrà pensare alla costruzione di un mondo e di un avvenire più democratici e aderenti alla giustizia sociale.

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Rohingya, le tracce storiche di un genocidio annunciato

In Myanmar, la minoranza più perseguitata al mondo è vittima di genocidio e di crimini contro l’umanità. La persecuzione avviene da 40 anni, portata avanti attraverso le bugie e la negazione di ciò che sta avvenendo. Ogni giorno circa 200.000 persone cercano la salvezza al di là del confine in Bangladesh, persino camminando su campi minati. La stessa Aung San Suu Kyi è riluttante a parlare di questa situazione. Il mondo è testimone ma sembra non avere il coraggio di guardare, di riconoscere quello che sta accadendo da molti anni. L’analisi del direttore dell’Istituto su Apolidia e Inclusione di Eindhoven.

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Niger, crocevia ‘istituzionale’ per migranti e trafficanti

Alla luce di diverse ricerche sul campo, un giovane ricercatore italiano descrive la situazione di questo Paese del Sahel, importante luogo di transito per i migranti. Ciò che per migliaia di loro rappresenta un costante pericolo, per i trafficanti è un fiorente mercato e la sopravvivenza del regime viene assicurata proprio dal traffico di esseri umani. L’UE si mostra contraddittoria: da un lato vorrebbe dare un giro di vite ai flussi, dall’altro punta alla stabilità del Paese. Per ora il fenomeno della migrazione resta l’unica soluzione al terrorismo e alla mancanza di lavoro.

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Immigrazione, uno sguardo storico per spiegare l’intolleranza

Rispetto agli anni Novanta le cifre odierne di coloro che si riversano in Europa sono diminuite notevolmente. Qual è dunque il motivo dell’attuale inasprimento degli europei nei confronti di immigrati, rifugiati e richiedenti asilo? Intervistato da Felicita Tramontana, lo storico dell’immigrazione Leo Lucassen spiega i fattori determinanti di un dilagante allarmismo che coinvolge sia il pubblico che la classe politica. L’11 settembre e l’islamofobia che ne ha conseguito, la crisi economica e il rafforzamento dei partiti di estrema destra, gli spostamenti via mare anziché via terra, hanno sicuramente fomentato scetticismo e paure verso il secolare fenomeno migratorio.

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‘La schiavitù è politica’, una Carta internazionale contro gli abusi

Nel 2012 l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha stimato che almeno 21 milioni di persone nel mondo vivono in condizioni di schiavitù e che l’11% della popolazione globale dei bambini sia costretta a lavorare. Alla luce di questi dati l’ONG Anti-Slavery International ha redatto una nuova Carta in cui si impegna a porre fine a questo dramma, che si manifesta in varie forme, dal matrimonio forzato ai lavori domestici non tutelati. Con questo documento l’organizzazione britannica si impegna a sconfiggere la schiavitù una volta per tutte, assegnando doveri e responsabilità a Stati, imprese e organizzazioni internazionali.

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Rifugiati, falso che siano il ‘cavallo di Troia’ del terrorismo

I leader UE e USA sono restii ad ammettere che la principale minaccia proviene da estremisti nati e cresciuti sul proprio territorio. Da quando Trump, lo scorso gennaio, ha firmato l’Ordine Esecutivo sull’immigrazione, il mondo politico ha iniziato a segnalare lo stretto legame tra i profughi e l’insorgenza di attacchi terroristici. Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato che tra il 1975 e il 2015, a fronte di 3,2 milioni di profughi accolti negli USA, sono stati solo tre i cittadini americani uccisi dai cd. “terroristi rifugiati”.

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Copti in Egitto, non solo pedine politiche per ISIS e al-Sisi

I recenti attacchi non possono essere visti solo come mera resistenza militare all’autoritarismo del Governo egiziano. Quando, lo scorso aprile, l’ISIS ha rivendicato il doppio attentato alle due chiese copte indicando i nomi degli attentatori suicidi, ha anche lanciato un altro avvertimento ai “crociati”. “Il conto tra noi e loro è davvero alto e i miscredenti devono capire che pagheranno ancora con il sangue dei loro figli, che scorrerà a fiumi, se Allah vorrà.” Ma di che “conto” si tratta? Un’analisi tradotta da openDemocracy.

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