Voci Globali

Brasile: industria mineraria, corruzione e scempio ambientale

[Traduzione a cura di Luciana Buttini dall’articolo originale di Daniel Cerqueira pubblicato su Open Democracy.]

Finché in Brasile le politiche ambientali continueranno ad essere influenzate dalla corruzione e da motivi di convenienza elettorale, le grandi società minerarie continueranno a portare avanti impunemente le loro estrazioni in maniera molto redditizia ma al tempo stesso molto pericolosa.


Il treno della compagnia mineraria Vale S.A. che trasporta minerale ferroso a Mina Cauê, Itabira. Foto di Pedro Rezende, Wikimedia Commons. Alcuni diritti riservati.

Itabira è probabilmente la città mineraria per eccellenza del Brasile e, forse, del mondo. Nei dintorni, l’architettura barocca di diverse città coloniali conserva tutto lo splendore del diciottesimo e del diciannovesimo secolo, periodo in cui iniziò a prosperare l’attività mineraria. L’industria delle miniere è in effetti ciò che ha influenzato più di ogni altra attività la storia e la cultura dello Stato del Minas Gerais, tanto che i nativi di questa regione sono conosciuti come minatori.

Nel 1902 Itabira ha consolidato le sue radici minerarie, potendo testimoniare la nascita di uno dei poeti più celebri della lingua portoghese. Le opere di Carlos Drummond de Andrade sono immerse nel mondo delle miniere, poetica che lo stesso autore attribuisce alla sua infanzia trascorsa a Itabira. Nella sua opera Confidenza di un Itabirano, Drummond confessa che quando partì per Belo Horizonte e poi per Rio de Janeiro portò con sé come ricordo della sua città natale un minerale di ferro.

Itabira ha inaugurato la seconda ondata mineraria brasiliana nel 1942, guidata dalla Compagnia della Valle del Rio Doce che, in pochi decenni, è diventata la principale azienda esportatrice di minerale ferroso del mondo. La compagnia trasportava pezzi interi di montagne del Minas Gerais attraverso la Valle del Rio Doce fino al porto di Tubarão. La conseguente trasformazione del paesaggio di Itabira fu descritta da Drummond quando venne a sapere che lo straripamento di una diga della Valle del Rio Doce aveva allagato la casa dei suoi genitori (*):

Il treno più grande del mondo (Praça do Areão)

Il treno più grande del mondo
porta la mia terra
in Germania
porta la mia terra
in Canada
porta la mia terra
in Giappone.

Il treno più grande del mondo,
trainato da cinque locomotive diesel
agganciate accoppiate al galoppo
porta via il mio tempo, la mia infanzia, la mia vita
triturando tutto in 163 vagoni di mineraria distruzione.

Il treno più grande del mondo
trasporta la piccolezza del mondo,
il mio cuore indigeno di Itabira.

Eccolo là, il treno più grande del mondo,
che se ne va e, serpeggiando, sparisce
e un giorno, lo so bene, non tornerà più
perché non ci saranno più né cuore né terra.

Alla fine, la Compagnia della Valle del Rio Doce si è diffusa in altri dodici stati del Brasile, in altri continenti ed è stata quotata presso le Borse di cinque paesi. Nel 2007, la Compagnia ha abbandonato il nome “Rio Doce” ed è stata ribattezzata “Vale”, e da allora è diventata una delle più grandi multinazionali del mondo.

Il 5 novembre scorso, il fiume che scorreva a fianco dei primi treni che trasportavano minerale di ferro è stato vittima di un tale tradimento che Drummond, se fosse ancora vivo, gli avrebbe dedicato un’intera antologia poetica. La rottura di due dighe di una miniera di ferro della compagnia mineraria Samarco, joint venture tra il colosso locale Vale S.A. e BHP Billiton, ha lasciato una scia di distruzioni senza precedenti. Decine di persone hanno perso la vita e la città di Bento Rodrigues è rimasta sepolta sotto tonnellate di fango rosso e rifiuti di ferro. Il fango ha infine raggiunto il Rio Doce, il principale corso d’acqua dolce del Sudest del Brasile.

La società brasiliana sta riflettendo sui rischi della grande industria mineraria e sino a che punto questi possano essere ritenuti accettabili. Il sindaco di Mariana, la città in cui si trovano le dighe che hanno causato il disastro, ha però affermato che la sospensione delle attività della compagnia mineraria Samarco causerebbe la bancarotta di diverse città dell’entroterra del Minas Gerais. Alle dichiarazioni del presidente del Brasile Dilma Rousseff, che attribuiscono tutta la colpa del disastro alla compagnia Samarco, si sono succedute multe ambientali ridicole e un insufficiente accordo di compensazione tra la Samarco e il Pubblico Ministero.

Ciò che è accaduto in Brasile lo scorso 5 novembre rivela incompetenze e negligenza sia da parte della compagnia che delle autorità statali. Al contrario di ciò che ha affermato il presidente Rousseff, il governo brasiliano è chiaramente responsabile di questo disastro. Negli ultimi quattordici anni si sono peraltro registrate altre cinque rotture di dighe. La Samarco operava senza alcun piano di evacuazione mentre, a livello federale, nel 2014 il Dipartimento Nazionale della Produzione Minerale aveva ispezionato soltanto 141 dighe minerarie delle 602 presenti nel Paese.

Il punto cruciale dei rischi ambientali in Brasile sembra risiedere nel rapporto torbido tra l’interesse pubblico e quello delle grandi compagnie nei settori minerario, energetico e dell’edilizia. Questa realtà è stata in parte resa nota dallo scandalo degli appalti della Petrobas [la grande azienda petrolifera pubblica del Brasile, NdT] e di altre società pubbliche, tuttavia nulla indica che la cooptazione aziendale stia per cambiare. La campagna elettorale di diversi membri delle commissioni parlamentari e federali dello Stato del Minas Gerais, create per indagare sulle cause del disastro della Samarco, è stata addirittura finanziata dalla stessa Vale S.A.

I sindacati dei minatori hanno anche partecipato alle donazioni collegate alle campagne elettorali di 17 dei 37 membri del comitato della Camera dei Deputati che sta lavorando all’elaborazione del testo di un nuovo Codice Minerario. La Vale S.A. e altre grandi società minerarie e dell’edilizia civile hanno speso milioni per finanziare le campagne di Fernando Pimentel, l’attuale governatore del Minas Gerais, e di Dilma Rousseff, la madrina politica della centrale idroelettrica di Belo Monte e di altre opere monumentali la cui sostenibilità ambientale e sociale è stata ampiamente messa in discussione.

Finché in Brasile le politiche ambientali continueranno ad essere influenzate dalla corruzione e da motivi di convenienza elettorale, le risorse naturali come il Rio Doce resteranno spese solo come nome di grandi compagnie minerarie e sacrificabili come fonte di acqua dolce che dovrebbe essere resa disponibile a centinaia di migliaia di cittadini brasiliani.

[audioplayer animation=”no” file=”http://vociglobali.it/wp-content/uploads/2015/12/ROMARIA-Ellis-Regina.mp3″ titles=”‘ROMARIA’ di Renato Teixeira nella versione di Elis Regina” artists=”Elis Regina”]

Ringraziamo Andrea Rigato per la traduzione dal portoghese della poesia di Carlos Drummond de Andrade e per la segnalazione della “miniera metaforica” che compare nel brano musicale “Romarìa” del cantautore brasiliano Renato Teixeira, qui riprodotta nella versione di Elis Regina.

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