Venezuela, i diritti che affondano nell’emergenza della crisi

Proteste contro l'assenza di cibo fuori da un supermarket, a Caracas. Carlos Diaz in CC.
Proteste contro l'assenza di cibo fuori da un supermarket, a Caracas. Carlos Diaz in CC.

Lo stato di emergenza economico in Venezuela, in gravissima difficoltà, è attestato da cifre da capogiro: si parla – dati dell’anno scorso – di una crescita economica crollata del 5,7 per cento e di un’inflazione che ha sfondato il tetto del 180 per cento. E nel 2016 il tasso di crescita dei prezzi è balzato al 500 per cento, destinato a crescere ulteriormente secondo le stime del FMI.

Con un sistema economico che ha portato il Paese sull’orlo del collasso, i diritti umani sembrano arrivati al capolinea. Assenza di cibo, carenza di medicinali, carestia, criminalità. Conflitto fra potere legislativo e potere esecutivo, importazioni impraticabili per assenza di denaro e – cosa paradossale – carenza di energia elettrica lì dove sono concentrate grandissime risorse petrolifere.

Maduro resisterà o sarà destituito?

Il referendum popolare promosso dall’opposizione venezuelana parte con due milioni di firme, segno che ampio è il disagio rispetto ad un Governo che sembra aver fatto naufragare qualsiasi promessa di riscatto.

La Chiesa venezuelana denuncia l’assenza di vie d’uscita usando queste parole: o la “sottomissione assoluta” al potere autoritario o “l’esplosione sociale della violenza”.

Quanto è concreto oggi il rischio di implosione del Paese si avverte dalle immagini di volti arrabbiati e delusi, disorientati e stanchi. La crisi è sociale e i problemi strutturali di ieri gravano oggi sulle spalle di una popolazione messa in ginocchio dalle fame e dall’isolamento.

Cosa accadrà domani rimane un’incognita.

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