Filippine, la violenza di Duterte contro droga e prostituzione

Tossicodipendenti e prostitute sono i bersagli, spesso innocenti, della presunta lotta alla criminalità che dal 2016 è in atto nello Stato del Sud-Est asiatico. La polizia arrogante e senza scrupoli e le leggi poco chiare in vigore nel Paese si traducono in abusi di potere, molestie e violazioni gravi dei diritti dei cittadini. Con la conseguenza che soprattutto le donne sono costrette ad accettare ricatti e corruzione per salvarsi dalla violenza. E a volere tutto questo è il presidente in carica. È proprio a partire dalla sua elezione che è cominciata l’aggressiva repressione.

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Meglio prostitute che affamate. Report dall’Africa subsahariana

Un’inchiesta, svolta da giornaliste e a cura dell’African Investigative Publishing Collective apre uno scenario disperato ed eloquente sulla vita di migliaia di donne che si vendono per mantenere sé stesse e i figli laddove rimangono senza mezzi di sostegno. Spesso sono ragazze madri e donne con molti figli e il cui marito li ha abbandonati e non si cura di loro. “Se sei donna non c’è lavoro per te” dicono molte delle donne intervistate. Conoscono i rischi che corrono, ma – come dice Emma: “l’HIV ti ucciderà in vent’anni, la fame in due giorni”.

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Giamaica, stretta tra il controllo delle élite locali e britanniche

Quando si parla di traffico sessuale, l’isola caraibica da anni rappresenta una delle destinazioni più frequentemente collegate a questo tipo di mercato. Una recente ricerca condotta tra persone coinvolte nel settore, ha mostrato come siano vittime di violenze, discriminazioni e politiche completamente sbagliate. Ma la questione va molto oltre e ha radici nel passato storico: nonostante l’abolizione della schiavitù nel 1838 e l’indipendenza raggiunta nel 1962, permangono i retaggi del colonialismo sia all’interno della società che dal punto di vista internazionale.

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Mafia nigeriana, prima il rito di iniziazione, poi gli affari

I riti di affiliazione sono una parte fondamentale della criminalità organizzata made in Africa: una volta entrati nei vari culti, gli iniziati sono sottoposti a un rigido silenzio, un’omertà che fa sì che ancora oggi si sappia molto poco di questo fenomeno. Ma non solo: la mafia di origine nigeriana nel nostro territorio evolve e si trasforma, ed è anche la prima organizzazione criminale ad aver instaurato rapporti con quella italiana, un legame che ha permesso a questi due fenomeni malavitosi di collaborare e creare una rete di attività losche – tra cui prostituzione e traffico di organi – che sono molto difficili da combattere.

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India, il moralismo delle leggi sulla tratta e prostituzione

Una delle piaghe più controverse che colpisce la società indiana è la dilagante tratta degli esseri umani. La legge attualmente in vigore presenta contraddizioni e rischi che mettono in pericolo la vita delle vittime. La nuova proposta legislativa non sembra peraltro promettere di risolvere la già pesante situazione. Nonostante alcuni punti di forza, il testo presenta infatti programmi di intervento simili a quelli già presenti e mal funzionanti, in particolare viene sistematicamente ignorata la volontà delle vittime, che spesso tornano in un contesto di abusi e violenza, come intrappolate in un circolo vizioso infinito.

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Marocco, la prostituzione in un film e la censura si scatena

Presentato al festival di Cannes – e circolato su YouTube – “Much loved” di Nabil Ayouch ha provocato molte polemiche. La pellicola presenta uno spaccato realistico e crudo della vita notturna di quattro prostitute di Marrakesh. Ne racconta gli incontri con uomini di differenti nazionalità, la sofferenza, le difficoltà che si ritrovano ad affrontare e la loro solitudine. I guai per il regista sono cominciati all’indomani della diffusione di alcuni spezzoni del film su YouTube. Il film, censurato dalle autorità, sta ora girando in Rete in versione pirata.

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Come sfidare i mercanti di schiavi dei nostri tempi

Il traffico di esseri umani e l’industria del sesso nelle ricerche della giornalista messicana Lydia Cacho. È grazie alla sua campagna e al suo costante impegno, nonostante le ripetute minacce di morte, che Succar Kuri, leader della massima organizzazione criminale in questo settore, è stato condannato a 113 anni di reclusione.

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