Come sfidare i mercanti di schiavi dei nostri tempi

[Nota: Traduzione a cura di Emanuela Ciaramella dall’articolo originale di Lydia Cacho pubblicato su openDemocracy]

Dobbiamo ricordare alla gente che l’industria del sesso ha creato un sistema organizzato per il commercio di vite umane. Non dobbiamo sconvolgere, ma offrire gli strumenti per comprendere il problema in modo da coinvolgere le persone e spingerle ad essere parte della soluzione.

Politici e cittadini continuano a discutere su temi come la prostituzione e la libertà sessuale con le stesse argomentazioni degli anni Sessanta. Ma bisogna sottolineare  che il fenomeno è molto differente rispetto ad allora. Stiamo assistendo al ritorno della misoginia, e la criminalità organizzata  ha trovato la formula per fare soldi facili acquistando e vendendo donne, ragazze e bambini da abusare sessualmente, tipo usa e getta.  Non c’entra neanche più l’erotismo, si tratta solo di denaro e di potere. Siamo quindi di fronte ad una sfida vera e propria: come affrontare il problema della prostituzione e del traffico sessuale nel Ventunesimo secolo?

Dobbiamo affermare chiaramente che la sessualità dell’industria del sesso non è una scelta individuale, ma un fatto politico, una questione che riguarda i diritti umani. Non voglio parlare di filosofia, né voglio discutere della libertà come se  fossimo in un laboratorio di analisi cliniche analizzando un batterio. Stiamo parlando di un crimine internazionale commesso da milioni di uomini e donne e che ormai ha assunto l’aspetto di una normalizzata, ingentilita, regolamentata schiavitù. Dobbiamo fare davvero attenzione quando parliamo di politica sessuale. Mi piace e mi sembra utile la definizione di “politica” come relazione basata sul potere, accordo grazie al quale un gruppo viene controllato da un altro (Kate Millet).

Non si può quindi parlare di politica del sesso se non nel quadro della globalizzazione del Ventunesimo secolo. Abbiamo bisogno di considerare tutte le realtà coinvolte e costruire una mappa reale su come, per esempio, l’industria del turismo raggira le leggi contro il traffico di esseri umani attraverso gli hotel/bordelli a 5 stelle “all inclusive” in Paesi come il Messico o la Repubblica Dominicana. Ed è necessario anche dichiarare apertamente che i frequentatori di questi luoghi sono americani, inglesi, russi, uomini di tutto il mondo che hanno la possibilità economica di comprare essere umani a fini di svago.

L'autrice intervista famiglie vittime dell'industria del sesso

Non c’è assolutamente nulla di sbagliato se ci sono donne che vogliono una vita eroticamente  libera e passionale, ma non è questo ciò di cui stiamo parlando. Credo che siamo intrappolati a livello generale in una discussione sul fatto se il sesso possa essere violento in modo estremo o moderato o se la  scelta di alcuni uomini di comprare una vergine adolescente per farci sesso in un bordello debba essere legalizzata o vietata. O sul fatto che, se la donna è una diciasettenne è un crimine violentarla, ma se è una diciottenne può essere venduta senza problemi.

Alcuni affermano che se una madre ha bisogno di cibo e ha una figlia da poter “sfruttare” per sfamare la famiglia… bene questo è il modo per sopravvivere alla fame.  Per esempio in Vietnam o in Guatemala. Rimarreste sorpresi di ciò che ho ascoltato negli ultimi 5 anni in viaggio per tutto il mondo, intervistando milioni di bambini e famiglie vittime di questa industria.

Mentre scrivevo il mio libro “I demoni dell’Eden”, ho scoperto una rete internazionale sul traffico sessuale e sulla pornografia infantile. Incontrare tutte queste piccole vittime ha cambiato per sempre la mia vita, non solo perché appena ho iniziato a scrivere sui criminali in questione, ho ricevuto serie minacce di morte, ma anche perché le ragazze, tra i loro momenti più angoscianti, incubi e sbalzi di umore, insistevano sul fatto che mi avrebbero raccontato tutto ad una sola condizione: avrei dovuto fare del mio meglio per assicurare loro che Succar Kuri (il leader della rete criminale) e i suoi complici non avrebbero mai più né violentato né venduto altre ragazze.

La risposta che ho dato loro ha cambiato la mia vita. Ho cercato di mantenere la promessa e di non abbandonarle mai. Essere una brava reporter comporta scoprire la verità, senza mai dimenticare la condizione di coloro che confidano in te raccontandoti la storia della loro vita. Dopo 8 anni di tentativi, l’anno scorso, Kuri è stato condannato a 113 anni  di reclusione. Sono orgogliosa della mia campagna contro la tratta di esseri umani e dell’attivismo di tante persone che hanno contribuito ad ottenere la prima storica condanna contro la pornografia infantile. Ma l’esperienza più importante è stata rendersi conto che i cambiamenti sociali e giuridici sono possibili se si ha la pazienza, la capacità di insistere per l’implementazione di nuove leggi e le capacità di trasformare un terribile problema in una giusta causa. Si tratta di una sfida sociale in cui ciascuno deve svolgere il proprio ruolo.  Prendere in considerazione una storia apparentemente slegata dalla propria realtà per spiegare come invece essa colpisce tutta la comunità e anche la propria  famiglia è la reale sfida di chi denuncia la tratta di esseri umani.

L'autrice nel corso delle sue ricerche nella Repubblica Dominicana

Abbiamo delle buone leggi grazie soprattutto ai movimenti femminili che non si sono mai risparmiati, continuando a fare pressione affinché politici e legislatori approvassero nuove leggi per abolire la violenza contro le donne e le ragazze, contro la tratta di esseri umani e contro la pornografia infantile. Ma c’è bisogno di discutere dell’economia generata da queste attività criminali contro le donne e comprendere che il motore di queste mafie sono proprio i profitti. Se il mercato collassa – se gli uomini smettono di acquistare donne, ragazze  e ragazzi come oggetti – le mafie guarderanno altrove. Ma diciamocelo chiaro: la società deve lavorare sulla prevenzione, sull’educazione sessuale e la sessualità delle ragazze e dei ragazzi, assicurandosi che le donne non accettino la retorica sessuale delle mafie che spinge a considerare la prostituzione  una forma di emancipazione femminile.

Quando parliamo di traffico del sesso dobbiamo ricordare che l’uso del sesso come mezzo di oppressione  e di dominio ha origine in tempi lontani. Dobbiamo portare il dibattito del traffico degli esseri umani e del traffico sessuale ad un livello  che includa la pornografia dei minori; non dobbiamo spaventare la gente, ma insegnare loro a essere parte della soluzione e ricordare che l’industria del sesso ha creato un sistema strutturato di “merchandising”, di commercio di essere umani.

Ogni giorno vediamo donne famose che non riescono a fare a meno di mostrarsi sui media eroticamente e sensualmente affascinanti, che non disdegnano la pornografia, sono preoccupate dell’invecchiamento e attratte dalla chirurgia cosmetica, dal rifacimento della vagina, ecc. ecc. Sono diventate un modello di riferimento per quel che ha a che fare con l’immaginario sessuale, ma ancor di più servono a vaccinarci completamente dalla terribile verità del sesso come merce. Per una donna che rende glamour il porno, il sesso violento e la prostituzione, ce ne sono centinaia di migliaia che sono schiavizzate e forzate a fare qualcosa che, vi assicuro, è lontano dall’essere glamour. Sento la necessità  di rivendicare i nostri diritti per affermare e sostenere che non è una questione morale e puritana la nostra, è una questione etica visto che ci sono 1, 4 milioni di persone che sono schiave dei valori culturali, schiave dell’industria del sesso, di un sistema economico non equo, dell’apatia sociale che non sente né comprende il dolore e la violazione dei diritti altrui. La scelta che il sistema economico propone a queste persone è diventare schiavi, le mafie lo sanno – si pensi ai cartelli del Messico e a quelli del Yakuza in Giappone –  e ne approfittano allegramente.

Credo che non si possa onestamente discutere di commercio del sesso se non si ha il coraggio di prendere una posizione sulla prostituzione. Non possiamo ignorare i diritti umani di tutte le donne coinvolte nell’industria del sesso, dobbiamo ascoltarle e rispettarle. E non lasciamoci ingannare dal fatto che il 5% delle prostitute sono libere e benestanti: la maggior parte delle donne entrano nell’industria del sesso a causa di abusi infantili, discriminazioni, povertà e violenza subita solo per il fatto di essere donne. Studiando i Paesi che hanno efficienti standard in tema di “gender equality”, si può notare che quasi nessuna donna si dedica alla prostituzione. In quei Paesi, le donne hanno possibilità di scelta e reali opportunità che fanno la netta differenza rispetto ad altri Paesi. Questo deve essere il nostro obiettivo per le donne, in ogni parte del mondo.

Il nostro silenzio e la nostra paura danno potere alle crescenti mafie e incrementano la proliferazione di amanti ragazzini che sposano giovani donne al fine di sfruttarle e farle lavorare nei bordelli. Solo se riusciamo a mostrare attraverso il sistema giudiziario e l’educazione chi sono veramente i commercianti di schiavi umani –  cambieremo il modo di pensare di giovani a rischio di diventare nuovi protettori. L’intera società deve lavorare sulla prevenzione, sull’educazione sessuale e sulla sessualità dei ragazzi e delle ragazze, assicurandosi in particolare che le ragazze non assorbano la retorica delle mafie che – ripeto – vuole far considerare la prostituzione e la pornografia una forma di emancipazione femminile.

Non c’è niente di più potente che essere proprietari del proprio corpo, della propria vita sessuale e della propria libertà. I politici giocano un ruolo chiave nel dibattito su come il libero mercato capitalista abbia incrementato diseguaglianza e sessismo. Abbiamo bisogno di nuove politiche e di politici che difendano sul serio la parità di genere (gran parte di loro confondono le questioni di genere con le questioni femminili).  E nuovi programmi su come affrontare la virilità maschile e l’educazione dei ragazzi ai diritti umani e alla pace sono indispensabili.

Dobbiamo risolvere le problematiche legate alla mascolinità. Abbiamo bisogno che gli uomini mettano in discussione il modo di percepire la violenza come unico mezzo per risolvere i conflitti, perché questo è ciò che gli è stato insegnato. Abbiamo bisogno che gli uomini di tutto il mondo si interroghino su un altro modo di vedere la mascolinità, la sessualità e la percezione delle donne.

Tutti gli uomini sono necessari in questa ricerca, dagli adolescenti agli anziani. Ho visto il risultato di una educazione che mira a prevenire certi comportamenti. Ho visto il risultato della giustizia e quello che accade quando uomini e donne  camminano fianco a fianco per cambiare una comunità alla volta.

 

 

 

 

 

 

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