Difensori della Terra, il “decennio mortale” secondo Global Witness

Il nuovo rapporto dell’ONG internazionale documenta come, negli ultimi dieci anni, oltre 1.700 persone sono state uccise per proteggere la loro terra e le loro comunità dalla distruzione ambientale. Oltre la metà degli attacchi ha avuto luogo in Brasile, Colombia e Filippine; nel 2021, oltre tre quarti degli omicidi sono avvenuti in America Latina. A essere presi di mira sono spesso piccoli agricoltori o comunità indigene, minacciate dall’agrobusiness su larga scala, dallo sfruttamento di risorse minerarie o legname. Si temono futuri accaparramenti di terre per la crescita del mercato del carbonio. Nel report vengono citati alcuni progressi compiuti da Governi e aziende, la strada è però ancora lunga.

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Popoli e Terra, quando interessi e clima distruggono le comunità

La storia dei popoli indigeni è attraversata da secoli di invasione, oppressione e violenze. Ma quello che essa ci racconta, e che ancora oggi fotografa, è una realtà in cui l’interesse verso i profitti economici si traduce in espropriazione delle terre ed esili forzati. Il legame che questi popoli hanno con la Terra spesso è minato da apparenti motivazioni di conservazione della biodiversità. Così, vittime dei cambiamenti ambientali ma anche di un falso ambientalismo, le comunità indigene oggi lottano per la propria autodeterminazione e per un posto ai tavoli negoziali per salvare la Terra.

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India, il costo umano dello sviluppo

La vicenda del progetto di costruzione di un’acciaieria a Jagatsinghapur, area rurale nello stato dell’Orissa, rappresenta un tipico caso di conflitto tra le necessità macroeconomiche di sviluppo e i diritti di proprietà nonché le esigenze di sviluppo umano delle comunità fragili. Da anni, molti abitanti dell’area sono stati sfollati e costretti a vivere in povertà presso un campo di transito sovraffollato e in condizioni non idonee dal punto di vista sanitario.

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