Il giornalismo internazionale si mobilita per i colleghi afghani

Lo scorso agosto i talebani hanno riconquistato il potere, mettendo sotto scacco le libertà fondamentali tra cui quella di stampa. Molti giornalisti si sono ritrovati a dover lasciare il lavoro e fuggire all’estero, o rimanere in Afghanistan a rischio della vita. La situazione delle donne impegnate nel giornalismo desta tuttora particolare apprensione, per la loro appartenenza di genere e per la professione svolta. Alla luce di questo allarmante quadro, associazioni e testate giornalistiche di tutto il mondo hanno lanciato iniziative di solidarietà per supportare con ogni mezzo i colleghi e le colleghe afghane.

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Afghanistan, una protesi per una vita “normale”

Questo breve fotoreportage mette in luce i gravi risultati di un conflitto che ha lasciato sul campo migliaia di persone senza arti. La Croce Rossa Internazionale, con sedi e personale sparsi per il Paese, fa quello che può, anche mettendo a repentaglio la sicurezza del suo staff. Di seguito alcune brevi storie da Kabul, Mazar-I-Sharif e Gulbahr, centri ospedalieri collocati in quello che è considerato il secondo Paese più pericoloso al mondo e dove la presenza di organizzazioni umanitarie è più che mai necessaria..

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Kabul, il respiro del sangue e le urla del dolore e della morte

È blindata Kabul, c’è un check point quasi ogni 500 metri, posti di blocco, barriere di cemento, filo spinato, hummer e mitragliatrici a tagliare in due le strade. In Occidente arriva una piccolissima percentuale di notizie, ma qui c’è un attentato in media ogni tre giorni, le vittime sempre e solo afghane, una strage che porta via ogni speranza. Le forze internazionali si occupano solo di determinate missioni, e di fornire addestramento, ma nelle strade ci sono sempre e solo loro, gli Afghani, ancora una volta soli contro il terrore e a respirare sangue.

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Afghanistan, una guerra rimossa che cova sotto la cenere

L’Afghanistan non è più sotto i riflettori dei media occidentali, con poche eccezioni quali l’attentato alla minoranza Hazara o quello all’Università americana di Kabul, ma il conflitto continua in realtà con violenza e senza tregua. E altri sviluppi del conflitto, a malapena segnalati o addirittura ignorati, sono molto importanti, ad esempio il ritorno dei cacciabombardieri B-52 nella campagna americana. Un’escalation del conflitto è molto probabile qualunque sia il futuro presidente degli USA, e richiederà maggiore impegno anche agli Stati alleati.

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