Afghanistan, una protesi per una vita “normale”

Questo breve fotoreportage mette in luce i gravi risultati di un conflitto che ha lasciato sul campo migliaia di persone senza arti. La Croce Rossa Internazionale con sedi e personale sparsi per il Paese fa quello che può, anche mettendo a repentaglio la sicurezza del suo staff. Di seguito alcune brevi storie dall’Afghanistan, considerato il secondo Paese più pericoloso al mondo.

 

Kabul, Afghanistan, centro di riabilitazione della Croce Rossa Internazionale – Migliaia sono le protesi che vengono fabbricate qui ogni anno, i pazienti possono cambiarle ogni qual volta sia necessario, sono gratuite e su misura. Ad oggi, solo a Kabul, perdono un arto circa 1.500 persone l’anno, a causa di una mina, di un attentato terroristico, di un’infezione. Nel 2017, in Afghanistan, a più di 14.000 persone è stata impiantata una protesi.

 

Kabul, Afghanistan, centro di riabilitazione della Croce Rossa Internazionale – La Croce Rossa Internazionale opera in Afghanistan da 30 anni, all’inizio si occupava solo dell’impianto delle protesi e la riabilitazione delle vittime di guerra, ma essendo tantissime le persone che perdono un arto per diversi motivi, ora la pratica si è estesa a tutti. Oltre alle mine antiuomo, gli attentati e gli incidenti, le cause principali per la perdita di un arto sono: le infezioni dovute a malattie mal curate, il numero molto grande di matrimoni tra consanguinei e il diabete.

 

Mazar-I-Sharif, Afghanistan, centro di riabilitazione della Croce Rossa Internazionale – Pur non essendoci più al comando il regime talebano, le organizzazioni internazionali rimangono ancora tra i principali bersagli dei gruppi terroristici e criminali. Nel dicembre 2016, sei membri dello staff dell’ ICRC, che lavoravano nella provincia di Kunduz, vengono assassinati. L’ 11 settembre 2017, la fisioterapista spagnola Lorena Enebral Perez viene assassinata da un suo paziente, un ragazzo in cura al centro di Mazar I Sharif da tre anni. Per le Organizzazioni volontarie internazionali l’Afghanistan è stato riconosciuto come il secondo luogo più pericoloso al mondo, superato solo dal Sudan del Sud.

 

Gulbahr, Afghanistan, centro di riabilitazione della Croce Rossa Internazionale – Shamir 65 anni e Shir Abudin di 38 anni, posano per una foto in uno dei giorni delle loro sedute di riabilitazione. Entrambi sono stati mujaheddin e hanno fatto parte della frangia che più strenuamente ha combattuto contro i talebani, riuscendo a cacciarli via dalla loro provincia. Shamir ha perso la gamba per colpa del diabete mentre, Shir Abudin, per una mina antiuomo.

 

Gulbahr, Afghanistan, centro di riabilitazione della Croce Rossa Internazionale – Shamir è stato mujaheddin per 25 anni, fin quando non ha perso una gamba. Ha combattuto contro i russi prima, nella guerra civile e contro i talebani poi. Mi dice: “chi è stato mujaheddin lo rimane sempre, per tutta la vita, se i talebani dovessero tornare, sarei pronto a combattere ancora, anche su una gamba sola“.

Angelo Calianno

Giornalista freelance, Angelo Calianno viaggia e scrive da oltre dieci anni tra Africa, Sud America e Medioriente. Ha pubblicato reportage e racconti in zone devastate dalla guerra.

Un pensiero riguardo “Afghanistan, una protesi per una vita “normale”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *