19 Maggio 2024

Ecuador

Ecuador, attivisti contro Governo: no allo sfruttamento petrolifero

Nonostante la vittoria alle urne riportata lo scorso 20 agosto, in cui la maggioranza ha votato “sì” alla tutela della foresta amazzonica dalle trivellazioni di combustibili fossili, sembra che il Governo stia rinnegando questo risultato. Il presidente ecuadoriano ha infatti affermato di non voler arrestare la produzione del giacimento petrolifero del Blocco 43. Dall’altro lato, gli attivisti climatici hanno annunciato la volontà di vigiliare sul rispetto del mandato popolare. I timori per l’economia, da sempre dipendente dalle estrazioni, si scontrano apertamente con il rispetto del risultato referendario.

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Amazzonia, riforestazione spontanea non compensa aumento CO₂

L’incremento dei terreni agricoli per le coltivazioni intensive è la principale causa del vasto disboscamento in Amazzonia. Non sempre, tuttavia, i bulldozer rappresentano la fine della storia: quasi il 30% della terra disboscata viene abbandonata dopo il suo utilizzo, rigenerando nuova vegetazione. Questi habitat, noti come foreste secondarie, sono in grado di assorbire CO₂ dall’atmosfera ma, come dimostra un recente studio, riescono a compensare solo il 9% delle emissioni generate dal disboscamento. Servono cambiamenti drastici per non fallire gli obiettivi fissati nell’Accordo di Parigi.

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Cina, la pesca illegale minaccia la biodiversità delle Galapagos

La pesca abusiva costituisce un problema sempre più grave che arricchisce illecitamente i Paesi che la praticano e minaccia le risorse ittiche mondiali, depredando vaste aree marine. L’impiego della tecnica a strascico, vietata in varie zone del mondo, comporta non solo la pesca di un quantitativo eccessivo di pesce ma anche di specie a rischio. Tutti questi elementi convergono in un recente caso internazionale che ha visto protagonista una corposa flotta cinese responsabile di numerose pratiche illegali al largo della riserva marina delle Isole Galapagos, nota per la sua preziosa biodiversità.

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Società civile sotto costante attacco in America Latina

Civicus, organizzazione non profit impegnata nel rafforzamento dell’azione dei cittadini e della società civile in tutto il mondo, ha pubblicato recentemente il suo Rapporto Annuale, “Civil Society Watch Report 2015”, che documenta gravi violazioni delle libertà di associazione, d’espressione e di riunione pacifica in 109 Paesi, 14 di questi in America Latina. I risultati del rapporto si allineano con le crescenti preoccupazioni sulla violenza strutturale che continua a opprimere gran parte della regione, nonostante gli appelli per invertire la chiusura diffusa degli spazi della società.

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