Il Gambia esorta la giustizia internazionale per i Rohingya

Un piccolo Stato africano, con un gesto senza precedenti, sta portando avanti la sua causa in difesa dei diritti umani universali. Il Paese ha agito contro il genocidio del gruppo etnico residente nel nord della Birmania, invocando la violazione della Convenzione sul Genocidio dinanzi alla Corte internazionale di giustizia. Accusando apertamente il governo birmano, il presidente gambiano Adama Barrow ha voluto riportare la giustizia internazionale in primo piano per un caso così grave. La fine delle violenze e delle uccisioni indiscriminate, però, non è affatto garantita.

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Rohingya, le tracce storiche di un genocidio annunciato

In Myanmar, la minoranza più perseguitata al mondo è vittima di genocidio e di crimini contro l’umanità. La persecuzione avviene da 40 anni, portata avanti attraverso le bugie e la negazione di ciò che sta avvenendo. Ogni giorno circa 200.000 persone cercano la salvezza al di là del confine in Bangladesh, persino camminando su campi minati. La stessa Aung San Suu Kyi è riluttante a parlare di questa situazione. Il mondo è testimone ma sembra non avere il coraggio di guardare, di riconoscere quello che sta accadendo da molti anni. L’analisi del direttore dell’Istituto su Apolidia e Inclusione di Eindhoven.

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Bambini con il fucile, dall’Africa al resto del mondo

Birmania, Africa, ma anche altri angoli del mondo. Nell’azione scellerata di reclutare, rapire e costringere bambini ad imbracciare un fucile non si salva nessun continente. Il Governo del Paese del premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, ha recentemente firmato un accordo per “rilasciare” i ragazzi assoldati anche dalla giunta militare.

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