Il Melting Pot israeliano in crisi per la voglia di uniformità culturale

All’indomani della sua creazione, lo Stato d’Israele raccolse diverse comunità ebraiche con retroterra culturali differenti. La risposta dell’élite politica sionista fu una politica migratoria di assimilazione e uniformità culturale. Le criticità emersero negli anni Ottanta con l’insediamento nel Paese degli ebrei etiopi. Il modello di assimilazione non raggiunse gli obiettivi prefissati. Al contrario, la marginalizzazione e l’isolamento sperimentati ancora oggi dalla comunità etiope pongono degli interrogativi non trascurabili sull’effettiva riuscita del cosiddetto Mizug Galuyot.

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Rifugiati, per una reale accoglienza educare i cittadini all’empatia

I programmi di integrazione e di inclusione vengono indirizzati principalmente ai migranti. Sarebbe invece necessario educare le popolazioni dei Paesi di accoglienza, fornendo loro un quadro storico e sociale che faccia comprendere le situazioni dalle quali i migranti sono costretti a fuggire. L’attività di ONG e gruppi di attivisti non basta, i Governi dei Paesi ospitanti dovrebbero implementare una comunicazione ufficiale per promuovere un’accoglienza consapevole e attiva, tramite iniziative concrete destinate ai cittadini fin dalle prime età, per prevenire l’indifferenza e l’odio sociale.

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Bambinə gender variant: imparare l’ascolto, a scuola e in famiglia

La rigida categorizzazione maschio/femmina, con i suoi ruoli di genere prestabiliti e inderogabili, è una gabbia culturale. Per tuttə, specie per ə bambinə. La varianza di genere esiste, ə bambinə con identità di genere non conforme esistono. Voci Globali ha affrontato il delicato tema con tre professioniste che – condividendo la propria esperienza umana, professionale, di attivismo – hanno evidenziato l’importanza dell’ascolto quale strumento per imparare a riconoscere (e distruggere) i nostri stereotipi.

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Rifugiati, come funziona l’accoglienza SPRAR per l’inserimento

Negli ultimi anni abbiamo assistito e letto dei continui sbarchi sulle coste italiane e dei terribili esiti delle traversate nel Mediterraneo. C’è però un mondo, quello dei programmi di inclusione e integrazione sociale dei migranti, che viene raccontato meno. Si tratta di un mondo fatto di limiti ma anche di possibilità concrete che va indagato per limitare i primi e valorizzare le seconde. Esistono buone pratiche che nel tempo sono state rodate, ma anche cattive abitudini dalle quali è stato bene affrancarsi. Vediamo come funziona, quali sono i numeri e le possibilità che offre la rete SIPROIMI in Italia.

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3 ottobre, ricordare in nome dell’umanità

In occasione della Giornata nazionale della Memoria e dell’Accoglienza, Voci Globali esorta al ricordo delle vittime che negli ultimi anni hanno provato a raggiungere la Fortezza Europa. Donne, uomini e bambini della maggior parte dei quali non si conosce né nome, né età, né provenienza. Invitiamo i nostri lettori ad una riflessione silenziosa e a domandarci quali sono i motivi che spingono a considerare una vita più importante di un’altra. Dal 1993 il network europeo UNITED for Intercultural Action sta tenendo l’elenco di questo olocausto contemporaneo.

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Se il migrante porta conoscenze e le insegna, a Matera si può

Mentre si continua a dibattere la questione delle navi allontanate dai porti italiani, dalla Basilicata arriva un esempio di storia positiva di integrazione. Nella Capitale europea della cultura 2019, Matera, una cooperativa sociale non-profit ha lanciato la Silent Academy, un’accademia dove oltre 400 migranti non ricevono formazione, ma sono loro stessi a fare da insegnanti, trasmettendo le loro conoscenze nei mestieri in cui erano abili nel Paese d’origine. Il progetto si ispira all’idea di arte pubblica, una fusione tra creatività e intervento sociale che potrebbe migliorare il sistema di accoglienza.

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Corridoi umanitari, salvare vite umane in sicurezza e legalità

Grazie alla sinergia di Sant’Egidio, Chiese Evangeliche, Tavola Valdese e Governo, dal 2016 sono attivi in Italia i corridoi umanitari. Questo sistema opera in piena sicurezza e legalità per trasferire persone vulnerabili e in condizione di sofferenza provenienti da Paesi in guerra e povertà. Attraverso una salda rete di volontari, cittadini, associazioni, parrocchie e istituzioni, i profughi viaggiano senza rischiare la morte e i soprusi con i barconi in mare. E l’integrazione funziona. Dal 2016 più di mille profughi sono riusciti ad arrivare sul nostro territorio con questa modalità.

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“Aiutiamoli a casa loro”, l’urlo arrogante degli illusi

Sono successe molte cose, nel corso delle ultime settimane in Italia, storie che concentrano la Storia di tre generazioni di africani. L’Africa e l’Europa degli ultimi decenni vivono una relazione basata su rapporti umani completamente distorti, e una fase regressiva che sembrerebbe senza ritorno, è una storia di disillusioni rispetto a un mondo occidentale fondato sullo sfruttamento, sull’ingiustizia, sul doppio binario dei diritti. Per ripristinarla questa giustizia, per sentirla dentro come valore morale assoluto, abbiamo bisogno di agganci, di supporti forti e sicuri. Uno di questi è la conoscenza.

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Dimenticare per sopravvivere: i traumi silenti dei migranti

Cristiano Draghi, psicologo e giornalista, racconta a Voci Globali la ricerca realizzata per Psicologo di strada sulle condizioni psicologiche di richiedenti asilo e rifugiati: 1 su 10 ha, fin da subito, bisogno di un tipo di sostegno psicologico personalizzato, la metà degli intervistati accusa sintomi fisici connessi a condizioni di stress, il 60% è considerato a rischio di Disturbo post-traumatico da stress. Esistono delle linee guida ministeriali per far fronte a questo tipo di necessità all’interno del sistema di accoglienza, ma l’emergenzialità dell’intera gestione fa sì che vengano applicate in maniera residuale.

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