Se il migrante porta conoscenze e le insegna, a Matera si può

Mentre si continua a dibattere la questione delle navi allontanate dai porti italiani, dalla Basilicata arriva un esempio di storia positiva di integrazione. Nella Capitale europea della cultura 2019, Matera, una cooperativa sociale non-profit ha lanciato la Silent Academy, un’accademia dove oltre 400 migranti non ricevono formazione, ma sono loro stessi a fare da insegnanti, trasmettendo le loro conoscenze nei mestieri in cui erano abili nel Paese d’origine. Il progetto si ispira all’idea di arte pubblica, una fusione tra creatività e intervento sociale che potrebbe migliorare il sistema di accoglienza.

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Corridoi umanitari, salvare vite umane in sicurezza e legalità

Grazie alla sinergia di Sant’Egidio, Chiese Evangeliche, Tavola Valdese e Governo, dal 2016 sono attivi in Italia i corridoi umanitari. Questo sistema opera in piena sicurezza e legalità per trasferire persone vulnerabili e in condizione di sofferenza provenienti da Paesi in guerra e povertà. Attraverso una salda rete di volontari, cittadini, associazioni, parrocchie e istituzioni, i profughi viaggiano senza rischiare la morte e i soprusi con i barconi in mare. E l’integrazione funziona. Dal 2016 più di mille profughi sono riusciti ad arrivare sul nostro territorio con questa modalità.

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“Aiutiamoli a casa loro”, l’urlo arrogante degli illusi

Sono successe molte cose, nel corso delle ultime settimane in Italia, storie che concentrano la Storia di tre generazioni di africani. L’Africa e l’Europa degli ultimi decenni vivono una relazione basata su rapporti umani completamente distorti, e una fase regressiva che sembrerebbe senza ritorno, è una storia di disillusioni rispetto a un mondo occidentale fondato sullo sfruttamento, sull’ingiustizia, sul doppio binario dei diritti. Per ripristinarla questa giustizia, per sentirla dentro come valore morale assoluto, abbiamo bisogno di agganci, di supporti forti e sicuri. Uno di questi è la conoscenza.

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Dimenticare per sopravvivere: i traumi silenti dei migranti

Cristiano Draghi, psicologo e giornalista, racconta a Voci Globali la ricerca realizzata per Psicologo di strada sulle condizioni psicologiche di richiedenti asilo e rifugiati: 1 su 10 ha, fin da subito, bisogno di un tipo di sostegno psicologico personalizzato, la metà degli intervistati accusa sintomi fisici connessi a condizioni di stress, il 60% è considerato a rischio di Disturbo post-traumatico da stress. Esistono delle linee guida ministeriali per far fronte a questo tipo di necessità all’interno del sistema di accoglienza, ma l’emergenzialità dell’intera gestione fa sì che vengano applicate in maniera residuale.

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Chi accoglie e chi no: l’Africa apre le porte, l’Europa respinge

Una sintesi del dibattito sulle migrazioni organizzato nell’ambito del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, che ha preso spunto dal documentario “La terra nuova”. Il lavoro offre uno spaccato della situazione dei rifugiati dal Sud Sudan e dal Congo in Uganda e del modello di accoglienza di questo Paese dell’Africa orientale. Un esempio che si contrappone alla violenza del rifiuto e alle barriere di molti luoghi d’Europa e dell’Itala stessa. Gli interventi dei relatori si concludono con una domanda: noi Italiani possiamo continuare a considerarci un popolo generoso e accogliente? O non si tratta ormai di un stereotipo, un paradigma che ormai dovremmo scrollarci di dosso?

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Lucano, a Riace accoglienza come modello di giustizia sociale

Un esempio di accoglienza dei migranti, quello del paesino calabrese, che è valso a questo luogo e al suo primo cittadino numerosi riconoscimenti a livello mondiale. Mimmo Lucano sarà ospite sabato 11 novembre al Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Il sindaco non si spiega il perché di tanto clamore. “Non serve essere chissà chi per fare quello che ho fatto io”, dichiara in questa intervista a Voci Globali. Il suo modello, al di là di manipolazioni politiche, si limitava ad accogliere con spontaneità coloro che approdano sulle nostre coste. Finché non è partita un’inchiesta giudiziaria nei suoi confronti. E anche la miniserie di Rai Fiction ispirata al suo lavoro è stata cancellata dal palinsesto.

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Migranti, quando il lavoro è la strada verso la normalità

Se promosso in maniera coerente con le capacità individuali e finalizzato all’inserimento nella società, il “lavoro socialmente utile” per i richiedenti asilo può rappresentare una concreta opportunità e la chiave di volta per uscire dalla perenne politica dell’emergenza con cui si affronta l’immigrazione. Inoltre permette da un lato di superare alcuni dei traumi subiti durante la migrazione che spesso emergono durante l’accoglienza; dall’altro di abbattere le barriere fondate su pregiudizi ed etichette che separano il migrante dal suo vicino di casa. Ecco alcune esperienze e storie concrete che dimostrano come offrire un’occupazione al richiedente asilo aiuta tutti: il rifugiato, il datore di lavoro, la comunità, lo Stato.

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Aumenta il numero dei migranti morti in mare

Il 2016 segna il nuovo record nel numero di migranti morti durante l’attraversamento del Mediterraneo, nonostante il forte calo del numero di traversate in termini assoluti, sinora circa un terzo rispetto all’anno scorso, in quanto sono aumentati i rischi delle traversate.

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Città rifugio, per un decentramento del sistema accoglienza

Il diritto di asilo e la protezione delle persone perseguitate hanno una tradizione antica. Nel corso della storia i templi e le città hanno rappresentato luoghi di protezione. Tale tradizione è iniziata con l’elenco delle sei “città rifugio” del codice sacerdotale e del libro del Deuteronomio del Vecchio Testamento, nonché attraverso i rituali di supplica vigenti nell’Antica Grecia. Si fa quindi appello a sindaci e consiglieri locali delle città europee di partecipare alle iniziative per accogliere i nuovi supplici, e di contribuire a creare una rete di “Città di Asilo internazionali”.

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Udine, la punta estrema dell’Italia che non sa accogliere

Non sarà certo la consueta pioggia friulana a fermare il gruppo di migranti, tutti ragazzi con meno di 30 anni, che aspettano i volontari per mangiare qualche biscotto, bere un tè caldo, raccogliere le coperte per dormire nel sottopassaggio della stazione ferroviaria di Udine. Un copione che si ripete: arrivano i volontari dell’associazione locale Ospiti in Arrivo con le loro pettorine catarifrangenti e, tra le luci al neon che arrivano dall’interno e l’andirivieni dei fari delle automobili, un disordinato gruppo silenzioso di migranti si prepara a dormire in quello che, negli ultimi mesi, è diventato quasi un dormitorio di fortuna.

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