Dieci anni di Voci Globali, l’informazione con i piedi nel mondo

A tutti capita di fissare nella mente e conservarlo per sempre in memoria qualche momento decisivo della propria vita. Anzi, proprio il fatto che sia rimasto stampato lì, è la prova che quell’attimo, quel gesto, quella parola hanno deciso un percorso. Ecco, io il momento in cui un piccolo gruppo di entusiasti ha detto quasi in coro “Ma perché non fondiamo Voci Globali?” lo ricordo benissimo.

Ammettiamolo, un tantino di irrazionalità c’era in quel gruppetto di persone che, per inciso, si erano conosciute finora solo online ed era la prima volta che si incontravano. Ma se dopo dieci anni siamo ancora qui (e molti di più di un gruppetto) sarà magari la dimostrazione che dei “colpi di testa” ci si può anche fidare.

Dopotutto chi metterebbe in piedi un’avventura editoriale senza mezzi economici e con pochissime risorse? Noi! Beh, per quattro anni ci siamo testati, annusati, abbiamo cercato una dimensione. Poi, con meno irrazionalità ma con maggiore rischio, abbiamo deciso che era il momento: “registriamo la testata”. Pochi sono restati, molti si sono concentrati su altro, noi siamo ancora qui. Anche se c’è da dire che una delle cose belle di VG è il fatto che i legami – anche con chi non è presente come allora – non si perdono mai, non si spezzano. A volte si ritorna perché si ha qualcosa da raccontare (e allora VG riapre lo spazio di scrittura per chi era rimasto in standby), a volte per dire “sono fiero di voi e di quello che abbiamo fatto insieme”, a volte per un consiglio o solo per un saluto. Voci Globali è così (lo avrete capito): crescere e migliorare sì, ma sempre stringendo e conservando rapporti umani.

Insomma, il 2020 è un anno importante per noi: 10 anni di vita. Sono stati dieci anni in cui la gamma dei sentimenti è riuscita spesso a concentrarsi a velocità e alternanze incredibili: dall’apprensione alla soddisfazione; dall’avvilimento all’euforia; dalla tensione alla gioia.

Voglia di mollare? Persino quella, perché insomma, non neghiamolo, fare un giornale di qualità senza un editore pagante, è un’impresa difficile. Eppure, proprio il fatto di non avere nessuno a cui dover dar conto, nessuno che possa pretendere o censurare, è diventata la nostra forza. Del resto quando parli di diritti umani e giustizia sociale non puoi fare sconti.

La scelta di non occuparci del nostro Paese in senso stretto è stata dettata da due motivi: ce ne sono tanti che lo fanno (la maggior parte con editori alle spalle e quindi stipendi) e la consapevolezza che sui media italiani ci sono troppi vuoti.

Parlare di “cose lontane” – come il continente africano, per esempio, a cui Voci Globali dedica molto spazio – è un modo per capire i fenomeni migratori, le crisi climatiche e, persino, la diffusione degli estremismi religiosi, dei fascismi e dei nazionalismi. Guardare “globalmente” a quanto accade nel mondo è indispensabile per analizzare meglio quello che accade nel piccolo pezzo di terra che calpestiamo.

Ed è anche il motivo per cui abbiamo recentemente inaugurato la rubrica “Corrispondenze, uno spazio aperto a chi – cooperanti, ricercatori, fotogiornalisti – voglia raccontare storie ed esperienze from the field. 

L’altro aspetto di VG che abbiamo maturato in questi anni è l’impegno su cose concrete. E sta sempre nell’ottica del comprendere per raccontare meglio, dell’osservare da vicino per cercare poi di spiegare, di lavorare su progetti specifici che abbiano un impatto positivo per gli altri e per la nostra professione.

In questi anni, dunque, abbiamo lavorato con una Onlus che opera in Ghana dove – grazie al sostegno di amici e lettori – abbiamo costruito un piccolo ospedale in un villaggio remoto della Regione Ashanti. Sempre con questa Onlus – Ashanti Development – abbiamo costruito gli alloggi per il personale medico e paramedico della struttura ospedaliera. Abbiamo finanziato un progetto di microcredito per decine di donne che ora hanno un reddito e un’attività; e ancora, abbiamo realizzato brevi documentari per le campagne di comunicazione della Onlus.

Al momento – e da tre anni – sosteniamo quattro bambine che vivono nello slum adiacente alla discarica di Agbogbloshie ad Accra. Le bambine vanno regolarmente a scuola a tempo pieno e oltre a pagare loro gli studi e altre piccole necessità provvediamo anche al trasporto poiché abbiamo scelto di mandarle in una scuola lontana dall’inferno della discarica.

Dal punto di vista degli impegni offline, abbiamo tenuto corsi e seminari sul tema dei diritti umani e del giornalismo partecipativo. Essenziale parlare con i giovani e portare in classe argomenti e storie che possano far maturare riflessioni e atteggiamenti di rispetto e comprensione degli altri. Oggi più che mai.

E poi c’è un altro progetto, la nostra punta di diamante, AfroWomenPoetry – l’universo femminile nell’Africa che cambia. Si tratta di un viaggio itinerante nei Paesi dell’Africa sub-sahariana alla ricerca di poetesse che attraverso i loro versi ci stanno aiutando a disegnare un quadro delle problematiche femminili di questi Paesi, ma anche delle lotte e dell’attivismo che le vede protagoniste.

È il nostro contributo per far conoscere realtà e situazioni che da questa parte del mondo spesso sono impregnate di pregiudizi e cliché. Accade quando si è convinti di sapere, quando non si ascolta, quando non si legge, quando non si studia. Noi, con questo progetto, stiamo facendo il contrario: diamo la parola alle donne e ascoltiamo quello che hanno da dirci.

When you climb a good tree, you are given a push”. È il motto che, dieci anni fa, abbiamo scelto per Voci Globali.

Nella simbologia adinkra dell’Africa occidentale questo motto ha un significato che vuol dire supporto, cooperazione, incoraggiamento. Vuol dire, in sostanza, che quando si lavora per una buona causa, sicuramente si riceverà sostegno.

In questi anni le persone  che ci hanno accompagnato e sostenuto sono state tante. E sono aumentate, dandoci quella fiducia, ma anche piccoli finanziamenti, che ci hanno incoraggiato e fatto pensare che la strada intrapresa ha una sua ragione, un suo valore, una sua importanza. E sono aumentati i soci iscritti alla Associazione di Promozione Sociale che edita la testata.

Il nostro obiettivo non è semplicemente quello di resistere nel panorama dell’informazione ma di aggiungere motivi per valorizzare questa nostra “resistenza”. Di andare avanti nei progetti in corso, di trovare belle persone sul nostro cammino. Persone che vogliano condividere il percorso. Il nostro obiettivo è di allargare i legami, le collaborazioni, le partnership. Ma quello principale è, naturalmente, fare bene, offrire prodotti giornalistici e culturali di qualità e che siano riconoscibili tra tanti. Che si dica, insomma: questo è Voci Globali.

Antonella Sinopoli

Giornalista professionista. Per anni è stata redattore e responsabile di sede all'AdnKronos. Scrive di Africa anche su Ghanaway, su Nigrizia e altre riviste specializzate. Si interessa e scrive di questioni che riguardano il continente africano, di diritti umani, questioni sociali. Ha viaggiato molto prima di fermarsi in Ghana e decidere di ripartire da lì. Ma continua ad esplorare, in uno stato di celata, perenne inquietudine. Poiché il mondo è troppo grande per una vita sola, ha scelto di viverne tante. Direttore responsabile di Voci Globali. Fondatrice del progetto afrowomenpoetry

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