Voci Globali

Sabir Maydan, una casa comune per il Mediterraneo

Sabir Maydan, Forum per la Cittadinanza Mediterranea, si prepara alla sua seconda edizione, in programma a Messina nell’ambito del più ampio SabirFest (8-11 ottobre 2015). L’anno scorso vi parteciparono 35 ospiti da 12 Paesi, impegnati in dialoghi su equità e giustizia sociale, arte e cultura come fattori di cambiamento, il ruolo delle donne nella regione, indipendenza dei social media, religione e fondamentalismo, attivismo politico e spazi urbani.

Nelle intenzioni degli organizzatori vi è senz’altro la voglia di crescere ancora, con in mente un progetto per il Mediterraneo come “Casa comune”:

In questi mesi, mentre molti puntano il dito sui conflitti, le crisi e le problematiche che colpiscono questa regione, noi e coloro che hanno aderito al percorso che abbiamo chiamato Sabir Maydan vogliamo invece rovesciare il messaggio, e affermare che solo il progetto di una “Casa comune” ha un senso. Sabir Maydan, quest’anno, nel suo duplice formato di festival e forum, malgrado le difficoltà finanziarie del momento, porterà gli attivisti delle due sponde a:
discutere insieme sui temi di attualità, come terrorismo e xenofobia, economia sociale e solidale, libertà di espressione e mobilità, o cultura e democrazia,
– scrivere la cornice di un “Manifesto per la cittadinanza e l’integrazione mediterranea”,
– concepire strumenti di scambio e iniziativa comuni, come un istituto di formazione all’attivismo mediterraneo o un canale radio-televisivo online in più lingue.

Sabir Maydan 2015 è dedicato a Wafaa Charaf, giovane attivista marocchina del “Movimento del 20 Febbraio” in carcere dal 2014; Alaa Abdelfattah, icona dei blogger egiziani anch’egli in carcere a seguito di una condanna a 5 anni; padre Paolo Dall’Oglio, sequestrato a Raqqa, in Siria, nel 2013 di cui da allora non si hanno più notizie.

È possibile sostenere Sabir Maydan con una raccolta fondi, importante per contribuire allo sviluppo del Festival: per ogni informazione si veda a questo indirizzo.

Nel seguente video (in inglese), l’attivista greca Maria Peteinaki illustra lo spirito del progetto: