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Senza tetto, non senza diritti: ma gli homeless sono in crescita

Passare ai raggi X il rapporto annuale dell’Associazione Avvocato di strada Onlus, presentato qualche giorno fa a Roma in occasione della conferenza stampa “Senza tetto, non senza diritti”,  significa fare un punto preciso sulla condizione dei senza fissa dimora nel 2013.

2718 le persone assistite nello scorso anno: cresce dunque il numero delle pratiche (2575, quelle del 2012), ma diminuiscono quelle relativo al diritto dei migranti: 829 nel 2013 contro le 1149 pratiche del 2012.

A fare la parte del leone, le pratiche di diritto civile: 47% sul totale. E anche se la maggior parte di chi bussa alla porta degli Avvocati di strada cercando assistenza legale gratuita è di provenienza extra-Ue, anche i senza fissa dimora nati nel Belpaese sono in crescita: 905 nel 2013 rispetto ai 729 del 2012. E questo solo per quanto riguarda i dati ufficiali.

Natale a Milano, foto dell'utente Flickr Ilmatte con licenza CC.


Spulciando la tipologia delle pratiche di diritto civile, si scopre che in cima alla classifica ci sono pratiche che riguardano il diritto alla residenza, seguite da quelle che riguardano il diritto del lavoro, gli sfratti e i problemi relativi alle locazioni, ma anche pratiche che riguardano separazioni e divorzi, potestà genitoriale, inadempienze relative all’assistenza sociale, pensioni e invalidità, diritto alla casa.

Sul diritto alla residenza, in particolare, è partito l’affondo al Governo del presidente Avvocato di strada Onlus, Antonio Mumolo, che ha puntato l’indice contro una norma del cosiddetto “Piano casa”. “L’articolo 5 del decreto – ha spiegato – stabilisce che chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedervi la residenza. L’articolo riguarda anche decine e decine di migliaia di famiglie che sono costrette ad occupare un immobile solo perché hanno perso il lavoro e altrimenti finirebbero in strada”.

E qui la critica: “Queste famiglie – ha sottolineato Mumolo – possono essere sfrattate, certo, ma non si può decidere con un decreto di negare loro la residenza impedendogli di votare, di curarsi, di ricevere una pensione, di chiedere una casa popolare, di iscrivere i figli a scuola. Togliere la residenza ad una famiglia che occupa uno stabile, o impedirgli di prenderla, significa mettere per decreto quella famiglia fuori dalla società, renderla invisibile, cancellare di colpo le residue possibilità che quella famiglia avrebbe per poter uscire dalle proprie difficoltà. È singolare che un “piano casa”, che dovrebbe aiutare le famiglie italiane ad affrontare la crisi, possa avere questi effetti”.

Da qui l’appello di Mumolo: “Chiedo al Governo di modificare l’articolo 5: un piano che intende far fronte al disagio abitativo che interessa sempre più famiglie impoverite dalla crisi non può avere tra i propri effetti collaterali quello di negare diritti fondamentali alle stesse famiglie”.

Ma l’emergenza abitativa è soltanto la punta estrema di una situazione critica che tocca molti aspetti della vita di chi si trova a dormire in strada.

Per quanto riguarda le pratiche di diritto ai migranti, 313 sono state quelle relative ai problemi connessi al permesso di soggiorno, 301 quelle che hanno riguardato il diritto alla protezione internazionale, 111 quelle relative ai decreti di espulsione.

In netta minoranza, invece, le pratiche di diritto penale seguite dagli Avvocati di strada, 296 in tutto, esattamente l’11% della loro attività. “Si tratta di una dato preciso – si legge nel rapporto annuale dell’Associazione – che rovescia il ben conosciuto pregiudizio secondo il quale chi vive in strada sarebbe più portato a delinquere rispetto agli altri. È vero invece il contrario: chi vive in strada è spesso vittima di aggressioni perché è debole e indifeso e anche perché considerato ‘colpevole’ di essere povero”. Esattamente 45 i soggetti senza dimora che nel 2013 hanno chiesto tutela legale perché vittime di aggressioni, minacce o furti. E non sono affatto pochi.

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