Tortura, azione e aiuti ai “sopravvissuti” alla violenza istituzionale

In occasione della giornata a sostegno di coloro che hanno subìto trattamenti inumani e degradanti, raccontiamo alcuni dei progetti finanziati dal Fondo delle Nazioni Unite su questo tema. Le persone che partecipano a programmi di recupero o intraprendono azioni legali contro i propri torturatori, lo fanno in maniera coraggiosa e determinata, nonostante le difficoltà imposte dal sistema o dalla loro situazione economica e abitativa. Sono guidate da associazioni specializzate che, in tutto il mondo, si battono per e con loro.

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Colombia, cocaleros e ambientalisti contro l’uso del glisofato

L’Asociación de Cocaleros annuncia una mobilitazione nazionale contro la decisione del Governo di riprendere le fumigazioni aeree per distruggere i campi di coca. Un nuovo report dell’UNEP rileva come milioni di donne non abbiano ancora diritto a disporre del proprio corpo. Israele torna a colpire la Striscia di Gaza, definendo gli attacchi “operazioni anti-terrorismo. La Danimarca revoca la “protezione temporanea” ai rifugiati siriani: Damasco ormai sarebbe un luogo sicuro. In Ciad, la Giunta golpista non intende negoziare con il gruppo ribelle FACT.

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Bielorussia, il regime usa la forza ma il mondo non reagisce

In seguito alle elezioni di agosto e alla controversa elezione del presidente Lukashenko, le proteste di massa dei cittadini sono state duramente represse dalla polizia di Stato. Sono stati denunciati torture, stupri, detenzioni arbitrarie e violazioni della privacy e del diritto d’espressione. Le organizzazioni internazionali a tutela dei diritti umani hanno tardato a condannare la situazione nel Paese e, ancora più gravemente, ad intraprendere azioni concrete per ottenere la condanna delle autorità responsabili e il ripristino di una condizione di tutela dei diritti umani.

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Repubblica Centrafricana, se la giustizia è affidata ai criminali

L’accordo di Khartoum ha segnato, sotto il profilo formale, la fine della guerra civile iniziata nel 2012 ad opera dei ribelli del gruppo di miliziani della Séléka. Il processo di riconciliazione nazionale sembra però inficiato dal persistente clima di impunità verso i gravi crimini perpetrati dalle parti in lotta, anche perché il sistema giudiziario centrafricano è collassato a causa della crisi. Le istituzioni statali avrebbero in realtà a loro disposizione dei validi strumenti di giustizia transitoria che, forse per ragioni politiche, non sono stati ancora utilizzati appieno.

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