22 Febbraio 2024

nobel per la pace

L’umanità dilapidata, la speranza sta nei “giusti”

Nel 2018 si sono celebrati i 70 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ma il verbo celebrare non è adeguato. Questa parola dovrebbe esprimere non solo l’ufficialità di un evento ma anche la gioia e partecipazione che dovrebbe accompagnarlo. E, invece, non c’è molto da gioire. L’erosione dei diritti è costante e sempre più rapida. Se c’è una cosa che accomuna molti Stati, Governi, Istituzioni è oggi la degenerazione della giustizia sociale. È proprio di questi tempi che bisogna alzare la testa. Diventare protagonisti di un cambiamento. Lo hanno fatto i premi Nobel per la Pace Denis Mukwege e Nadia Murad, ma anche uno sconosciuto, Omar Abdel Jabar.

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Colombia, le ragioni profonde dell'”astensione alla pace”

L’intervento e l’analisi di una ricercatrice sul campo che racconta gli stati d’animo e le reazioni – precedenti e successive al voto – dei colombiani. L’orientamento al sì del plebiscito si reggeva su due premesse di fondo: che la pace possa essere raggiunta e che possa essere raggiunta attraverso la partecipazione collettiva. Per molte persone, però, queste due premesse sono del tutto false. E i colombiano continuano a pensare sia meglio non impegnarsi nella politica.

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Controllo delle armi, le molte contraddizioni

A pochi giorni dall’assegnazione del Nobel per la Pace all’OPAC, lascia ancora una volta perplessi la scelta di assegnarlo a organizzazioni imbrigliate nella politica internazionale e appartenenti al blocco occidentale. Contraddizioni del cosiddetto controllo degli armamenti, a distanza di un mese dalla ratifica al Trattato sul commercio delle armi da parte dell’Italia, caratterizzato da clausole di incerta interpretazione e di dubbia efficacia. Sul tema una vignetta del disegnatore inglese Polyp.

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