Nigeria, gli Ogoni contro la Shell. Voglia di giustizia dal 1995

Negli anni Novanta lo Stato nigeriano dell’Ogoniland fu devastato dalle attività petrolifere della multinazionale. Le proteste pacifiche degli abitanti di questa terra, guidate da Ken Saro Wiwa, sfociarono presto in violente repressioni e gravi violazioni dei diritti umani. Da oltre un ventennio quattro donne Ogoni, rimaste vedove dopo l’impiccagione dei loro mariti in quanto sostenitori del Mosop (Movimento per la liberazione degli Ogoni), chiedono giustizia chiamando in causa il colosso petrolifero. Il Tribunale dell’Aja ha accettato la giurisdizione per il caso. Sono trascorsi 24 anni ma non c’è resa nella ricerca delle responsabilità.

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Mattanza di attivisti ambientali, superstizione di onnipotenza

Nel 2017 quasi 4 persone ogni settimana sono state uccise perché lottavano per la salvaguardia dell’ambiente. Interi territori naturali, foreste, parchi patrimonio dell’umanità sono il teatro in cui si è svolta questa ecatombe. È l’ultimo report di Global Witness che ci mette al corrente di quanto questo mondo e le sue radici stiano franando. Perché se un uomo è costretto a diventare un martire per difendere questa terra, allora è chiaro che c’è qualcosa che non va. E questo qualcosa riguarda tutti. Viviamo in una prenne superstizione di onnipotenza, credendo di poter controllare e manipolare la natura a nostro piacimento. A questa superstizione si oppongono loro, persone comuni e nello stesso tempo eroi impavidi di cui non conosceremo mai i nomi, di cui non andremo ad approfondire la storia. Sono quelli che hanno difeso l’ambiente anche a nome nostro.

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L’attivismo ambientale nero che cerca spazi e ascolto

L’attivismo ambientale in Africa – nonostante non riceva molti onori della cronaca – è assai intenso. Nomi noti sono quello di Wangari Maathai, a cui nel 2004 fu assegnato il Premio Nobel per la Pace e quello dell’attivista-poeta Ken Saro-Wiwa, impiccato per aver osato sfidare la multinazionale Shell. Eroi dell’ambiente, li definisce la giuria del Goldman Environmental Prize, che ogni anno premia i difensori dell’ambiente, dei territori, della natura. Dei diritti umani, dunque. Sono 27 gli africani sub-sahariani premiati finora, ma molti altri lavorano nell’ombra e sono molte le associazioni che operano nei vari Paesi.

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Ecocidio e rifugiati ambientali, il caso del Delta del Niger

Un terzo dei rifugiati nel mondo proviene dall’Africa, molti scappano dall’orrore ecologico creato da Governi e multinazionali. Da tempo è in atto la distruzione dei mezzi di sussistenza attraverso lo sfruttamento spietato delle materie prime e la politica di sovvenzioni delle nazioni industrializzate dell’Occidente. Un utilizzo “pacifico” delle materie prime da parte della popolazione che vive in tali aree è quasi diventato impossibile, la vita stessa è diventata insostenibile nella maggior parte delle zone ricche di risorse dell’Africa. Si parla di “Crimine contro l’umanità”.

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