Brasile, Bolsonaro fa guerra all’ambiente in nome del progresso

Da poco in carica, il neo presidente brasiliano sta già mettendo in pratica le sue preoccupanti politiche in materia ambientale. Ancora prima del suo insediamento, il tasso di deforestazione dell’Amazzonia è tornato a crescere dopo anni di incoraggiante diminuzione, e si teme andrà solo peggiorando. Dalla costruzione di dighe, allo sfruttamento di terreni e sempre meno diritti per gli indigeni, le premesse sono allarmanti. Ma la strada non è spianata, gli ambientalisti brasiliani e internazionali sono infatti sempre più determinati a salvaguardare questa regione, fondamentale per la sopravvivenza di tutto il pianeta.

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Perù, lo “sviluppo” che condanna alla fine le tribù incontattate

Nel cuore della foresta amazzonica, diverse tribù indigene vivono in piena armonia con l’ecosistema. Definite “incontattate”, per la scelta di una esistenza in isolamento dal mondo esterno, queste popolazioni pacifiche sono minacciate ogni giorno. L’ultima tragica novità arriva dal Perù, che ha appena approvato una legge che consentirà di costruire una strada all’interno delle aree protette e abitate dagli indigeni. Taglialegna, minatori e trafficanti illegali potranno penetrare più facilmente. Portando distruzione e morte di esseri umani e dell’ecosistema.

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Amazzonia, si decide senza il consenso dei popoli indigeni

Il governo del Perù ha chiari programmi di sviluppo per le regioni delle foreste pluviali. L’estrazione di petrolio sta già avvenendo su ampia scala e quest’ultima sarà sostenuta da importanti investimenti in nuovi gasdotti, in proposte di dighe per la produzione di energia idroelettrica e altri vasti piani per i trasporti. Questi progetti stanno tuttavia deliberatamente limitando il potere di consenso delle comunità indigene, quando servirebbero invece più adeguati meccanismi di consultazione per ascoltare e rispettare le loro voci.

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