Molestie online, giornalisti sotto attacco, le donne soprattutto

Account social falsi, troll e mercenari del web, pagati da politici e governatori, sono gli ultimi protagonisti del fenomeno delle molestie online. Reporters without borders ha diffuso una preoccupante inchiesta sul cyber harassment, che prende di mira i giornalisti impegnati in inchieste spesso scomode per il potere. Diffamarli, intimidirli, ridurli al silenzio attraverso calunnie e falsificazione della realtà sono gli obiettivi degli attacchi. Troppo spesso raggiunti. Una tendenza che non conosce confini, con Europa e Italia non esenti da gravi casi di molestie che minacciano non solo la persona ma la libertà di espressione e di stampa.

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Giornalismo digitale, le news si cercano, senza fiducia, sui social

I giornali online scontano la concorrenza delle piattaforme social. Che però oggi perdono terreno, in seguito a scandali e fake news che sembrano averne oscurato la popolarità. I lettori che navigano in Rete appaiono sempre più disorientati e la tanto declamata fruizione diretta di notizie senza filtri e mediatori sta mostrando i suoi limiti. La sfida del giornalismo di ieri come di oggi e di domani si gioca dunque sul fronte della credibilità e della capacità di raccontare la complessità in maniera efficace e convincente. Il punto, fra statistiche, classifiche e previsioni nel Digital News Report 2018.

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Immigrazione, uno sguardo storico per spiegare l’intolleranza

Rispetto agli anni Novanta le cifre odierne di coloro che si riversano in Europa sono diminuite notevolmente. Qual è dunque il motivo dell’attuale inasprimento degli europei nei confronti di immigrati, rifugiati e richiedenti asilo? Intervistato da Felicita Tramontana, lo storico dell’immigrazione Leo Lucassen spiega i fattori determinanti di un dilagante allarmismo che coinvolge sia il pubblico che la classe politica. L’11 settembre e l’islamofobia che ne ha conseguito, la crisi economica e il rafforzamento dei partiti di estrema destra, gli spostamenti via mare anziché via terra, hanno sicuramente fomentato scetticismo e paure verso il secolare fenomeno migratorio.

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Pregiudizi e falsi miti, chi migra verso l’Europa e perché

Sui giornali italiani non si parla mai dei Paesi d’origine di rifugiati e richiedenti asilo, né trova spazio l’analisi concreta di alcuni fenomeni che i populisti impiegano nella loro retorica anti-immigrati. I fatti, però, smentiscono alcuni dei principali luoghi comuni sull’immigrazione, dalle operazioni per il salvataggio dei migranti in mare al fatto che i migranti sarebbero vettori di malattie, oppure l’equazione tra terrorismo, Islam e migrazione insieme all’idea dell’ “invasione” islamica in Italia, fino al classico slogan “Aiutiamoli a casa loro”. Mentre recenti studi indicano come la legalizzazione dei permessi di soggiorno farebbe calare il tasso di criminalità. Rendere l’Europa un luogo poco ospitale per lo straniero non solo non fermerà la migrazione, ma rischia di minare la stabilità sociale europea.

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Fake news e accoglienza: cosa sappiamo (o no) sui migranti

Media, politici e social network sono, in concerto, responsabili della diffusione di decine di bufale e notizie false sui migranti. In questo lavoro (I parte) analizziamo le principali falsità riguardo all’accoglienza con l’obiettivo di fornire al lettore gli strumenti per riavvicinarsi alla verità. Non è vero, dunque, che l’Italia e l’Europa sono sotto assedio da parte dei migranti, così come è falso che per i richiedenti asilo l’ospitalità in Italia è una vacanza all-inclusive in un gradevole hotel a 5 stelle. Inoltre, i richiedenti asilo non ricevono 35 euro al giorno dai contribuenti, così come non rubano il lavoro o le case popolari agli italiani. Infine, ci siamo abituati ad associare il rifugiato al povero, ma si tratta di un corto circuito cognitivo falso. Lo smartphone che quasi tutti hanno in tasca è l’unico canale aperto verso le proprie famiglie, oltre che un prezioso strumento una volta arrivati in Europa.

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Lavoratori e immigrati in piazza, contro le bugie di Trump

Cresce la mobilitazione sul campo, da scioperi localizzati alla “Giornata senza immigrati” nella capitale, Washington DC. La vasta comunità latino-americana e le strutture occupazionali danno man forte alle proteste a livello nazionale. Pur se certe analisi segnalano la crescente somiglianza tra l’America Latina e gli Stati Uniti odierni, dove il populismo è il prodotto dell’ineguaglianza sociale, non mancano venti di ottimismo. E anche le testate mainstream iniziano a chiamare tali le bugie di Trump, ribadendo che “la verità è importante”.

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“Fake news”, perché ci si crede e come frenarne la diffusione

Come possiamo distinguere tra fatti, dibattito legittimo e propaganda? Dopo il voto sulla Brexit e la vittoria di Trump i giornalisti hanno versato fiumi d’inchiostro per discutere la diffusione di notizie false nei social media e il loro impatto sul funzionamento della democrazia e sul giornalismo. Ancora non c’è sufficiente ricerca su queste tematiche ma molto si può imparare dagli studi già esistenti sui comportamenti online e offline. E cominciare ad applicare qualche regola per essere meno ingenui o stroncare le falsità.

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