Nord Corea, l’uomo che credeva di vivere in un Paese normale

Voci Globali ha incontrato a Seul un disertore fuggito dal regime di Pyongyang, dove oggi lo credono morto da tre anni. Nell’intervista, Chung parla della sua infanzia nel Paese, della carestia, e degli eventi che gli hanno aperto gli occhi. Racconta poi della sua fuga, dello shock che fu per lui scoprire il mondo esterno, e della sua condizione di nordcoreano in un posto moderno e occidentalizzato come la Corea del Sud, dove “dai rubinetti esce sempre l’acqua calda e le stanze rimangono illuminate per quanto tempo si desidera” …

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Corea del Sud, la stanca tigre asiatica consumata dallo stress

Benvenuti a Seul, esplosa negli ultimi decenni come un fuoco d’artificio. In città è giorno anche di notte: i mercatini e i centri commerciali rimangono aperti fino all’alba, i cartelloni pubblicitari e le luci al neon brillano come stelle, affiancati dalle insegne della Samsung e della Hyundai, mentre il K-Pop infuria in ogni karaoke bar. Tutto ciò ha però un prezzo: la Corea è il Paese che lavora di più al mondo, anche 14 o 15 ore al giorno. La conseguenza è solitudine e alienazione. Spesso i lavoratori finiscono per isolarsi nella loro sofferenza, o per prendere decisioni drastiche.

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“Cani, porci” e diritti umani, la protesta della Corea del Sud

Nel Paese crescono le disuguaglianze economiche ed è in forte calo la fiducia dei cittadini nei confronti del Governo, che si considera caratterizzato da un cospicuo grado di corruzione. Un alto funzionario del ministero dell’Istruzione, poi costretto alle dimissioni, ha peggiorato la situazione dichiarando recentemente di volere un sistema ufficiale di classi sociali, paragonando il 99% dei sudcoreani ad animali che hanno solo bisogno di essere nutriti e tenuti in vita. Cresce nel Paese l’attenzione verso i diritti economici e sociali a danno dei diritti della persona.

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