Samos, l’hotspot dove l’Europa calpesta i diritti e l’umanità

Una della più belle isole del mar Egeo (anche Lesvos e Chios) è in realtà un incubo per i molti rifugiati che vivono in condizioni peggiori di una prigione. Le denunce di ONG, giornalisti, attivisti e della stessa UNHCR segnalano una situazione al collasso. Sovraffollamento, servizi igienici inesistenti, scarsità di cibo e trasferimenti coatti senza preavvisi e senza spiegazioni. Voci Globali ha visto cosa accade e ha ascoltato persone che sperano solo di diventare visibili in un luogo in cui la politica europea li tratta come merce usata.

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Colonialismo digitale, il Sud globale reclama il possesso dei dati

Capitanati dall’India, diversi Paesi in via di sviluppo rivendicano gli interessi sui dati generati dai propri cittadini, chiedendo che le aziende Big Tech mondiali costruiscano i data center sul proprio territorio e accusando le grandi potenze di imperialismo digitale. I benefici finanziari della localizzazione dei dati appaiono in realtà incerti. Oltre alla complessità della questione economica, gli attivisti segnalano il pericolo insito nel consentire maggiore accesso alle informazioni personali sensibili ai loro Governi, mentre gli sviluppatori sperimentano nuovi strumenti per tutelare i diritti personali.

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Hong Kong, ecco i ragazzi che combattono gli abusi del potere

Voci Globali incontra Oscar e Tony, due giovani ragazzi cresciuti nell’ex colonia britannica che oggi si ritrovano a fare i conti con una città indebolita, che cerca di resistere alla repressione cinese. Attraverso i loro occhi si ripercorrono lo scoppio della SARS, la rivoluzione degli ombrelli, la crisi immobiliare, i rapimenti di cinque editori, fino a questa nuova protesta, macchiata da continue violenze da parte di una polizia che abusa del suo potere. In questo braccio di ferro con il Governo di Pechino, la storia dell’ex colonia è ancora tutta da scrivere.

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Uganda, le periferie del mondo che non interessano a nessuno

Inoltrarsi nelle periferie dei Paesi africani (come in tante altre periferie del mondo) vuol dire lasciare la sfavillante realtà di città in crescita, di sviluppo rapido, di proiezione verso il futuro. Vuol dire rendersi conto che questa crescita, questo sviluppo non toccano (o alcune volte peggiorano) la vita di migliaia, milioni di persone che ancora combattono contro fame, povertà, esclusione. Un viaggio dal Nord all’Est dell’Uganda in campi rifugiati, ghetti e popolazioni che non sono più padrone delle loro scelte e stanno perdendo il contatto con la loro storia, le loro vite, le loro tradizioni.

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LGBTQI, diffuse in tutto il mondo le “terapie di conversione”

Nonostante siano vietate dalla legge in alcuni – pochi – Paesi, le cosiddette “cure” per le persone non eterosessuali sono diffuse a livello globale, dall’America alla Cina, passando per i Paesi africani. Molti tra i soggetti intervistati che sono stati sottoposti a questi “trattamenti” parlano della loro esperienza come di abusi fisici e psicologici, e si scopre che molti di loro sono stati spinti dalle pressioni familiari più che da motivazioni religiose. I numeri estrapolati dallo studio sono solo la punta dell’iceberg di un movimento che aumenta in modo proporzionale alla maggiore consapevolezza globale in merito all’argomento.

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Sudan, al club “Mellow” i giovani talenti che guardano al futuro

“Durante il sit-in la gente ha iniziato ad accettarsi a vicenda senza badare all’appartenenza ad un gruppo sociale, al proprio aspetto, alla propria provenienza.” Così ci racconta la giovane Majda sui giorni delle proteste a Khartoum prima della destituzione di Omar Al-Bashir. I suoi sono desideri di libertà, pace, giustizia per il suo Paese, e così per gli altri giovani incontrati. Per loro, democrazia significa una società inclusiva e non classista, il superamento delle forme di pensiero legate a certe tradizioni sociali o religiose, e un impegno per la difesa di tutti diritti. Testimonianze da un Sudan che guarda al futuro con speranza.

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ISIS, la controversa politica dei rimpatri in Asia Centrale

Si stima che tra il 2011 e il 2018 un numero di cittadini asiatici compreso tra 2.000 e 5.000 si siano trasferiti in Siria o in Iraq per sostenere lo Stato Islamico. Alcuni si sono sposati lì e hanno avuto dei figli, altri sono andati via con le famiglie e hanno avuto poi altri bambini. Ora che i gruppi armati estremisti hanno perso gran parte del loro territorio, molti di questi soggetti sono nei campi rifugiati, e si pone la questione di se e in che modo rimpatriare queste persone nei Paesi di origine cercando di reintegrarli nel modo migliore. La questione è importante anche per le molte donne, e i loro bambini, coinvolti.

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Lo strano legame tra HIV, Miss Vergine, ricostruzione dell’imene

Una ricerca compiuta in Togo da una studiosa italiana per l’Università di Aix-Marsiglia, porta a galla l’influenza negativa delle politiche statunitensi pensate per combattere l’AIDS in Africa, che in realtà si sono dimostrate una costrizione sociale e culturale per le donne. I gruppi religiosi evangelici hanno contribuito a creare modelli e comportamenti che si allontanano dalle tradizioni delle popolazioni locali. Tutto ciò sta facendo crescere la tendenza ad usi e abusi sulle donne: tra questi l’uso di sostanze per restringere la vagina e i controlli per verificare che non sia stata violata.

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Uniti nella diversità. Nel tempio Bahá’i in Uganda sentire la vita

Il tempio sulla Kikaya Hill, a Kampala, è unico nel suo genere in Africa, tra gli otto in tutto sparsi per il mondo. In questo luogo speciale le cerimonie sono semplici, più di quanto ci si aspetterebbe soprattutto in questo continente. Brevi, non più di un’ora – auto amministrate, senza prete, senza altare, senza riti. Parole lette da alcuni dei presenti e tratte da differenti libri sacri, all’insegna del sincretismo. Unità nella diversità, uguaglianza tra tutti gli esseri umani, essere a casa dovunque e con chiunque, questi i principi che sintetizzano una religione che in realtà dovrebbe essere la naturale dimensione dell’essere umano.

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Problemi di sonno? Importante navigare sul web in modo sano

Il 90% dei giovani, e non solo, prima di addormentarsi passa del tempo davanti allo schermo di un computer o dello smartphone. I risultati delle ricerche in questo ambito hanno portato alla condanna dell’uso notturno dei dispositivi, collegandolo a problemi nel dormire e altri disturbi come ansia e depressione. Tuttavia, approfondendo la questione, il vero problema sembra essere più il modo in cui vengono usati gli strumenti. Le attività che si compiono online, i contenuti che si osservano e l’approccio ai social sono il vero punto di partenza per risolvere disturbi sempre più diffusi.

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