Donne, africane, femministe: un lungo percorso di riscatto

In numerosi dibattiti, articoli e conversazioni sui social media, si sente e si legge l’idea secondo la quale ‘il femminismo è non – africano’. Sappiamo tuttavia come la Storia venga distorta e rimodellata per favorire gli interessi di chi la racconta. E invece le donne africane sono femministe, sostiene l’autrice di questo articolo, e il loro femminismo non è a sé stante – è nato dal femminismo africano del passato: madri che hanno salvato ragazze, insegnanti che hanno insegnato l’uguaglianza, e molte altre, in un lungo percorso storico che porta fino ad oggi.

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Africa tech, il digitale per la salute, i soldi e l’educazione

L’innovazione sta di casa nel continente nero: satelliti, reti mobili, mobile money transfer, applicazioni per smartphone, progetti di e-health e di e-learning, sono tante e diverse le realtà aziendali che ruotano attorno al tech in Africa. Per questo, i database in Rete che riguardano l’economia africana e non solo, utili a organizzare in modo quanto più ordinato possibile ed utile le tantissime informazioni che riguardano l’Africa e i suoi rapidi mutamenti sono sempre più utili e consultati. Nell’articolo una carrellata su alcuni di questi importanti progetti.

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AfroWomenPoetry, voices of the women in a changing Africa

With this post we present AfroWomenPoetry, our repertoire of poems written and performed by African female poets. This project aims at explaining Africa through the eyes of women: these passionate, beautiful and highly self-conscious women still have to face the lasting traces of colonialism, and they are building their identity in the Present while dealing with the Past. Poetry accounts for an important instrument, a “free zone” where they express themselves about issues as, for example, the century-long oppressive traditions, the longing for independence and autonomy, the feminism and pride in being African and many others.

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La logica del rifiuto e la forza di chi si oppone

È cominciato con una serie di rifiuti questo 2018. No ai migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo e di approdare in Italia, in Europa. Possibilmente vivi. No del Governo israeliano ai migranti che già sono sul suo territorio – ma definiti “infiltrati”. Si rifiutano le persone, ma si rifiuta anche la realtà, la conoscenza. Si chiudono gli occhi su dati di fatto. Sulle ragioni del fenomeno migratorio, ma anche su un tema che dovrebbe affliggerci e preoccuparci ogni singolo momento, come le crisi ambientali. Ma c’è anche anche il rifiuto dei piloti israeliani alla deportazione dei migranti, quello di migliaia di donne che hanno marciato contro la politica di Trump, il rifiuto di cedere al potere travestito da democrazia, al neo-liberismo che vuol dire sfruttamento e arricchimento, alla distruzione dell’ambiente, alla violenza di qualunque genere, all’ignoranza e ai fascismi che ci stanno circondando. Questi NO sono anche i nostri.

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Elefanti che piangono, topi che ridono. La forza dei sentimenti

Anni fa, credevamo – noi esseri umani – di non essere, noi stessi, animali e che questi fossero qui sulla Terra solamente per essere sfruttati. Una mucca era considerata un hamburger che cammina, disponibile non appena avessimo avuto fame. Le cose sono un po’ cambiate e ora riconosciamo il fatto che gli animali possano provare emozioni, dalle più semplici alle più complesse. Anche se la strada da fare è ancora lunga per riconoscere che noi umani facciamo parte di quello stesso mondo animale che non rispettiamo, In questo articolo vengono analizzati i modi di comunicare di alcuni animali, dai pesci ai mammiferi.

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Dai deserti agli Oceani, l’ambiente che soffre. Ma c’è speranza

Le divulgazioni scientifiche di un gran numero di studiosi riportano conclusioni assai preoccupanti sullo stato di salute del nostro pianeta. La desertificazione avanza: gli spazi coltivabili nell’Africa subsahariana sono sempre più esigui e le zone costiere sono sempre più vittima dell’erosione del territorio e gli scellerati comportamenti dell’uomo che impattano sulle masse oceaniche. Ma da qualche tempo sono stati approntati in alcune aree programmi di educazione ambientale e azioni miranti alla salvaguardia della fauna marina, Qualche esempio in questo articolo.

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Demoralizzati a vita, il prezzo della felicità illusoria dei consumi

La cultura del consumismo sta creando una crescente crisi psico-spirituale. Alla più conosciuta depressione – che affligge un’ampia porzione della popolazione – si affianca la cosiddetta “demoralizzazione”. Emblema di una società sempre più disumanizzata, gli individui demoralizzati sono incapaci di assegnare un senso alle cose e la giusta importanza ai bisogni primari. Come affrontare tale perdita di valori? Nel’articolo cause, effetti e possibili soluzioni, anche attraverso il pensiero di antropologi e sociologi. Ne emerge che bisognerebbe trattare una cultura malata piuttosto che gli individui che ad essa appartengono.

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Medio Oriente, il ruolo di Arabia Saudita, Iran e Stati Uniti

Il precario equilibrio su cui si regge la trama delle alleanze nell’area è definito dalla rivalità geopolitica fra Arabia Saudita e Iran, storicamente alimentata dagli interessi degli Stati Uniti. Entrambi i Paesi hanno portato lo scontro in diverse zone di influenza che coprono l’intero spettro della regione: Bahrain, Libano, Siria, Yemen, passando per le primavere arabe e fino agli ultimi sviluppi del conflitto israelo-palestinese. Un quadro della situazione attuale e come si è sviluppata attraverso gli eventi dei decenni scorsi.

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I social e la dopamina che ci esalta. Riappropriarsi della mente

Le piattaforme online governano sempre di più le nostre vite e la nostra psiche, perché ci conoscono molto bene. Informazioni su di noi, sul nostro orientamento sessuale e su molto altro possono essere evinti dai nostri ‘mi piace’ su Facebook. Le macchine che utilizzano i dati provenienti dalle nostre tracce digitali conoscono la nostra personalità meglio dei nostri amici o dei nostri familiari. Presto l’intelligenza artificiale potrà conoscerci ancora più profondamente. Cosa possiamo fare per riprenderne il controllo e sfruttarne i benefici?

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“Risveglio”, la vita del carcere raccontata dai detenuti

Chi meglio di un recluso può raccontare la realtà di un istituto carcerario? Dall’esperienza di un laboratorio sul cinema fatto dietro le sbarre, un film per condividere progetti, emozioni e difficoltà di chi la prigione la vive sulla propria pelle, giorno dopo giorno. Momenti di umanità e condivisione, nonostante il disagio di una condizione dove si è privati della libertà e, spesso, dei più elementari diritti umani. La regia affidata a Pietro Benedetti, che ha vissuto l’esperienza della cella. La cinematerapia per liberare le emozioni eliminando ogni filtro tra sé e la storia raccontata.

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