Economia circolare della plastica, la sfida degli innovatori africani

[Traduzione a cura di Davide Galati dell’articolo originale di Seun Kolade e Muyiwa Oyinlola pubblicato su The Conversation]

Plastica bruciata per recuperare rame da vecchi cavi elettrici, a Mathare, slum alla periferia di Nairobi, foto dell’Utente Flickr Meena Kadri su licenza CC.

L’inquinamento da plastica è una minaccia globale in crescita. Tra il 2010 e il 2020, la produzione mondiale di plastica è aumentata da 270 milioni a 367 milioni di tonnellate. Ogni anno, oltre 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani del mondo, con gravi conseguenze per la vita marina. Quando le plastiche si degradano in microplastiche, queste ultime contaminano facilmente la catena alimentare e rappresentano una minaccia significativa per la salute umana attraverso l’inalazione e l’ingestione.

Si prevede che entro il 2030 i rifiuti di plastica raddoppieranno a 165 milioni di tonnellate nei Paesi africani. La maggior parte di queste si troverà in Egitto, Nigeria, Sudafrica, Algeria, Marocco e Tunisia.

Una quota significativa della plastica che finisce sulle coste africane viene prodotta nei Paesi sviluppati e industrializzati. Nel 2010 era stato stimato che quasi 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica mal gestiti si trovassero negli oceani e nei mari al largo delle coste africane ogni anno. Una stima del 2022 ha alzato questo numero a 17 milioni di tonnellate.

Un numero sempre maggiore di ONG e innovatori in tutto il Continente stanno rispondendo a questa sfida, impegnandosi nello sviluppo di soluzioni digitali per ridurre la produzione di rifiuti di plastica e promuovere il riutilizzo e il riciclaggio dei prodotti. Sempre più spesso gli hub tecnologici africani incorporano la sostenibilità ambientale nei loro modelli di business.

In una nostra recente analisi abbiamo messo in evidenza gli sforzi e le innovazioni in corso in quella che viene chiamata la catena del valore della plastica. Ciò comprende quattro fasi: dalla progettazione dei prodotti in plastica alla loro produzione, utilizzo, fino alla conclusione del loro ciclo di vita.

Abbiamo scoperto una serie di iniziative che stanno trasformando la catena del valore della plastica in una rete intelligente, innovativa e sostenibile. La maggior parte di queste mira a migliorare l’identificazione, la raccolta, il trasporto, lo smistamento, la lavorazione e il riutilizzo della plastica. Alcune si concentrano sulle fasi precedenti: progettazione e realizzazione di prodotti in plastica.

Un approccio che appoggi l’economia circolare della plastica a una catena del valore completa è molto importante. Mentre la maggior parte delle attività di gestione dei rifiuti di plastica tendono a concentrarsi sulle fasi di utilizzo e fine vita, è necessario prestare maggiore attenzione alla progettazione e alla produzione. È qui che inizia il problema dei rifiuti in questione.

In tutto il mondo, l’attenzione si sta rivolgendo alla progettazione di prodotti più semplici e standardizzati, più facili da riciclare e riutilizzare.

Wecyclers, piattaforma di ricompense per il riciclaggio in Nigeria, foto tratta da Wikimedia Commons

Craccare il codice, esempi di innovazione

Una società di software nigeriana, Wecyclers, gestisce una piattaforma di ricompense per il riciclaggio. La pagina offre incentivi a individui e famiglie nelle comunità a basso reddito per guadagnare, raccogliendo al contempo valore dai rifiuti di plastica riciclabili.

Tramite la piattaforma, le società per la gestione dei rifiuti vengono collegate a una flotta di veicoli per il trasporto dei rifiuti assemblati localmente, usati per ciò che viene raccolto dalle famiglie che sottoscrivono il servizio. Queste famiglie sono anche premiate in base alla quantità di plastica recuperata.

I rifiuti vengono quindi depositati in luoghi designati nella metropoli di Lagos, dove vengono ammucchiati dalle società dedicate al riciclo. In questo modo si fornisce materiale ai produttori, che lo trasforma in nuovi articoli come imballaggi, imbottiture per letti, mobili in plastica, fogli di alluminio o borse di nylon.

L’impatto è significativo a molti livelli. In primo luogo, collegando le famiglie alle società di gestione dei rifiuti nei loro quartieri, il modello Wecycler semplifica la logistica della raccolta e dello smistamento alla fonte, praticamente senza alcun costo per la comunità. In secondo luogo, consente alle famiglie non solo di mitigare i rischi per la salute pubblica associati all’accumulo e alla cattiva gestione dei rifiuti di plastica, ma anche di generare reddito. Infine, allunga la fase di fine vita nella catena del valore della plastica attraverso il riciclaggio e il potenziale riutilizzo.

In Uganda, Yo Waste, una start-up tecnologica, ha sviluppato una soluzione mobile basata su cloud che collega chi produce rifiuti agli autotrasportatori più vicini nella loro comunità. Yo Waste migliora l’efficienza della programmazione e della raccolta dei rifiuti. Aiuta inoltre le aziende di raccolta a misurare la produttività dei loro camion e offre ai riciclatori un accesso più facile ai rifiuti di plastica.

In Zambia, Recyclebot collega i venditori agli acquirenti di rifiuti tramite una piattaforma in crowdsourcing che aggrega i rifiuti per tipo e posizione. In pratica, i produttori di rifiuti di plastica smaltiscono la loro immondizia gratuitamente e gli acquirenti consentono di superare i costi di separazione, trasferimento e stoccaggio.

Sebbene si tratti di innovazioni promettenti, la sfida principale è la crescita dimensionale. Un aspetto, nel Continente, caratterizzato dalla lentezza. Le start-up nel settore del riciclaggio devono affrontare ulteriori sfide come finanziamenti inadeguati e un mercato della plastica poco sviluppato che offre opportunità limitate di crescita e generazione di reddito.

Una parte significativa dei fondi a cui accedono le start-up è fornita sotto forma di sovvenzioni da organizzazioni internazionali e locali. Gli investimenti in termini di puro business sono rari e gli interventi politici sono molto indietro rispetto a quanto sarebbe atteso.

Cosa si può fare

Per accelerare la transizione verso un’economia circolare della plastica, le parti interessate devono lavorare insieme attraverso uno spettro di organizzazioni. Ci riferiamo ad ONG, cooperative, centri studi e gruppi comunitari. L’attuale approccio nella lotta ai rifiuti di plastica nel Continente rimane disperso e non adeguatamente coordinato. Se si stanno compiendo sforzi per sviluppare nuovi ecosistemi in molti Paesi, spesso mancano le principali parti interessate.

In particolare, i governi africani hanno un ruolo chiave da svolgere. Devono impegnarsi maggiormente negli investimenti strategici in infrastrutture, incentivi e sostegno alle start-up. I Paesi africani hanno anche bisogno di interventi politici per far crescere il mercato dei prodotti circolari in plastica a livello nazionale e continentale.

In un altro studio, abbiamo affermato che gli innovatori devono adattare le proprie strategie per creare innovazioni funzionali e facili da usare. Ciò renderà più semplice farli accettare dai consumatori e dal pubblico in generale. A sua volta, questo aiuterà a cambiare le abitudini di consumo e ad espandere il mercato dei prodotti circolari in plastica.

Gli innovatori digitali, in quanto primi utilizzatori, sono fondamentali per guidare i cambiamenti nel modo in cui funziona l’economia della plastica in tutto il Continente. Le loro innovazioni stanno anche portando allo scambio di conoscenze e a collaborazioni intersettoriali.

Devono però anche affrontare sfide istituzionali significative e limitazioni infrastrutturali che stanno rallentando il ritmo del progresso. Lavorando insieme e mettendo in comune le risorse, le parti interessate possono ottenere un impatto molto maggiore della somma delle loro iniziative individuali e dei loro contributi verso un’economia circolare della plastica in Africa.

Davide Galati

Nato professionalmente nell'ambito finanziario e dedicatosi in passato all'economia internazionale, coltiva oggi la sua apertura al mondo attraverso i media digitali. Continua a credere nell'Economia della conoscenza come via di uscita dalla crisi. Co-fondatore ed editor della testata nonché presidente dell’omonima A.P.S.

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