Afghanistan, pace difficile senza apporto negoziale delle donne

[Traduzione a cura di Elena Intra dall’articolo originale di Quhramaana Kakar pubblicato su Open Democracy.]

I recenti sviluppi nel processo di pace in Afghanistan, in particolare l’annuncio di colloqui tra il Governo e i Talebani, sono stati ben accolti in questo violento conflitto di lunga durata.

Il Governo afgano e la comunità internazionale sono entrambi desiderosi di cambiare l’attuale situazione e avviare colloqui che portino a dei risultati concreti con i Talebani. Tuttavia, se si vuole raggiungere e mantenere la pace, vanno affrontate le preoccupazioni riguardanti la parità dei diritti delle donne e il rafforzamento del loro ruolo nella società afgana.

L’inclusione delle donne nei negoziati di pace è uno dei dibattiti chiave degli ultimi anni. Nell’ultimo decennio sono stati compiuti progressi significativi, sia per quanto riguarda la posizione delle donne all’interno della società, ma anche in modo più specifico sul ruolo che hanno svolto nel processo di pace. Nonostante questi progressi, c’è ancora molta strada da fare. Come sottolinea un articolo pubblicato recentemente da Conciliation Resources sulle possibilità di pace in Afghanistan, ci sono sia opportunità che sfide per includere le donne in questo processo.

L’emergere di nuovi attori regionali nei colloqui di pace, così come le diverse discussioni sui negoziati che si svolgono in più sedi con una scarsa connessione tra loro, stanno portando a confusione. Questa complicazione rende difficile per le donne inserirsi nel processo e occupare uno spazio influente al tavolo. Ma affinché la pace stessa possa essere raggiunta, qualsiasi negoziato di pace deve porre le donne al centro.

Sediqa Balkhi, membro dell’Alto Consiglio di pace afgano, parla durante una Conferenza per la pace a Jalalabad, provincia di Nangarhar, Afghanistan. Settembre 2013. Foto Sgt. Margaret Taylor

Il team

Nel frattempo, coloro che sono alla guida di questo processo, hanno chiaramente riconosciuto l’importanza della partecipazione delle donne. Il presidente Ashraf Ghani ha recentemente nominato un team composto da tre donne e nove uomini per condurre i colloqui con i Talebani. La presenza femminile in questa squadra di negoziatori è un segnale molto positivo. Inoltre, una dichiarazione del presidente, secondo cui “i diritti e i doveri costituzionali di tutti i cittadini, soprattutto delle donne, dovrebbero essere garantiti“, fornisce ulteriori rassicurazioni. Tuttavia, questo ottimismo deve essere attenuato dalla necessità di garantire che le donne non siano solo presenti, ma che svolgano un ruolo significativo nel processo. Non è sufficiente avere una rappresentanza femminile simbolica nei negoziati. Al contrario, attraverso una posizione e una strategia trasparenti nei negoziati, dobbiamo assicurarci che le discussioni in atto riconoscano formalmente le donne come parti uguali del processo. Inoltre, nella futura società afgana, non deve esserci spazio per un compromesso sugli interessi e i diritti delle cittadine.

La capacità e l’esperienza del team che si occupa dei negoziati è generalmente oggetto di critiche da parte degli esperti. La maggior parte della squadra, compresi i rappresentanti donne, detiene già posizioni chiave nel Governo e quindi ha una capacità limitata di concentrarsi sui negoziati e sulla creazione di strategie per raggiungere la pace a lungo termine nel Paese. La necessità di una squadra impegnata ed esperta, che detenga le risorse, le competenze e l’autorità per prendere decisioni, rimane se la pace deve essere una priorità.

Un quadro chiaro

L’assenza di una struttura o strategia chiara dei negoziati è uno dei principali fattori che hanno impedito alle donne di inserirsi efficacemente nel processo. Questa mancanza di struttura solleva ulteriori domande senza risposta riguardo ai termini dei negoziati e ai risultati attesi, lasciando poco chiaro il ruolo e l’influenza delle rappresentanti femminili.

Durante i miei scambi con loro, molte leader hanno espresso preoccupazione. Senza un quadro chiaro, è difficile per le donne orientarsi attraverso le strutture e i processi complessi e quindi garantire loro che siano in grado di partecipare in modo significativo ed esercitare una qualche influenza.

Nel garantire che le donne siano incluse in modo sostenibile ed efficace nel processo di pace, la partecipazione ai negoziati formali è essenziale. Tuttavia, riconoscere e prestare attenzione al ruolo che svolgono negli sforzi informali e semi-formali di mediazione, è forse ancora più importante.

Negli ultimi 17 anni le donne in Afghanistan sono state parte integrante di più ampi sforzi di pace, contribuendo in modo significativo alla costruzione di stabilità all’interno della società. Vi sono numerosi esempi di casi in cui hanno preso parte alla mediazione a livello di comunità, o di casi in cui hanno avuto un posto formale nei pericolosi processi di negoziazione con gruppi armati e altri. Hanno anche contribuito a mediare tra le varie parti che avevano interesse nel conflitto per raggiungere un consenso verso la pace. Nonostante questi sforzi e risultati, il loro ruolo cruciale spesso non è stato riconosciuto e finora non sono state di fatto incluse nei negoziati formali.

Parte del problema deriva dal fatto che lo stesso Governo non viene riconosciuto dai Talebani come parte diretta nei negoziati. A metà dicembre, l’incontro “a quattro” (come definito dallo stesso Governo) tra Talebani, Governo afgano, USA e Arabia Saudita, in cui i Talebani hanno rifiutato ogni impegno diretto con i rappresentanti afghani, evidenzia le sfide più ampie che l’esecutivo deve affrontare.

Sebbene le donne si siano organizzate contribuendo in molti diversi modi, la mancanza di un quadro preciso, efficiente e inclusivo per il dialogo con i Talebani presenta sfide continue. Un quadro chiaro, influenzato dagli sforzi e dai processi che si svolgono a tutti i livelli per rafforzare la posizione delle donne, consentirebbe a coloro che lavorano per il cambiamento di contribuire a negoziare condizioni e influenzare il processo. Ciò garantirebbe un’inclusione adeguata delle donne e di altri gruppi esclusi o vulnerabili.

HERAT, 6 agosto 2016. Attivisti per la pace mobilitano centinaia di donne per parlare del loro fondamentale ruolo nella costruzione della pace. Foto UNAMA / Fraidoon Poya

Supporto per una pace duratura

Il Governo afgano e la comunità internazionale hanno la responsabilità di continuare a dimostrare il loro interesse nel garantire che le donne siano incluse nel processo di pace. È necessario impegnarsi a fornire supporto tecnico, politico e finanziario, nonché i collegamenti tra le donne che operano a diversi livelli, in modo da poter organizzare ulteriormente i loro sforzi per esercitare un impatto e un’influenza maggiori.

Oltre a un’opportunità per la pace, questa è un’occasione per dimostrare che le donne verranno trattate come uguali in qualsiasi futura società afgana emergerà. Il Governo ha l’opportunità di utilizzare il sostegno pubblico verso la pace e l’inclusione come forza in questa nuova ondata di sforzi di pace. Senza questo, e senza l’inclusione significativa e concreta delle donne e di altri gruppi esclusi – sia nel raggiungere un accordo di pace che nella sua successiva attuazione – potremmo assistere ad un compromesso sui diritti delle donne e della società afgana in generale. In sostanza, annullare i progressi compiuti nell’ambito dei diritti conquistati dalle donne potrebbe rappresentare uno dei maggiori ostacoli al raggiungimento di una pace duratura in Afghanistan e nella regione.

Elena Intra

Laureata in Lingue e successivamente in Giurisprudenza, lavora come traduttrice freelance da dieci anni. Appassionata in particolare di diritti delle donne e tematiche ambientali, spera attraverso il suo lavoro di aiutare a diffondere conoscenza su questi argomenti.

Elena Intra

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