America Latina, donne, potere politico e parità di genere

[Traduzione a cura di Anna Corsanello, dall’articolo originale di Tomas Dosek pubblicato su Opendemocracy]

L'ex presidente brasiliano Dilma Rousseff con l'ex presidente del Cile Michelle Bachelet
L’ex presidente brasiliano Dilma Rousseff con l’ex presidente del Cile Michelle Bachelet

Non chiedete l’uguaglianza, siete già belle senza. – Horacio Cartes, presidente uscente del Paraguay

L’11 marzo scorso, il mandato presidenziale di Michelle Bachelet in Cile è terminato, rendendo l’America Latina ancora una volta un emisfero privo di donne presidenti.

L’evento si è guadagnato l’attenzione più che meritata della stampa regionale e internazionale (La RepúblicaInfobaeNew York TimesBBCEL País tra gli altri).

Con le prossime elezioni presidenziali nella regione è improbabile che qualcosa cambi, considerato che i principali candidati in Colombia e in Messico sono uomini.

Le elezioni presidenziali del 22 aprile in Paraguay hanno mostrato il predominio maschile: tra i dieci candidati per la presidenza non c’era neanche una donna (eccetto una per la vicepresidenza) [vincitore è emerso Mario Abdo Benitez, NdR].

La concentrazione sull’analisi elettorale a livello nazionale spesso distoglie l’attenzione da ciò che avviene in termini elettorali ai livelli più bassi, che non attraggono l’interesse dei media e perciò ricevono meno considerazione.

Per certi versi, il dibattito sulle misure di azione affermativa (quote di genere) e/o sul principio della parità di genere all’interno degli organismi legislativi nazionali (le donne compongono quasi il 30% dei politici nel Congresso) tende a eclissare cosa succede al livello sub-nazionale, dove la presenza femminile è altrettanto limitata nella maggioranza dei casi.

A un livello esecutivo locale, in America Latina soltanto il 13,4% delle cariche sono state occupate da donne nel 2016 e a un livello regionale questa percentuale è a mala pena del 10%.

Ancora una volta, i risultati delle elezioni nel Paraguay  lo dimostrano. Nessuno dei 17 dipartimenti sarà governato da una donna nel periodo dal 2018 al 2023. Infatti, su 34 candidature dei due partiti politici tradizionali (Asociación Nacional Republicana e il Partido Liberal Radical Auténtico), soltanto una era una donna.

L’assenza di governatori donna rappresenta una regressione in relazione alle precedenti elezioni (2003, 2008, 2013) quando è sempre stato eletto un governatore donna. Il distretto della capitale di Asunción ha avuto solo una donna governatore dal 1989.

Il caso del Paraguay non è l’unico. La presenza delle donne nelle posizioni esecutive a un livello sub-nazionale intermedio è limitata in tutta la regione.

In Argentina, ci sono solo 4 governatori donna su 23 province. Nel Brasile, c’è soltanto un governatore donna nello Stato di Roraima. Nel Messico, come in Brasile, c’è solo un governatore donna nello Stato di Sonora su 32 stati e nel Venezuela, la federazione restante della regione, ci sono solo 5 governatori donna su 23.

In Paesi non-federali i dati dimostrano una tendenza simile. In Bolivia, nessuno dei nove dipartimenti è governato da una donna. In Colombia, soltanto 5 donne possono dichiararsi governatori su 32 dipartimenti. Nell’Ecuador, solo una di 24 province, l’Orellana, è governata da una donna.

In Perù c’è solo un presidente di regione donna, a Arequipa, su 24 dipartimenti. In Uruguay, solo una donna occupa la posizione  di governatore a Lavalleja su 19 dipartimenti.

Nel Cile, dove gli amministratori regionali non sono eletti dal popolo, il presidente Piñera ha di recente nominato 5 donne come governatori su 15 regioni nel Paese; paradossalmente le donne hanno una presenza più alta in Cile, dove i governatori non sono scelti dal popolo. Posizioni manageriali di livello intermedio sono pertanto chiaramente “prerogativa maschile“.

Queste cifre mostrano che la politica sub-nazionale non è necessariamente più aperta alla partecipazione politica femminile.

“Il premio” politico è più piccolo e di conseguenza, le posizioni sono meno attraenti e richieste, come è anche il costo economico della politica regionale e dei sacrifici personali che la posizione richiederebbe. Tuttavia, la politica sub-nazionale è molto più controllata dai leader locali e dalle loro reti di  “vecchi amici” che si comportano come guardiani e impediscono l’accesso delle donne alle candidature.

E quando le sostengono, le sistemano solitamente come trofei, condiscendenti, leali e incapaci di assumere la responsabilità della loro posizione in maniera indipendente.

In generale, queste donne affrontano le stesse barriere delle loro colleghe ad altri livelli. Affrontano spesso le conseguenze di pregiudizi e stereotipi di genereuna mancanza di risorse economiche e/o di reti personali e possono subire violenze per motivi di genere.

La presenza delle donne nelle posizioni presidenziali o un’alta percentuale femminile tra i politici del congresso non contribuisce peraltro a ottenere una più alta rappresentanza femminile nella politica sub-nazionale: la presenza femminile non si trasferisce automaticamente tra i livelli istituzionali né tra spazi territoriali.

Da un lato, in Brasile, il numero di governatori donna è diminuito durante il governo di Dilma Rousseff (2010 – 2016) e nel Cile, il presidente Piñera ha nominato più governatori donna di Michelle Bachelet (2014-2018) durante il suo secondo mandato.

D’altra parte, in Paesi che sostengono i principi della parità verticale e di un’elevata presenza delle donne nel congresso, quali la Bolivia o l’Ecuador, non ci sono quasi donne nelle posizioni esecutive sub-nazionali a un livello medio. Tutto questo suggerisce che la logica di accesso per le donne è differente rispetto ai differenti livelli e ai tipi di posizioni elettorali.

La rappresentanza politica delle donne nel Paraguay a un livello sub-nazionale è sostanzialmente scoraggiante. Il Paese ha una quota di genere molto debole in termini comparativi: solo il 20% di presenza femminile è richiesta sulle liste elettorali interne, anche se alcuni partiti adottano volontariamente percentuali più alte, che di fatto però non garantiscono la loro presenza sulle liste elettorali finali.

La procedura di selezione dei candidati funziona come filtro supplementare che rende l’accesso delle donne alla sfera politica più difficile. Nel contesto di almeno 6 Paesi in America Latina che hanno adottato il principio della parità di genere per quanto riguarda l’accesso alle candidature, è evidente che tale principio non è sufficiente per fornire alle donne le stesse occasioni di competere per le posizioni e la rappresentanza politica.

Nel 2015 si è evidenziato un importante sforzo collettivo sotto gli auspici del Grupo Impulsor de la Paridad Democratica (GIPD), con l’intenzione di promuovere la parità di genere nelle liste elettorali interne (anche se non per liste elettorali generali).

Il GIPD riunisce  donne di partiti politici (e di altri tipi di organizzazioni) provenienti da tutto lo spettro ideologico ed è sostenuto da organizzazioni internazionali quali la UN Women, l’UNDP del Paraguay e un insieme di gruppi sociali locali.

Sulla base dell’esperienza comparativa e dei risultati delle elezioni del 22 aprile, la nuova legge dovrebbe includere non solo la parità verticale per i posti plurinominali (alternanza di genere nelle liste) ma anche la parità orizzontale, richiedendo che le candidature allo stesso livello siano integrate in modo uguale.

La parità orizzontale fa attualmente parte della legislazione solo in Bolivia, Costa Rica e Messico, ma considerati i dati per quanto riguarda la rappresentanza politica delle donne in posizioni dirigenziali sub-nazionali, dovrebbe essere il nuovo principio guida per l’intera regione.

Nel Paraguay, un nuovo livello di istituzionalismo contribuirà a ridurre l’assenza di governatori donna (e della bassa presenza di amministratori a livello locale intorno al 10%) e di uguaglianza politica.

Quest’anno, all’inizio di marzo, dopo uno sforzo lungo tre anni, la Legge Democratica di Parità di Genere è stata convalidata dal Senato con la parità verticale e orizzontale. La legge ha bisogno dell’approvazione senza ritardi o modifiche dall’uscente Camera dei Deputati e del sostegno del presidente.

Questo potrebbe essere uno degli ultimi atti significativi dell’attuale presidente (Cortes, futuro senatore) malgrado il suo parere offensivo sulla legge di parità di genere e le condizioni di uguaglianza di genere nel Paese. Anche se imperfetta (principalmente perché può soltanto essere applicata alle elezioni interne), questa legge è oggi un avanzamento legislativo significativo nel Paraguay.

Nel caso in cui la legislazione non sia approvata, la nuova Camera dei Deputati dovrebbe approvare questa legge tanto necessaria. Inoltre, il nuovo presidente, Mario Abdo Benítez, dovrebbe accompagnare e sostenere questa iniziativa, proprio come si era impegnato a fare durante la campagna elettorale.

La nuova legge renderebbe il Paraguay uno dei Paesi della regione più avanzati legalmente riguardo alla parità di genere e permetterebbe alle donne di competere in condizioni più paritarie.

Anna Corsanello

Anna Corsanello

Traduttrice dall’inglese e dal russo per professione e per passione. Ama il suo lavoro perché le permette di imparare sempre qualcosa di nuovo e di mettere a disposizione degli altri questa conoscenza.

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