AfroWomenPoetry, l’esordio del progetto a Padova

Si è aperta con la poesia “She Seas”, “Lei mare”, di Nana Akosua Hanson, la conferenza dedicata ad Afro Women Poetry tenutasi sabato 21 aprile presso la Sala Paladin di Palazzo Moroni, a Padova, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e con le associazioni Prisma & Convivio ed Arising Africans.

Nella gremita sala del municipio è stato introdotto il progetto attraverso un’intervista all’ideatrice Antonella Sinopoli, moderata dalla giornalista Francesca Boccaletto. Alla presentazione si sono intrecciate le performance di attrici afro-discendenti e del gruppo teatrale “I Compagni d’Asilo” che, con la regia di Graziella Ciampa, hanno interpretato i versi delle poetesse africane.

Gli stereotipi sull’Africa sono molto radicati persino in chi il continente lo conosce, figuriamoci quando a esprimere giudizi sono persone che  l’Africa non l’hanno mai vista e la interpretano quindi secondo schemi”, ha esordito Antonella Sinopoli. “Quanti di voi hanno mai scritto versi?”, Antonella si rivolge al folto pubblico. “Nella poesia ci si sente protagonisti di sé stessi, ci si sente liberi, si percepisce la propria vita interiore e non si pensa al giudizio degli altri, ma si tira fuori il proprio io e i propri sentimenti”.

Ed è proprio per ribaltare gli stereotipi, per offrire una conoscenza più diretta delle questioni del continente, per lasciare spazio alle parole delle donne che, come una scintilla, è nato AfroWomenPoetry.

Antonella Sinopoli e Francesca Boccaletto presso la Sala Paladin di Palazzo Moroni (Padova).
Antonella Sinopoli e Francesca Boccaletto presso la Sala Paladin di Palazzo Moroni (Padova).

Grazie alle interpretazioni di Angela A. Abasimi, Federica Schiavon, Cristina Rosetti, Ilaria Dubrini e Mary Boateng, l’atmosfera si è presto caricata dei temi del riscatto, dell’oppressione, della liberazione ma anche della quotidianità, racchiusi nei componimenti raccolti da AfroWomenPoetry.

Antonella Sinopoli ha accompagnato i partecipanti nel percorso che ha portato alla realizzazione del progetto, guidandoli attraverso il sito web, recentemente arricchito della sezione in francese che include le opere delle poetesse togolesi.

Sono state coinvolte nel progetto artiste note e meno note, agiate e con difficoltà economiche, delle città e delle aree rurali, della borghesia e del mondo accademico come Marcelle Koutchoukalo Tchassim e del mondo politico come l’ex ministro della Comunicazione Germaine Kouméalo Anaté docente universitaria di giornalismo e presidente dell’associazione degli scrittori e dei poeti togolesi. Presenti anche – nel progetto – alcune slameuse togolesi.

Denominatore comune per tutte – e luogo d’incontro e di conoscenza – è la poesia: “Nessuna di loro ha avuto atteggiamenti discriminatori l’una verso l’altra“, spiega Antonella, “le donne possono essere molto unite e in questo caso il vero collante è stato la partecipazione al progetto”.

Mary Boateng, una delle interpreti delle poesie.
Il pubblico durante le performance
Un momento della performance e la partecipazione del pubblico

Il percorso ha inoltre evidenziato differenze tra i due Paesi al momento presenti nel progetto, il Ghana e il Togo. Mentre nel primo le poesie sembrano più esplicite e le poetesse più libere – si pensi alla potente carica erotica di “Lasciami godere me stessa” – le poetesse togolesi appaiono più caute, e trattano alcune tematiche – come le questioni sociali – in maniera velata e “più intimistica“.

Ne emerge un’Africa non monolitica, bensì complessa e ricca di sfaccettature, fatta di donne con sensibilità e con esperienze diverse ma con un’eguale consapevolezza del mondo che le circonda.

Talvolta le poesie rispecchiano una realtà che spesso trascende l’area geografica, dipingendo sentimenti e problemi comuni alle donne di tutto il mondo, come doversi piegare alle regole di società ancora in molti aspetti patriarcali o le imposizioni di certe espressioni esteriori della femminilità legate alla moda o a interessi commerciali, e ancora la violenza domestica e i tabù che frenano il genere femminile nella piena espressione di sé.

Sono molte le artiste incontrate in Ghana e in Togo che usano la poesia come “arma di liberazione” ha detto l’ideatrice del progetto  È il caso, ad esempio, della ghanese Ama Anima Nuamah,  ingegnere di professione di cui nell’ambito dell’evento è stata presentata “Hai mai conosciuto la solitudine?”.

Canto collettivo in conclusione dell’evento.

Una delle peculiarità di AfroWomenPoetry”, conclude Antonella “è che si tratta di un progetto che rimane lì visibile e accessibile a tutti, in cui ognuno può cercare interpretazioni cogliendo pian piano elementi diversi nelle opere ma nello stesso tempo approfondendo attraverso le poetesse in questioni le realtà africane”.

Stando ai numeri – i partecipanti in sala – il pubblico ha accolto con trasporto l’intento di AfroWomenPoetry. Grande emozione durante la performance conclusiva che ha visto i protagonisti della serata unirsi in un canto collettivo. Molti non sarebbero andati via, ci hanno detto, per ascoltare ancora storie e versi delle donne africane.

AfroWomenPoetry continuerà a raccontare l’Africa e le donne attraverso la poesia. Prossima tappa, l’Uganda.

Carolina Carta

Carolina Carta ha recentemente acquisito il Master in Giornalismo all’Università di Groningen (Olanda) e ha da poco concluso un tirocinio presso Voci Globali. Con le radici in Sardegna ma lo sguardo sul mondo, ha deciso di dare una svolta alla sua carriera accademica e professionale attraverso il tirocinio in Ghana. I suoi interessi spaziano dai diritti umani alla salute mentale; ha sempre un occhio di riguardo per le questioni di genere e i diritti delle donne.

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