Siria, le “voci di dentro” delle donne che descrivono la guerra

[Traduzione a cura di Elena Intra dall’articolo originale di Sarah Jilani pubblicato su The Conversation]

Tra la copertura delle notizie, i reportage e le statistiche relative alla guerra civile siriana e alla battaglia contro lo Stato islamico in corso, le esperienze in prima linea dei civili sono difficili da reperire e divulgare. Eppure, spesso sono proprio queste storie che possono fornire prove cruciali in tempo di guerra, cronache di cambiamenti sociali e storici che portano alla luce narrazioni reali a volte in contrasto con quelle ufficiali. E queste storie si trovano ormai sempre più spesso negli scaffali delle librerie piuttosto che nelle edicole.

Da testimonianze a racconti brevi, romanzi grafici e memorie, scrittrici, giornaliste e sopravvissute siriane stanno attualmente affrontando le letterature di guerra, conflitto ed esilio. Gli ultimi due anni hanno infatti visto un’ondata di libri e memorie scritti da donne che catturano con parole le conseguenze umane della guerra civile siriana. In mezzo a reportage affaticati sulle escalation sempre più complesse e le mosse ciniche di altre nazioni interessate a esiti opposti, queste sono testimonianze convincenti di come il fanatismo e gli interessi al potere colpiscono la gente comune.

Un primo esempio è il libro di memorie di Farida Khalaf, pubblicato nel 2016, “The Girl Who Beat ISIS”. Khalaf e la sua famiglia sono yazidi, membri di una minoranza di lingua curda che segue un’antica fede preislamica. Il libro racconta come lo Stato Islamico ha attraversato il confine nel loro villaggio di montagna nel nord dell’Iraq, uccidendo gli uomini, reclutando i ragazzi e portando donne e ragazze ai mercati degli schiavi di Raqqa.

Attraverso testimonianze di persone come Khalaf, il genocidio contro gli yazidi è stato ufficialmente riconosciuto dall’ONU. Khalaf, in collaborazione con il giornalista tedesco Andrea C. Hoffmann, ha poi trasformato la sua serie di dettagliate interviste in una narrazione in prima persona. Nonostante le violenze indiscriminate viste su intere comunità e città, le sue memorie ci ricordano quanto ciò che le donne soffrono per mano dello Stato Islamico, e quello che continuano a sopportare nei campi profughi, sia ancora più devastante.

Conseguenze umane

Il romanzo grafico di Kate Evans, Threads From From the Refugee Crisis, sebbene diverso per prospettiva e stile, racconta le storie di persone ugualmente vulnerabili. Mentre faceva volontariato a Calais tra il 2015 e 2016, Evans ha fornito una testimonianza scrupolosa della situazione dei richiedenti asilo nella cosiddetta “giungla”. Abituati come siamo a frammenti veloci di notizie, questi disegni rappresentano una documentazione “lenta” al suo meglio.

Romanzo grafico basato su interviste fatte nella “giungla” di Calais

La visualizzazione dettagliata di vite ordinarie in circostanze straordinarie consente al romanzo di cogliere vividamente la vita nei rifugi temporanei, le conseguenze umane dirette delle manovre politiche dei leader europei e la straordinaria ospitalità di coloro che hanno perso tutto. Mettendo in primo piano le storie dei rifugiati, Evans dipinge ciò che i reportage su Calais non riescono, anzi forse nemmeno potrebbero, cogliere.

Testimonianze vivide

Le interviste sono spesso meno spersonalizzanti, ma a volte possono ventriloquire voci già vulnerabili. We Crossed A Bridge And It Trembled evita questo squilibrio presentando le testimonianze dirette di oltre 300 siriani che vivono in tutto il Medio Oriente e in Europa. Il libro, della studiosa americana Wendy Pearlman, raccoglie quattro anni di narrazioni dirette che raccontano la ribellione siriana, la guerra civile e il dislocamento umano.

I risultati delineano la straordinaria traiettoria del conflitto tramite le stesse parole dei siriani. I resoconti degli uomini dipingono un’immagine vivida della vita sotto il regime autoritario di Bashar al-Assad, lo sviluppo dello slancio rivoluzionario e la devastazione che ne è seguita, ma sono spesso le voci femminili a trasportare il lettore direttamente dentro queste esperienze. Come la giovane donna che descrive con queste parole elettrizzanti la sua prima partecipazione a una dimostrazione anti-regime:

Ho iniziato a sussurrare, libertà. E poi ho iniziato a gridare, libertà! Ho pensato tra me e me: questa è la prima volta che sento la mia voce.

Per alcuni, raccontare queste storie implica una posta in gioco alta. Avendo lasciato la Siria con sua figlia nel 2011, quando il regime la perseguitava, la scrittrice e giornalista Samar Yazbek è tornata segretamente nel 2012 sperando di creare un’istituzione civica per l’emancipazione femminile. La patria devastata che ha trovato al suo ritorno, ha preso forma nel suo ultimo libro (in italiano “Passaggi in Siria”), The Crossing: My Journey to the Shattered Heart of Syria.   

Il racconto di Azbek è un pezzo di letteratura incredibile – non a caso, meno di dieci anni fa, in circostanze molto diverse, proprio il suo nome era rientrato nella lista dei migliori giovani scrittori arabi all’Hay Festival.

Yazbek, sebbene sia una dissidente di lunga data, è alawita come la famiglia Assad, quindi viaggiare in regioni ribelli e parlare ai jihadisti, come racconta lei stessa, sembra un’impresa quasi suicida. Il libro intreccia in modo magnifico la prospettiva personale con quella politica e trasmette un messaggi forti: per le ragazze rapite fin dall’infanzia e per una patria ormai diventata irriconoscibile.

Tutti i lati del conflitto nella regione hanno perpetrato abusi sulle donne. I pericolosi viaggi in Europa,  spesso solo in seguito al limbo dei campi profughi, raramente promettono una via d’uscita. Di recente, è emerso che alcuni operatori umanitari in Siria richiedevano prestazioni sessuali dalle donne rifugiate in cambio dell’aiuto alimentare dell’ONU.

Il fatto triste è che questo è un corpo di letteratura che può solo crescere man mano che i costi reali di questa guerra per le donne continuano a crescere. Tuttavia, questi libri rappresentano un punto di partenza vitale.

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