Sudafrica, la terra ai neri. Espropriazione ai proprietari bianchi

La convivenza tra bianchi e neri in Sudafrica è sempre stata difficile, diciamolo pure. Ed erano molti i segnali che lasciavano presagire che la situazione, prima o poi, si sarebbe capovolta. Non più gli afrikaner a dettare legge sugli africani neri, ma i neri a fare leggi per limitare il potere economico dei bianchi con l’intento – si dice – di ristabilire la giustizia sociale. È quello che sta accadendo oggi.

La presidenza di Cyril Ramaphosa – subentrato a Jacob Zuma dopo le dimissioni forzate di quest’ultimo ed entrato in carica il 15 febbraio scorso – si preannuncia carica di cambiamenti epocali per questo Paese. Cambiamenti che la popolazione bianca giudica iniqui, assurdi e pericolosi per la stabilità sociale e la stessa sicurezza.

I bianchi possiedono ancora la maggior parte della terra ma pochi giorni fa il Sudafrica ha fatto un passo avanti per accelerare il trasferimento delle proprietà dai bianchi ai neri.

Il Parlamento ha infatti appoggiato una mozione che spinge alla modifica della Costituzione. Tale modifica consentirebbe l’espropriazione della terra senza compensazione. Una mozione proposta dal partito della sinistra radicale EFF – Economic Freedom Fighters – ma che è stata fortemente sostenuta dal partito al potere, l’ANC – National African Congress, di cui Ramaphosa è presidente. La mozione è stata approvata con 241 voti a favore contro 83 voti contrari. Via libera dunque alla revisione costituzionale, entro il 30 agosto un Comitato porterà le proposte di modifica a Parlamento.

In passato l’ANC aveva promesso varie volte di occuparsi della questione: vale a dire “rimediare alle disparità razziali“. Del resto, nel Paese – secondo dati forniti dal Governo nel 2017 – il 72% della terra coltivabile è posseduta dalla popolazione bianca, il 15% dai coloured (meticci), il 5% dagli indiani e il 4% dagli africani neri.

Chiare le parole del leader dell’EFF, Julius Malema, giudicato un marxista-leninista estremista, alla presentazione della mozione votata poi a larga maggioranza Sulla questione della terra, ha detto “è giunto il momento della giustizia. Dobbiamo assicurarci di ripristinare la dignità della nostra gente senza compensare i criminali che hanno rubato la nostra terra“.

Il no alla mozione è arrivato dal maggiore partito di opposizione, Democratic Alliance Party, la cui rappresentante Thandeka Mbabama ha detto che seppure c’era bisogno di correggere i torti del passato, l’esproprio “non può essere parte della soluzione“. Con questa legge l’ANC si starebbe dotando – a detta dell’esponente di Democratic Alliance – di un “perfetto capro espiatorio per evitare di spiegare il proprio fallimento legato alla corruzione, alla cattiva politica, alla cronica mancanza di fondi. L’esproprio senza indennizzo minerebbe gravemente l’economia nazionale, danneggiando ancora di più i neri poveri“.

Queste, invece, le dichiarazioni di Pieter Groenewald, leader del partito Freedom Front Plus che rappresenta la minoranza bianca afrikaner. “Se si continuerà su questa strada sono sicuro che ci saranno conseguenze impreviste che non sono nell’interesse del Sudafrica“.

Certo, ora i timori sono molti e c’è chi sta già denunciando il clima di violenze e paura che si è instaurato nel Paese.

Testimonianza di una cittadina del Sudafrica pubblicata su Facebook. Cliccare sulla foto per ascoltarla

Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa nel discorso seguito all’incarico di presidente aveva dichiarato che avrebbe accelerato il trasferimento della terra ai neri, sottolineando che la produzione e la sicurezza alimentare dovranno essere preservate.

Attivista contro l’Apartheid, sindacalista e grande uomo di affari che nel corso dei duri anni post segregazione – in cui l’economia era comunque rimasta nelle mani della minoranza bianca – Ramaphosa è arrivato per inaugurare una nuova era in Sudafrica. Lo ha fatto  citando nel suo discorso al Parlamento Nelson Mandela, che sostenne fin dall’inizio nella sua lotta. E affermando che è nel suo nome che si porterà avanti il cambiamento necessario per combattere le disuguaglianze.

 

Intanto la Fondazione Mandela ha chiesto ai giudici di vietare l’uso della bandiera anti Apartheid affermando che l’esposizione pubblica della bandiera equivale a “incitamento all’odio, alle violenze, all’ingiusta discriminazione“. La bandiera, hanno detto i membri della Fondazione, era un segno per ricordare i crimini contro l’umanità commessi in Sudafrica dalla minoranza bianca contro milioni di sudafricani neri.

La Fondazione avrebbe agito dopo che alla manifestazione “Black Monday” era stata mostrata la bandiera arancione bianca e blu. La manifestazione risale all’ottobre scorso ed era stata organizzata per protestare contro i frequenti omicidi di agricoltori e proprietari terrieri bianchi.

Insomma gli animi sono tutt’altro che tranquilli e la promessa dei leader sudafricani di cambiare le cose – e ristabilire la giustizia –  sta diventando realtà.

I risultati di questo primo, estremo passo, sono però al momento imprevedibili.

Antonella Sinopoli

Giornalista professionista. Scrive di Africa anche su Ghanaway. Si interessa e scrive di questioni che riguardano il continente africano, di diritti umani, questioni sociali. Ha viaggiato molto prima di fermarsi in Ghana e decidere di ripartire da lì. Ma continua ad esplorare, in uno stato di celata, perenne inquietudine. Poiché il mondo è troppo grande per una vita sola, ha scelto di viverne tante. Direttore responsabile di Voci Globali. Fondatrice del progetto afrowomenpoetry

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