Malaria, c’è un vaccino. Già testato su oltre 400 bambini africani

Se un giorno ci si potrà vaccinare contro la malaria dovremo anche ringraziare le centinaia di bambini africani che sono stati già sottoposti – e altri lo saranno – agli esperimenti dell’RTS,S/AS01, l’unico vaccino contro la malaria approvato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ambito del Malaria Vaccine Implementation Programme (MVIP).

Il vaccino è stato studiato per combattere i parassiti Plasmodium portati nell’uomo attraverso la puntura della zanzara femmina Anopheles, chiamata anche vettore di malaria. Delle 5 specie di parassiti che provocano la malaria, la plasmodium falciparum è la più mortale.

Al vaccino si sta lavorando da tempo con con fondi messi a disposizione dalla GlaxoSmithKline Biologicals, dal PATH Malaria Vaccine Initiative e da Wellcome Trust.

Somministrazione del vaccino. Foto dell’utente Flickr tpsdave rilasciata in licenza CC

Già nel 2007 si rendeva necessario testare i risultati raggiunti dai ricercatori. Vennero quindi “reclutati” 447 bambini in un’età compresa tra i 5 e  i 17 mesi nei distretti di Kilifi in Kenya e di Korogwe, Tanzania. I genitori dei bambini – o in caso di assenza dei genitori, i loro tutori –  furono chiamati a dare il loro consenso scritto, per qualcuno – che non sapeva scrivere – si usò il pollice e un po’ di inchiostro. La sperimentazione ha richiesto tre fasi, pubblicate lo scorso anno su una rivista medica britannica. Non si fa cenno, però, nè a eventuali effetti collaterali del farmaco nè a effetti eventualmente riscontrati sui bambini.

I risultati non sono stati forse quelli che ci si augurava, ma pare siano migliori di ogni altra sperimentazione di vaccini in corso o che si è tentata negli anni passati. Nel primo anno la vaccinazione ha mostrato un’efficacia del 35.9% ma al quarto anno questa percentuale era scesa al 2.5%. Inoltre, l’OMS, visto i risultati ha raccomandato che il vaccino non venga usato nei bambini tra i 6 e le 12 settimane di età.

In ogni caso l’RTS,S/AS01 resta l’unica speranza al momento e la decisione è stata quella di portare avanti – anzi ampliare – la sperimentazione. Il programma pilota ricomincerà infatti nel 2018, sarà molto più consistente e riguarderà tre Paesi: Ghana, Kenya e Malawi. Lo ha deciso la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità.  Tre i criteri di selezione dei Paesi in questione: avere implementato l’uso delle zanzariere trattate con insetticida, di programmi di immunizzazione e, non ultimo, avere un’alta incidenza della malaria tra la popolazione. I primi risultati scientifici sono attesi per il 2020.

C’è grande attesa quindi, tanto che è già stato deciso il nome con cui sarà messo in commercio il vaccino, si chiamerà Mosquirix™. Intanto l’RTS,S/AS01  dovrà essere approvato dal National Regulatory Authorities dei rispettivi 3 Paesi che si apprestano ad avviare la fase 4 del programma.

In una tabella dell’OMS i tassi di incidenza e riduzione della malaria. Non ci sono elementi certi sull’Africa Sub-Sahariana

Secondo l’OMS 3 miliardi e 200 milioni di persone in 95 Paesi e territori – quasi la metà della popolazione mondiale – sono a rischio di contrarre la malaria, 1 miliardo e 200 milioni quelli ad alto rischio.

Nel 2015 ci sono stati 214 milioni di casi e una stima di 438.000 morti. Il 92% dei casi di malaria riguarda l’Africa Sub-Sahariana, e il 90% delle vittime. Nel Sud Est asiatico si è calcolata una percentuale di decessi per malaria del 7% e di un 2% nella regione orientale del Mediterraneo. Il tasso di mortalità è comunque diminuito nel decennio 2000-2015, del 60% a livello globale, segno che l’educazione alla prevenzione e uno stile di vita in un ambiente pulito, possono fare la differenza.

L’Africa al di sotto del Sahara continua però a essere falcidiata dalla malaria. Nelle aree ad alta trasmissione le donne incinta e i bambini al di sotto dei 5 anni sono quelli maggiormente soggetti a trasmissione dell’infezione e alla morte. Il 70% dei decessi avviene proprio in questa fascia d’età. Di vitale importanza è un’analisi precoce della malattia. Nell’accesso rapido a test di verifica e nel trattamento immediato sta la differenza tra la vita e la morte.

Una donna incinta, e già madre di otto figli, con una grave crisi respiratoria conseguenza della malaria, in un ospedale della Repubblica Centrafricana. Morirà poche ore dopo. Foto dell’utente Flickr hdptcar rilasciata in licenza CC

L’artemisinina è la componente base dei medicinali per curare la malaria, ma è stato dimostrato che c’è una crescente resistenza della zanzara vettore di malaria a questo farmaco.  Ovviamente usare zanzariere, soprattutto se trattate con antiparassitari e usare questi ultimi anche nella stanza prima di andare a dormire, sono accorgimenti che riducono notevolmente la possibilità di prendere la malaria. Nonostante ciò ancora una percentuale troppo bassa della popolazione Sub-Sahariana ne fa uso, e non solo nelle aree rurali ma anche nelle città.

Ai rischi per la salute e per la vita si aggiungono anche i danni sociali ed economici provocati indirettamente dalla malattia. Giorni di scuola e di lavoro andati persi, allontanamento dalla propria comunità e un ciclo di povertà che non trova fine. Anche questi non sono fattori secondari da analizzare quando si discute di malaria.

L’ultimo report del WHO riguardante il 2016 insisteva sui risultati soddisfacenti nella riduzione dell’incidenza della malattia e faceva notare che le regioni europee erano malaria-free, tutti i 53 Paesi delle Regioni controllate non avevano registrato neanche un caso nell’ultimo anno. Ora, purtroppo,  dopo la vicenda della bambina di Trento morta per encefalopatite malarica, quest’analisi dovrà essere rivista.

In questo documento (PDF), a cura del PATH, tutte le informazioni sul vaccino e i risultati attesi.

Antonella Sinopoli

Giornalista professionista e blogger su Ghanaway. Si interessa e scrive di Africa, diritti umani, questioni sociali. Ha viaggiato molto prima di fermarsi in Ghana e decidere di ripartire da lì. Ma continua ad esplorare, in uno stato di celata, perenne inquietudine. Poiché il mondo è troppo grande per una vita sola, ha scelto di viverne tante. Direttore responsabile di Voci Globali.

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