‘La schiavitù è politica’, una Carta internazionale contro gli abusi

[Traduzione a cura di Carolina Carta dall’articolo originale di Aidan McQuade pubblicato su openDemocracy. Aidan McQuade è il direttore di Anti-Slavery International.]

L’organizzazione Anti-Slavery International è stata creata per porre fine alla schiavitù e per questo l’Anti-Slavery Charter che pubblichiamo oggi tocca l’essenza di tutto quello che facciamo.

La schiavitù è una questione politica: ha a che fare essenzialmente con il potere, o, più precisamente, con l’esclusione dal potere di determinati gruppi di persone che vengono così rese schiave.

È talvolta il risultato del cataclisma generato dai conflitti armati, come dimostrano le tragiche esperienze del Sudan, della Siria e della Nigeria. Ma la schiavitù esiste anche a causa delle nostre scelte, come alcune leggi nazionali e internazionali, di politiche e di misure legate allo sviluppo, all’occupazione, al commercio e alle imprese. Le condizioni create da questi sistemi creano terreno fertile per la schiavitù.

Prendiamo in considerazione, ad esempio, i casi di donne sfruttate come collaboratrici domestiche nel Regno Unito, risultato di permessi di soggiorno legati a datori di lavoro senza scrupoli. In altre parole, le norme riguardanti il visto nel Regno Unito agevolano direttamente una modalità estrema di asservimento.

Offrono un valido esempio anche Stati come il Qatar, gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita: ai rigidi criteri per il visto, che facilitano lo sfruttamento, si aggiungono restrizioni ai sindacati che impediscono loro di battersi per il diritto a un lavoro rispettabile – in cui sono coinvolte decine di migliaia di persone nell’Asia meridionale – nell’ambito dello sfruttamento del lavoro domestico.

Fonte: Flickr / Credits: torbakhopper. Alcuni diritti riservati.

Naturalmente gli Stati che consentono questo tipo di oppressione negano energicamente che le misure adottate portino ad uno stato di schiavitù vera e propria. Questa prospera in particolar modo proprio quando non viene chiamata col suo nome; per esempio, quando si cela sotto le spoglie del matrimonio forzato, una forma degradante di schiavitù che colpisce soprattutto ragazze e giovani donne, vittime in quanto impossibilitate ad opporsi. Tale forma di schiavitù viene difficilmente riconosciuta come tale.

Tollerare il matrimonio forzato e il matrimonio tra minori rappresenta una forma talmente eclatante di negazione dei diritti di milioni di ragazze da favorire l’evoluzione di abusi ancora più oltraggiosi, come le razzie misogine perpetrate da Boko Haram e dal sedicente Stato Islamico. Porre fine al matrimonio forzato e al matrimonio tra minori è fondamentale per far progredire e promuovere i diritti delle donne, e, di conseguenza, per porre fine alla schiavitù.

Più potere alle vittime

Naturalmente la visione secondo cui la schiavitù sia strettamente legata al potere e all’esclusione dal potere, ha come logica soluzione quella di concedere più potere proprio ai soggetti a rischio di essere schiavizzati.

Prima di tutto, l’istruzione è essenziale. Una delle ragioni per cui assistiamo a un così alto tasso di sfruttamento minorile nel settore dell’agricoltura nel Sud del mondo, è il fatto che non ci sono abbastanza scuole. E laddove le strutture scolastiche scarseggiano la qualità dell’istruzione è inevitabilmente carente.

Per questo motivo è necessario un cambiamento nella distribuzione delle risorse educative, specialmente all’interno delle comunità più vulnerabili, come i Dalit o gli Adavasi dell’Asia meridionale. I diritti delle donne devono diventare centrali nella teoria e nella pratica, in un modo mai visto prima. È necessario creare infrastrutture adatte – che includono servizi igienici separati e sicuri ad hoc per le donne – oltre ad un piano di studi dedicato.  L’insegnamento dei diritti umani deve diventare un punto cardine per distruggere i pregiudizi che ogni giorno contribuiscono alla violenza sulle donne e al loro sfruttamento. Sia ragazzi che ragazze dovrebbero avere accesso a un tipo di istruzione basata sulle loro vocazioni e con sbocchi imprenditoriali, così che, una volta conclusa la scuola dell’obbligo, aumentino le loro opportunità di rendersi economicamente autonomi.

Data la natura politica della schiavitù, gran parte del lavoro di Anti-Slavery International punta ad esigere dai Governi un cambiamento delle loro politiche, facendo appello alle imprese affinché cambino le modalità con cui operano e spronino gli operatori umanitari a riconoscere nella schiavitù una vera e propria piaga legata alla povertà.

Troppo spesso gli sforzi che vengono fatti per fronteggiare lo sfruttamento si limitano a far passare certe leggi o si concentrano unicamente sugli aspetti di giustizia penale. In realtà, le cause della schiavitù sono molto più complesse e, in mancanza di una più ampia prospettiva sul problema, i tentativi di arginarlo rischiano di fallire miseramente.

Anti-Slavery International ha perciò redatto una nuova Carta, basata su decenni di ricerca e di azione contro schiavitù, lavoro minorile e lavoro forzato. Il documento mette in luce alcune delle più significative misure attuate per mettere fine a ogni tipo di abuso. La finalità del documento è di reagire all’ampia serie di cause che rendono le persone di tutto il mondo vulnerabili alla schiavitù. Di conseguenza, siamo convinti che possa gettare le basi per un’azione concreta contro lo sfruttamento.

Invitiamo le altre ONG, i sindacati, le imprese, i Governi e le organizzazioni internazionali ad appoggiare questa iniziativa in quanto passo in avanti verso un rinnovato impegno nella lotta alla schiavitù. Chiediamo anche a tutti coloro che manifestano la propria preoccupazione per la sorte di milioni di persone in tutto il mondo afflitte da questa piaga, di concretizzare le proprie parole in un’azione immediata.

Insieme, possiamo sconfiggere la schiavitù una volta per tutte.

Cosa prevede l’Anti-Slavery Charter:

  • Il rispetto delle leggi deve essere garantito;
  • La discriminazione dev’essere proibita.

Per quanto riguarda gli Stati:

    • La legislazione nazionale deve criminalizzare tutte le forme di schiavitù;
    • …deve incentivare l’accesso a un lavoro dignitoso;
    • …deve tutelare i lavoratori più vulnerabili;
    • …deve garantire la libertà di associazione;
  • I Governi devono attuare leggi sull’immigrazione che proibiscano lo sfruttamento degli individui e riducano il rischio che questo avvenga;
  • …devono garantire i diritti dei bambini;
  • …devono proibire il matrimonio forzato.

Operatori umanitari e dello sviluppo:

  • Devono riconoscere la schiavitù come una questione strettamente legata alla povertà;

Responsabilità delle imprese:

  • Devono assicurare e rafforzare la totale trasparenza dei processi di distribuzione nazionali e internazionali;
  • Devono regolare in maniera appropriata le agenzie e le modalità di reclutamento.

A livello internazionale:

  • I beni prodotti attraverso la schiavitù, il lavoro forzato e il lavoro minorile devono essere proibiti.

Carolina Carta

Carolina Carta sta completando il Master in giornalismo all’Università di Groningen (Olanda) e al momento è tirocinante presso Voci Globali. Con le radici in Sardegna ma lo sguardo sul mondo, ha deciso di dare una svolta alla sua carriera accademica e professionale intraprendendo un periodo di stage in Ghana. I suoi interessi spaziano dai diritti umani alla salute mentale; ha sempre un occhio di riguardo per le questioni di genere e i diritti delle donne.

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