Una Corte internazionale contro il crimine di terrorismo

[Traduzione a cura di Benedetta Monti, dall’articolo originale di Ignacio De La Rasilla Del Moral pubblicato su The Conversation]

Foto Flickr dell'utente Karl-Ludwig Poggemann. Tir utilizzato per l'attacco terroristico ai mercatini di Natale di Berlino. Licenza CC.
Foto Flickr dell’utente Karl-Ludwig Poggemann. Tir utilizzato per l’attacco terroristico ai mercatini di Natale di Berlino, 19/12/2016. Licenza CC.

L’ondata di terrorismo sta crescendo a un ritmo preoccupante in tutto il mondo. Secondo un rapporto dell’Istituto per l’Economia e la Pace, il prezzo che abbiamo pagato nel 2000 è stato di 3.329 vittime, mentre nel 2014 il numero è aumentato fino a 32.685, e anche il costo del terrorismo in termini economici è salito a dismisura, di almeno dieci volte durante lo stesso periodo. Di conseguenza, alcuni Governi hanno avanzato la proposta che le Nazioni Unite costituiscano una nuova Corte di Giustizia con la missione di perseguire i crimini dei terroristi internazionali.

Si tratterebbe della prima Corte con la competenza di giudicare i terroristi internazionali in tempo di pace sulla base del diritto internazionale, che sarebbe destinata a integrare i meccanismi che alcune nazioni hanno già messo in atto per affrontare il problema e, a volte, per tentare di combattere gli atti terroristici compiuti al di là dei confini nazionali e tutti i problemi legali che ne derivano.

Tale Corte si unirebbe al numero crescente di Corti e Tribunali internazionali che si sono moltiplicati rapidamente dalla fine della Guerra Fredda. Le oltre 37.000 sentenze legalmente vincolanti pronunciate da queste corti internazionali si sono ridotte di circa il 90% dal 1990.

Il tentativo di conferire ai giudici internazionali la giurisdizione sugli atti terroristici transnazionali non costituisce una novità. Dopo che il re di Jugoslavia e il ministro francese degli Affari esteri furono assassinati a Marsiglia nel 1934, alcuni membri della Lega delle Nazioni firmarono per la prima volta alcuni Trattati anti-terrorismo.

Tra le varie disposizioni, già allora esisteva la richiesta di creare una Corte internazionale per giudicare i terroristi internazionali, ma non è mai stata approvata. Tuttavia, circa 80 anni dopo, questa idea sta avendo una sorta di rilancio, favorita dalla serie di attacchi suicidi devastanti ispirati dallo Stato Islamico e dalla guerra in Siria che ha aspetti sempre più internazionalizzati.

Una fase critica

L’idea di una Corte internazionale per il terrorismo ha preso sempre più piede a partire dai tragici eventi dell’11 settembre 2001, e potrebbe essere il momento giusto per istituirla.

Anche se il terrorismo non ha ancora una definizione legale accettata a livello globale, definita in modo più ampio, è sempre più visto come un fenomeno globale e un crimine internazionale. Attualmente sta diventando una sorta di routine per il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite definire ogni principale atto terroristico internazionale come “una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”, le stesse parole utilizzate per descrivere l’epidemia del virus Ebola del 2014.

Sul sistema legale internazionale al momento c’è una certa insistenza nel trovare una definizione anche al terrorismo transazionale in modo che possa essere perseguito in modo efficace. Nel 2011, il Tribunale Speciale per il Libano delle Nazioni Unite ha ammesso l’esistenza di un “crimine internazionale” perpetrato dal terrorismo internazionale, aprendo così un dibattito sul fatto se sia davvero emerso un nuovo “crimine contro il diritto delle nazioni”.

Nel sistema legale internazionale esiste un vuoto che l’eventuale istituzione di una Corte per il terrorismo potrebbe riempire. Le Corti penali internazionali per la Jugoslavia e il Rwanda e le Corti speciali per la Sierra Leone e il Libano si stanno di fatto sciogliendo e mentre queste Corti vengono chiuse, allo stesso tempo sono svincolate le risorse e si è aperta una nuova sfera giurisdizionale.

Allo stato attuale, la richiesta di trovare un modo per perseguire il terrorismo internazionale è supportata più a livello regionale che internazionale. Una proposta è rappresentata dalla Corte di Giustizia africana sui Diritti Umani, che sarebbe la “prima Corte regionale ad avere giurisdizione sul crimine di terrorismo” in tempo di pace. La Corte penale internazionale è sotto pressione perché riaffermi la propria autorità, mentre la Russia e numerosi Stati africani stanno intraprendendo iniziative per ritirarsi.

Tutto questo sta accadendo mentre le forze del nazionalismo, del populismo e la tensione internazionale stanno sconquassando l’ordine mondiale. Le relazioni diplomatiche globali stanno entrando in una fase critica e le strutture fondamentali economiche, politiche e culturali sono in continuo mutamento. Se all’improvviso si verificasse un vero atto terroristico catastrofico, o ne aumentasse la frequenza, il progetto di creare un unico meccanismo globale per perseguire i colpevoli alla fine potrebbe decollare.

Muoversi in un campo minato

Tuttavia istituire una simile Corte sarebbe molto difficile, ci sarebbero ostacoli sia dal punto di vista tecnico che politico. Fin dall’inizio, questa Istituzione dovrebbe risolvere i problemi dei Governi in merito alla sovranità, prendere una posizione sulla definizione di terrorismo, placare le preoccupazioni riguardo alla propria legittimità e intraprendere azioni per assicurare che il proprio potere non possa essere manipolato per fini politici.

Come recentemente hanno dimostrato sia il Regno Unito che gli Stati Uniti, molti Governi sono riluttanti a condividere la propria sovranità in qualsiasi campo e questo sarebbe particolarmente vero per questa sfera sensibile così legata alla sicurezza nazionale. Dal loro punto di vista il regime di Trattati transnazionali per il terrorismo funziona adeguatamente, almeno per i loro scopi.

In primo luogo, esiste il problema di una definizione chiara di che cosa costituisce il terrorismo dal punto di vista legale. Le Nazioni Unite hanno trascorso decenni a cercare di concordare su una definizione accettata a livello globale senza ottenere risultati. Se fosse istituita una Corte speciale utilizzando una definizione poco chiara, sarebbe come camminare in un campo minato politico e legale; senza mettere a punto la sua competenza potrebbe interferire con gli standard globali per i diritti umani stigmatizzando le persone e i gruppi che attualmente non sono etichettati come “terroristi”. Si provocherebbe un effetto a catena inasprendo gli effetti repressivi di numerose leggi e politiche contro il terrorismo in ambiti quali l’estradizione e la giurisdizione universale della legge sui rifugiati.

Questi rischi sono fin troppo evidenti e, in qualche modo, spiegano il motivo per cui questa Corte non è mai stata istituita. Ciononostante, esiste la disponibilità di una scorciatoia: i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite potrebbero istituirla tramite una risoluzione e, se si unissero, questa Istituzione che da decenni è in preparazione potrebbe diventare realtà prima del previsto.

Tuttavia, anche se il Consiglio di Sicurezza riuscisse a raggiungere un consenso così straordinario e smuovere questa situazione, ci potrebbe essere ancora un problema. Una Corte istituita per decreto secondo il volere di un gruppo ristretto di grandi potenze dovrebbe affrontare inevitabilmente problemi riguardo alla sua legittimità, trattando di crimini commessi in altri Stati che non hanno avuto voce in capitolo nella sua istituzione. E, soprattutto, non sarebbe in grado di rispondere alla domanda fondamentale che assilla molte istituzioni globali: chi salderà il conto?

Benedetta Monti

Traduttrice freelance dal 2008 (dall’inglese e dal tedesco) soprattutto di testi legali, ama mettere a disposizione le sue competenze anche per fini umanitari e traduzioni volontarie.

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