ONU, il nono uomo alle prese con i nazionalismi misogini

[Traduzione a cura di Benedetta Monti, dall’articolo originale di Anne Marie Goetz pubblicato su openDemocracy]

Di U.S. Mission, foto di Eric Bridiers. Wikimedia Commons.
Di U.S. Mission, foto di Eric Bridiers. Wikimedia Commons.

Il primo gennaio, António Guterres ha assunto la carica di nono Segretario generale delle Nazioni Unite, ed è anche il nono uomo a rivestire questo ruolo. In quanto tale, dovrà affrontare la situazione di crisi peggiore che si possa ricordare, in un momento caratterizzato dal crescente scetticismo riguardo alle soluzioni multilaterali, mentre la credibilità delle Nazioni Unite in qualità di organismo umanitario affidabile è stata distrutta dagli abusi e dagli sfruttamenti sessuali perpetrati dalle forze di pace.

Come una sorta di “papa laico“, Guterres dovrà affrontare aspettative troppo ambiziose sulla sua capacità di risolvere le crisi in atto e nel frattempo restituire alle Nazioni Unite un buon grado di reputazione. La vittoria di Trump alle elezioni presidenziali americane rende impellente che il nuovo Segretario Generale dia priorità ad un programma femminista rilevante per contenere la crescente ondata di misoginia negli Stati Uniti e in altri Paesi. Per poterlo fare in modo efficace, Guterres deve distinguere nettamente tra un progetto interno alle Nazioni Unite per raggiungere l’uguaglianza dei generi e un progetto più ampio per democratizzare i rapporti tra i generi e consentire la leadership femminile nella risoluzione dei problemi a livello nazionale e globale.

Le implicazioni della vittoria di Trump per le azioni multilaterali sull’uguaglianza dei generi

Nel 2016, una campagna femminista  ha coinvolto donne ad ogni livello che chiedevano la nomina di una donna nel ruolo di Segretario Generale. Uno dei fattori che ha attenuato il disappunto per la nomina di Guterres è stata la speranza largamente condivisa, diventata alla stregua di un’aspettativa, che il nuovo presidente americano fosse Hillary Clinton. La possibilità di avere un presidente americano femminista che, in qualità di Segretario di Stato, ha incrementato le spese degli Stati Uniti relative ai diritti, all’autonomia e al benessere delle donne investendo nella sicurezza nazionale e internazionale, avrebbe dovuto inaugurare una nuova era di sovvenzioni e di inclusione nel lavoro delle Nazioni Unite e degli specialisti della risoluzione “Donne, Pace e Sicurezza” rispetto al coinvolgimento delle donne nei processi e nel consolidamento della pace.

Un presidente americano femminista avrebbe anche potuto spingere le Nazioni Unite a diventare un riferimento più convincente per i diritti sessuali e di riproduzione delle donne, dei diritti alla proprietà, ad un impiego decente e a una retribuzione equa, alla libertà dalla violenza basata sul sesso e all’accesso alle opportunità per poter competere per le cariche pubbliche.

La vittoria di Trump minaccia invece l’esatto opposto, facendo sembrare le conquiste delle donne meno sicure di quanto avessimo creduto. Seguendo le tendenze globali che favoriscono stili di leadership prettamente maschili, il nazionalismo xenofobo e razzista, la sua elezione ha aumentato sensibilmente l’onere delle aspettative sul nuovo Segretario Generale. La vittoria di Trump ha comportato una serie di minacce al multilateralismo in generale, e nello specifico agli sforzi per rallentare il cambiamento climatico, per promuovere i diritti umani, per cooperare per il reinsediamento dei rifugiati e, incredibilmente, persino per la libertà di espressione.

L’elezione di Trump rappresenta anche una minaccia ai diritti delle donne. La sua stessa, fatta di molestie sessuali, la minaccia di togliere i fondi alla “Planned Parenthood” (Pianificazione Familiare, NdT), il suo respingere gli sforzi per combattere la discriminazione sessuale o basata sul genere considerata “politicamente corretta”, la sua predilezione per i maschi bianchi anziani – alcuni accusati di violenza domestica – nei ruoli di leadership governativa, sono espressione di una sprezzante riduzione delle donne a oggetti sessuali alla stregua di Hugh Hefner. Le sue proposte vaghe sul congedo di maternità retribuito non rispecchiano una piattaforma politica femminista, ma il “femminismo del mercato di punta” di sua figlia Ivanka, non trattandosi di giustizia ma di adescamento delle donne al consumo.

In quest’ottica appare sinistro che le poche richieste di informazioni riguardo al modo di lavorare del Governo da parte del team di transizione di Trump abbiano riguardato le politiche di genere. Proprio prima di Natale il team ha chiesto ai dipendenti del Dipartimento di Stato e dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) di illustrare “i progetti e le attività esistenti per promuovere l’uguaglianza dei generi, ad esempio la fine della violenza basata sul genere, e per promuovere la partecipazione delle donne nella sfera politica ed economica e nelle iniziative imprenditoriali ecc.” Il team di transizione di Trump ha richiesto anche un elenco di posizioni “le cui funzioni principali sono quelle di promuovere tali questioni”, nonché quali fondi sono stati destinati ai programmi di genere nel 2016. Considerato quant’è isolata questa richiesta da parte dell’inesperto team, viene da pensare che si tratti di un’area di grande interesse per il neo presidente.

Se l’intenzione dell’indagine sulle attività del Governo americano per l’uguaglianza dei generi doveva solamente “togliere il grasso in eccesso”, Trump ne rimarrà deluso. Le attività per l’uguaglianza dei generi nei Paesi più fragili e in via di sviluppo non rappresentano il maggior spreco di denaro per gli Stati Uniti. Tuttavia se l’intenzione è quella di ostacolare o tagliare il diritto delle donne americane a lavorare a livello internazionale, questo rappresenta una preoccupazione maggiore. Mentre la politica americana più nota sugli aiuti esteri e sui generi è l’emendamento Helms che vieta l’utilizzo di aiuti federali per finanziare l’aborto, gli Stati Uniti hanno un ruolo di leadership sconosciuto ma fondamentale nella policy-making multilaterale sui diritti delle donne. Un attacco al ruolo degli Stati Uniti in questo campo potrebbe avere ripercussioni in tutto il mondo.

Gli Stati Uniti sono alla guida degli sforzi per spingere le Nazioni Unite a promuovere i diritti delle donne dai tempi in cui Virginia Gildersleeve era l’unica donna della delegazione americana nel 1945 alla Conferenza Onu di San Francisco, dove contribuì alla stesura della Carta delle Nazioni Unite. Durante la Commissione sullo Status delle Donne annuale, gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo fondamentale per facilitare i progressi normativi, ma spesso hanno eseguito trattative alle spalle delle nazioni partner del Sud, creando coalizioni globali sui diritti delle donne per dimostrare che tali diritti non costituiscono esclusivamente una preoccupazione dei Paesi industrializzati.

Durante il Consiglio di Sicurezza, gli Stati Uniti hanno dato sostegno alle risoluzioni “Donne, Pace e Sicurezza”, in particolare le risoluzioni che mirano a impedire l’utilizzo della violenza sessuale come tattica di guerra. Gli Stati Uniti forniscono un supporto finanziario all’Ufficio del Rappresentante speciale del Segretario Generale sulla Violenza Sessuale nei Conflitti. E sebbene siano a malapena il Paese che effettua più donazioni a UN Women, sono stati i primi a promuovere la risoluzione del 2010 con cui è stato creato questo ente. Hillary Clinton in persona ha parlato a nome di questo ente per persuadere Michele Bachelet, l’attuale presidente del Cile, a diventarne il primo Direttore Esecutivo, una mossa che ne ha aumentato la visibilità significativamente.

Il momento per un’ondata femminista nelle Nazioni Unite

Alla luce di un’inevitabile indebolimento del sostegno degli Stati Uniti all’uguaglianza dei generi e per i diritti LGBT, e nel contesto di revoche di quanto raggiunto dai diritti delle donne da parte di regimi che potrebbero dirsi nazionalisti, populisti, autoritari, cleptocratici post Unione Sovietica, o influenzati da ideologie religiose fondamentaliste, le Nazioni Unite devono farsi avanti come portabandiera dei diritti delle donne.

Non sarà facile. Come è stato osservato da un gruppo di femministe che si è riunito in autunno al Centro Internazionale per la Ricerca sulle Donne a Washington DC: “Questa istituzione che ha catalizzato […] processi decisivi per garantire un impegno all’uguaglianza dei generi non è riuscita ad attuare tali impegni nelle proprie politiche e prassi interne, nonché nei programmi che promuove e supporta.” Portare l’attenzione alle questioni sui generi nei livelli più alti dei processi decisionali nelle Nazioni Unite richiederà alcune riforme interne per affrontare il modo in cui queste questioni sono costantemente emarginate e relegate in secondo piano, per aumentare in modo significativo le sovvenzioni ai programmi di empowerment delle donne, per aumentare l’influenza di UN Women e per affrontare uno dei maggiori fallimenti delle Nazioni Unite: l’impunità concessa alle forze di pace in uniforme e civili, nonché al personale umanitario delle Nazioni Unite, che hanno perpetrato abusi sessuali sulle popolazioni ospitanti.

Ben prima che Guterres fosse eletto, alcuni osservatori delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali della società civile hanno iniziato a creare programmi di priorità da sottoporre al nuovo Segretario Generale. Si potrebbe dire che tutto ha avuto inizio con il feroce articolo dell’ex assistente del Segretario Generale Anthony Banbury sul New York Times nel marzo del 2016 in cui si dava la colpa alla “colossale cattiva gestione” delle Nazioni Unite di un sistema rigido riguardo al personale e alla pressione politica nelle nomine di alti funzionari. Purtroppo Banbury ha chiamato un gruppo di esperti esterno per riesaminare la situazione – un classico metodo delle Nazioni Unite per non fare niente. Successivamente, il Centro per la Cooperazione Internazionale ha redatto un documento sui metodi per riorganizzare il sistema riguardo al personale e apportare veri talenti nei dirigenti di alto livello e non individui che devono un favore ai propri Governi.

Un elenco di priorità eseguito dall’Overseas Development Institute britannico affronta l’immigrazione e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs). Il Gruppo per le crisi internazionali ha dato priorità alla riapertura del multilateralismo, alla mediazione nel Medio Oriente, alle azioni per rendere l’Unione Africana più efficace, alla creazione di sistemi di prevenzione dei conflitti e al riesame del lavoro in merito all’anti-terrorismo delle Nazioni Unite. Il Centro per le Relazioni internazionali e lo Sviluppo sostenibile ha chiesto di riesaminare le attività di mantenimento della pace nelle missioni di poco conto e basate sulle informazioni per rendere le Nazioni Unite più reattive rispetto alle crisi che si evolvono più rapidamente. Mark Seddon del Guardian ha invece ridotto tutto alla soluzione della questione siriana il prima possibile.

Nemmeno uno di questi suggerimenti menziona la questione di genere, eccetto che per sottolineare la misura in cui la reputazione delle Nazioni Unite sia stata macchiata a causa dello sfruttamento sessuale da parte delle forze di pace. La mancata considerazione da parte degli osservatori dell’uguaglianza dei generi che caratterizza il lavoro delle Nazioni Unite mostra che questa non è considerata una questione rilevante rispetto alle crisi del momento, ma come qualcosa che deve essere affrontato successivamente.

Questo dovrebbe far preoccupare i sostenitori dell’uguaglianza dei generi. Numerose ricerche e azioni di sensibilizzazione hanno dimostrato che l’uguaglianza dei generi non è una questione da affrontare in un secondo tempo, ma una priorità immediata urgente per la riduzione della povertà e per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, per il rafforzamento della democrazia, per la prevenzione dei conflitti e per la costruzione della pace. Tuttavia, chiaramente, i dati non sono riusciti a convincere le persone intelligenti che cercano di risolvere le crisi del nostro tempo.

Le azioni immediate di Guterres per le donne nelle posizioni di leadership

Se Guterres è femminista come afferma di essere, allora dovrà mettere l’uguaglianza dei generi al centro delle priorità durante il suo mandato. Facendolo dovrà anche fare una distinzione tra l’uguaglianza dei generi nel personale e gli sforzi sostanziali per fare avanzare la leadership, il benessere e i diritti delle donne.

Nei discorsi fatti dalla sua nomina, Guterres ha menzionato la questione di genere con cautela, ad esempio durante il giuramento il 13 dicembre. Si è impegnato per l’uguaglianza dei generi nel personale delle Nazioni Unite e ha posto la priorità alla questione della protezione delle donne nel contesto delle crisi e dello sconvolgimento sociale. Il suo impegno per la leadership delle donne è stato consolidato attraverso un gesto simbolico, ossia le nomine, avvenute subito dopo il suo giuramento, di Amina Mohammed (ex Ministro dell’Ambiente nigeriano) come Vice Segretario Generale, di Maria Luiza Riberio Viotti come Capo di Gabinetto e di Kyung-wha Kang come consulente speciale.

Con un’azione mai intrapresa dai suoi precedessori nella carica di Segretario Generale, Guterres ha anche nominato un consulente per l’uguaglianza dei generi all’interno del suo team, una persona che gode del rispetto in questo ambito e che ha gestito nel 2015 lo Studio globale sulle Donne, la Pace e la Sicurezza. Attraverso la nomina di un consulente senior per lo sfruttamento e l’abuso sessuale, ha posto questi problemi al centro della scena, ed ha anche richiesto al team responsabile delle risorse umane, in particolare all’interno del Segretariato fortemente dominato dalla presenza maschile, di presentare le proposte per l’attuale scadenza relativa alla parità dei sessi del 2030 verso il 2020.

Ha ragione a fare pressioni: nel 1993 le Nazioni Unite si sono poste l’obiettivo di raggiungere’uguaglianza di genere in tutte le categorie del personale entro il 2000. Quasi un quarto di secolo dopo, nelle Nazioni Unite vi è una presenza femminile minore del 22% nei quadri superiori del Segretariato e la percentuale delle donne in alcuni ambiti, come ad esempio il mantenimento della pace e la gestione delle missioni politiche, si trova al di sotto del 25% da anni.

Questo progresso incerto significa che Guterres dovrà spendere una parte del capitale politico per andare al di là delle “migliori intenzioni”. In altre parole, Guterres dovrà rifiutare gli elenchi dei candidati proposti dagli Stati membri per le posizioni dirigenziali fino al momento in cui non sarà presente un numero maggiore di donne. I gruppi di esperti che si occupano dell’arruolamento non possono cavarsela con l’affermazione che non si sono candidate donne abbastanza qualificate, ma dovranno andarle a cercarle e dovranno anche essere formati sul modo in cui combattere la sottovalutazione sessista delle conquiste delle donne. Saranno necessarie anche misure più severe come insistere che sono necessarie rose di candidati femminili per alcune posizioni che sono state prevalentemente dominate dai maschi, cosa che probabilmente scatenerà grida di indignazione da parte delle rappresentanze sindacali del personale e dagli Stati membri.

Lo squilibrio tra i sessi nelle Nazioni Unite è ancora più estremo tra le forze di pace in uniforme. I suggerimenti indicati nello Studio globale sulle Donne, la Pace e la Sicurezza del 2015 delle Nazioni Unite sulla creazione di incentivi finanziari per i Paesi che contribuiscono con le proprie truppe in modo che inviino un maggior numero di soldati e polizia di sesso femminile non sono stati presi sul serio a causa di un’avversione di vecchia data a privilegiare alcune categorie di personale specifiche (e anche a causa del timore di una forte reazione da parte degli uomini). Adesso però è giunto il momento di superare tutto questo.

Probabilmente occorrerà molto di più della sola uguaglianza di genere

L’uguaglianza dei generi nel personale non può essere il pilastro principale del progetto femminista di Guterres, e sembra che il Segretario Generale stesso sappia che la strada per l’empowerment delle donne è lunga. Mentre sarebbe auspicabile un maggior numero di donne ad ogni livello della burocrazia delle Nazioni Unite nell’interesse della diversità, non si tratta necessariamente di generare azioni politiche femministe. E l’uguaglianza dei generi nel personale rischia di essere percepita come un progetto elitario, come un'”opportunità di lavoro per le donne” ma non rappresenta necessariamente giustizia e opportunità anche per le donne che in tutto il mondo si trovano sotto regimi patriarcali.

Per questo motivo, un’altra priorità di Guterres sarà quella di portare la questione sull’uguaglianza di genere anche nei suoi impegni per la pace, per lo sviluppo sostenibile e nella riforma amministrativa. Durante la sua campagna, Guterres ha promesso un “aumento della diplomazia per la pace; non soltanto intendeva che avrebbe preso un aereo per Damasco ma che avrebbe mobilitato i talenti diplomatici migliori del mondo per costruire ponti nei conflitti dall’apparenza problematici. E in questo ambito dovrebbe anche impegnare mediatori di sesso femminile. Dalla comunità al livello nazionale, i mediatori donne sono esclusi dalle risoluzioni dei conflitti, anche se esistono prove che gli accordi di pace durano più a lungo quando sono coinvolte le donne. Lo sviluppo sostenibile dovrà affrontare le maggiori fonti di disuguaglianza e sfruttamento del modo in cui il lavoro femminile non viene pagato e i maschi godono dell’impunità per la violenza perpetrata sulle donne. I tentativi di una riforma amministrativa non possono escludere uno sforzo urgente per portare giustizia alle vittime degli abusi sessuali da parte del personale delle Nazioni Unite. Mentre ci sono problemi per considerare responsabili i colpevoli in uniforme, le Nazioni Unite possono almeno garantire che il proprio personale composto da civili risponda di tali crimini.

Le proposte per prendere provvedimenti a questo riguardo si trovano negli elenchi delle “cose da fare” consegnate al nuovo Segretario Generale dai gruppi femministi, come ad esempio ICRW, Equality Now e, in particolare, da una rete di femministe del personale delle Nazioni Unite. Tuttavia a tutti questi elenchi manca qualcosa. Perché il nuovo Segretario Generale ponga i problemi riguardo all’uguaglianza di genere al primo posto dei programmi del processo decisionale delle Nazioni Unite, è necessaria la presenza di un sostenitore dell’uguaglianza dei generi interno.

Il processo decisionale delle Nazioni Unite necessita un “cervello” femminista alle spalle, e solamente UN Women ha il compito di trovarlo. Lo stesso UN Women ha bisogno di avere una posizione migliore per poter esercitare la propria influenza in tutti gli aspetti del lavoro delle Nazioni Unite. Le rivalità tra le unità di genere in diverse parti delle Nazioni Unite continuano a bloccate i tentativi di UN Women facendo arenare il lavoro per la parità dei sessi ai livelli inferiori del personale, lontano dalle sfere più alte. Rafforzare UN Women non deve significare un indebolimento di tutte queste unità di genere, ma che quest’ultime devono accettare di essere monitorate da UN Women – cosa che al contrario viene respinta da tutte. Rafforzare UN Women significa anche aprire la possibilità di ricevere una porzione dei fondi valutati (i contribuiti richiesti e non volontari che gli Stati membri effettuano alle Nazioni Unite), ma soprattutto significa costruire l’analisi strategica e la capacità di pianificazione di UN Women in modo che questa possa impegnarsi concretamente nei processi di risposta alle crisi interne delle sfere più alte delle Nazioni Unite.

A Guterres è necessaria una vittoria per l’uguaglianza dei generi di grande visibilità

Durante una riunione informale tenuta a metà dicembre e convocata dall’Istituto internazionale per la pace, circa trentacinque organizzazioni della società civile hanno avuto l’opportunità di proporre per un’ora e mezzo al Segretario Generale e al suo team le proprie preoccupazioni. Una sorprendente maggioranza delle dichiarazioni ha ribadito l’importanza del sostegno al lavoro delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere. Uno dei primi punti che sono stati sollevati riguardava la necessità di difendere i diritti alla riproduzione delle donne e di non perdere terreno sui diritti all’aborto. Altri hanno sollevato allarmi riguardo alle crescenti minacce per i difensori dei diritti delle donne, la necessità di recuperare la reputazione delle Nazioni Unite negli Stati con contesti più deboli, e di associare l’iniziativa riguardo all’uguaglianza di genere con la richiesta che i leader senior delle Nazioni Unite siano responsabili della promozione dei diritti delle donne.

Il Segretario Generale ha ascoltato con attenzione le organizzazioni e mentre il problema riguardo al diritto di riproduzione delle donne non è stato trattato, è pressoché certo che il suo nuovo team sia impaziente di identificare una vittoria di grande visibilità sulla questione per dimostrare l’intenzione delle Nazioni Unite di resistere all’ondata globale di nazionalismo misogino. Le prime nomine di Guterres sono rassicuranti, ma non mettono in luce l’esigenza di una conquista femminista. L’uguaglianza dei generi nel personale non sarà raggiunta per molto tempo. Sarebbe più rassicurante e visibile per le donne in tutto il mondo se ci fosse una componente riguardo all’uguaglianza dei sessi nell’aumento della diplomazia del Segretario Generale – ad esempio sostenendo i movimenti delle donne per la pace ad impegnarsi negli sforzi di mediazione. Un’altra azione di grande visibilità potrebbe essere quella di intraprendere azioni decisive contro il personale delle Nazioni Unite coinvolto nello sfruttamento e nell’abuso sessuale, perché questo potrebbe far diventare le Nazioni Unite più credibili nella difesa dei diritti delle donne.

Benedetta Monti

Traduttrice freelance dal 2008 (dall’inglese e dal tedesco) soprattutto di testi legali, ama mettere a disposizione le sue competenze anche per fini umanitari e traduzioni volontarie.

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