Burundi, il braccio di ferro tra l’Unione Africana e l’Occidente

[Traduzione a cura di Benedetta Monti dall’articolo originale di Ann Garrison pubblicato su Pampazuka]

Se la stampa occidentale potesse rovesciare un Governo, quello del Burundi sarebbe sparito da tempo. Chiunque abbia cercato in Rete informazioni sul Burundi durante lo scorso anno, avrà notizie insistenti riguardo alle richieste di dimissioni del presidente Pierre Nkurunziza da parte di funzionari occidentali, visto il clima di manifestazioni di protesta e insurrezioni armate, per lasciare spazio ad un “governo di transizione”. Il crimine di Nkurunziza? Aver vinto un terzo mandato dopo che la Corte costituzionale del Burundi aveva stabilito che Nkurunziza era autorizzato a ricandidarsi una seconda volta a suffragio universale. Nkurunziza è molto popolare all’interno della maggioranza rurale e agricola del Burundi.

L’ambasciatrice americana delle Nazioni Unite, Samantha Power, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban-Ki-Moon, il Dipartimento di Stato americano, l’Unione Europea, il Belgio – l’ex paese coloniale del Burundi – hanno sostenuto con accanimento l’invio di truppe dell’Unione Africana (UA) in Burundi, che la nazione fosse concorde o meno. Secondo la loro opinione, l’invio delle truppe è necessario per proteggere la popolazione civile e per prevenire un genocidio. Samantha Power, nel suo libro “Problem from Hell: America in the Age of Genocide” (Problemi dall’inferno: America nell’era del genocidio, NdT), afferma che gli americani sono obbligati a proteggere i civili e a prevenire il genocidio con le proprie forze armate – cos’altro? Le missioni per il “mantenimento della pace” dell’UA fanno affidamento sull’U.S. Africa Command (AFRICOM) per avere le armi, la formazione, l’intelligence, la logistica, l’organizzazione e il comando.

 

Il presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza. Foto di pubblico dominio

Tuttavia, il 31 gennaio, durante il Summit annuale, gli Stati membri dell’Unione Africana hanno respinto la proposta delle forze occidentali di inviare le proprie truppe in Burundi senza il consenso di questa nazione. Il Governo del Burundi ha affermato che i combattimenti hanno interessato solamente alcuni quartieri della capitale, Bujumbura, che le forze armate dello Stato sono in grado di affrontarli e che considererà qualsiasi invio di truppe dell’UA senza il proprio consenso come un’invasione. Ha anche aggiunto che nel Governo, nell’esercito e nelle forze dell’ordine ci sono sia membri del gruppo Hutu sia del gruppo Tutsi, quindi non sussiste un pericolo imminente di genocidio. Nel 1993, l’esercito del Burundi, composto prevalentemente da Tutsi, ha ucciso centinaia di migliaia di Hutu dopo aver assassinato anche il primo presidente Hutu della nazione, Melchior Ndadaye, che era stato anche il primo presidente ad essere eletto democraticamente.

Il ruolo del Ruanda nel conflitto

All’inizio dei combattimenti, durante l’ultima settimana di aprile dello scorso anno, più di duecentomila rifugiati sono fuggiti dal Burundi. A novembre, Jeff Drumtra, ex funzionario delle Nazioni Unite del Campo di rifugiati Mahama del Ruanda, ha riferito a Pacifica’s Flashpoints Radio di aver documentato l’arruolamento da parte del Governo ruandese dei rifugiati del Burundi in un nuovo esercito ribelle che doveva combattere in quella nazione. Drumtra ha affermato anche di aver presentato tale documentazione all’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissariato per i Rifiugiati, e che quindi sia le Nazioni Unite che le altre potenze non avrebbero potuto dire, successivamente, di non essere a conoscenza di questo arruolamento. Il Ruanda ha negato le accuse di Drumtra, ma l’organizzazione Refugees International ha confermato l’accaduto nel rapporto di dicembre: Asylum Betrayed: Recruitment of Burundian Refugees in Rwanda (Diritto d’asilo tradito: l’arruolamento dei rifugiati del Burundi in Ruanda, NdT).

Il Summit annuale dell’Unione Africana

I media hanno riportato le affermazioni dei presidenti della Guinea Equatoriale e del Gambia, al loro arrivo al Summit dell’Unione Africana il 29 gennaio scorso, in cui hanno dichiarato di opporsi all’invio delle truppe dell’Unione in Burundi senza il consenso di tale nazione. Il diplomatico senegalese Ibrahima Fall, Rappresentante speciale della Regione dei Grandi Laghi africana dell’Unione, in seguito ha affermato a Radio France International che l’invio delle truppe dell’Unione senza il consenso del Burundi non è “immaginabile.”

Non è mai stata intenzione dell’Unione Africana quella di inviare una missione in Burundi senza il consenso delle autorità di questa nazione” ha affermato Ibrahima Fall. “Non è possibile. Se anche quanto affermato da questi due leader [Teodoro Obiang Nguema della Guinea Equatoriale e Yahya Jammeh del Gambia] si basa su un malinteso, speriamo che ci siano ulteriori dialoghi e che tali questioni siano risolte. Probabilmente una delle conclusioni – al momento tali conclusioni sono indicative – dell’incontro di questo venerdì sarà quella di inviare una delegazione in Burundi per parlare con le autorità e iniziare un dialogo sulla questione.

 

Una serie di violente proteste hanno infiammato alcune aree del Burundi negli scorsi mesi. La reazione a tali proteste ha fatto ipotizzare il rischio di genocidio. Foto pubblicata su Flickr in licenza CC dall'utente Globovisión

Durante il Summit, l’opposizione all’invio di truppe non è stata effettivamente discussa né c’è stata una votazione per appello nominale. Le nazioni che fanno parte dell’Unione Africana senza dubbio hanno compreso che se autorizzassero l’invio di truppe senza il consenso del Burundi, altre truppe potrebbero essere inviate anche oltre i loro confini. L’articolo 4(h) dell’atto costitutivo dell’Unione Africana dispone che l’UA ha il diritto di intervenire in uno Stato membro in “circostanze gravi, come crimini di guerra, genocidio, e crimini contro l’umanità“, ma se fosse applicato, l’invio di truppe in Burundi rappresenterebbe il primo caso in cui tale articolo sia stato applicato.

Charles Kambanda, avvocato americano di origini ruandesi ed ex professore di legge all’Università Nazionale del Ruanda, ha affermato: “Sembra che i capi di Stato dell’Unione Africana abbiano analizzato in modo adeguato la situazione in Burundi, ed è chiaro che il Consiglio di Pace e Sicurezza dell’UA, subendo pressioni da parte dell’Unione Europea e degli Stati Uniti che desiderano un cambiamento di regime in Burundi, non ha fatto invece ricerche approfondite – sia dal punto di vista legale che dal punto di vista politico – sull’ingenua proposta di inviare forzatamente truppe dell’Unione in Burundi. Ancora una volta il presidente Kagame e i suoi partner nelle azioni criminose, che hanno cercato di utilizzare le truppe dell’Unione Africana per prendere il controllo del Burundi, sono stati nuovamente sconfitti. Sarà la verità a prevalere, non la propaganda.”

Benedetta Monti

Traduttrice freelance dal 2008 (dall'inglese e dal tedesco) soprattutto di testi legali, ama mettere a disposizione le sue competenze anche per fini umanitari e traduzioni volontarie.

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