“Installate software libero per evitare la censura”

[Traduzione a cura di Manuela Beccati, dall’articolo originale di Jacob Appelbaum pubblicato su openDemocracy]

Spero che vi uniate a me nell’installare software libero in nome della libertà e della lotta contro la sorveglianza di massa, e per il rifiuto della strumentalizzazione da parte di chi ci ha rovinato: i nostri servizi di intelligence.

Questo articolo è tratto dal discorso di apertura di Jacob Appelbaum al Forum Mondiale per la democrazia 2015 [16-21 novembre, NdR].

La situazione in questo momento è particolarmente difficile. Mi dispiace molto per quanto è successo a Parigi e a Beirut, in un contesto che sembra aver preso ed esportato le guerre americane sul suolo europeo.

Detto questo, le risposte che ho visto mi spaventano, e non solo nell’ambito tecnologico. Io sono un esperto di tecnologie, ma sono anche un essere umano, e mi rifiuto di essere etichettato come uno che può parlare solo di tecnologia.

Alcune delle cose che ho sentito hanno suscitato in me un bel po’ di paure ataviche e vorrei dire, soprattutto alle persone che sono qui, residenti europei come lo sono io in questo momento, che vi incoraggio a imparare dagli errori del mio Paese [Stati Uniti, NdR], sulla scia del nostro più recente, orribile, attacco terroristico.

Abbiamo risposto agli attacchi con le guerre, e ora che queste guerre sono arrivate sulla soglia della nostra casa, abbiamo assistito a interventi pesanti caratterizzati da ulteriore violenza, che di fatto alimentano ciò che vuole Daesh. Daesh vuole ancora più guerra.

Vogliono eliminare le zone grigie, in modo che chiunque abbia la barba, chiunque sia un musulmano oppure abbia un aspetto diverso, venga trattato come un estraneo e incriminato. Vogliono far diffondere la xenofobia, generare più violenza, quindi dovremmo chiederci: è questo ciò che vogliamo?

Stiamo assistendo al fallimento dei nostri servizi di intelligence. I servizi di intelligence di tutto il mondo sostengono che la crittografia è un problema. Ma alla prova dei fatti, gli attentati di Parigi sono stati perpetrati da persone che hanno usato carte di credito intestate a loro nome, e che hanno utilizzato normali sms per mandare messaggi come ‘Andiamo’.

Nessuno si sta chiedendo come queste persone riescano a condurre il traffico di armi – stiamo parlando di beni tangibili che non viaggiano tramite Internet. Come può succedere che i servizi segreti abbiano fallito così miseramente e che ora stiano cercando di distrarre la gente, replicando ad accuse con altre accuse, e dando in pasto all’opinione pubblica che la colpa sia della crittografia. Siamo a questi livelli?

E che dire del fatto che il Regno Unito ha organizzato un piano con i suoi servizi di intelligence, come il dipartimento JTRIG [Joint Threat Research Intelligence Group, NdT], che ha inserito tra i suoi obiettivi le minoranze religiose con scopi di estorsione politica? Perché il Regno Unito è autorizzato, e di fatto incoraggia, a molestare le minoranze affinché diventino loro informatori, in caso contrario minacciandoli di privarli della cittadinanza? La cittadinanza, che è quel diritto che garantisce tutti gli altri diritti.

Questo è uno dei problemi fondamentali. La minaccia non viene dalla tecnologia o dalla crittografia. Alla base c’è l’intolleranza, la mancanza di apertura, la mancanza di accoglienza, la paura dell’altro.

E quanto alla proposta che abbiamo sentito dalla Francia, che dovrebbero esserci arresti e carcerazione preventivi dei musulmani, è un fatto che non deve accadere. È assolutamente contro lo stato di diritto e anche se fosse resa legale tale procedura, sarebbe contro le libertà civili fondamentali.

Quando sono avvenuti gli attacchi a Parigi, io ero in Kuwait per partecipare a un evento artistico organizzato dall’ambasciatore francese, e sono rimasto molto scioccato da ciò che era successo. Parlando con la gente dell’accaduto mi sarei aspettato più coinvolgimento. Non che a loro non importasse, ma parlandomi mi hanno detto una frase che mi ha lasciato senza parole.

Hanno affermato: “i nostri fratelli e sorelle stanno morendo in Siria, finora se ne contano 250.000. Più di un milione di persone sono morte in Iraq e in Afghanistan, che cosa sono un paio di centinaia di persone a Parigi. Vi abbiamo subiti, ora sono loro a subire“.

Che cosa può insegnarci tutto questo?

Violenze ad Aleppo. Narciso Contreras, Freedom House / Flickr su licenza CC.
Violenze ad Aleppo. Narciso Contreras, Freedom House / Flickr su licenza CC.

La risposta giusta è commettere ancora più violenza? Minare le nostre libertà fondamentali? Aggiungere backdoor ai programmi? Spingere a far credere che il problema sia la tecnologia? Penso di no. Ma è ancora più problematico limitarsi a suggerire di combattere il male – in questo modo non si osservano e studiano le sue cause di fondo. Ad esempio, il pacifismo è molto più potente quando lo consideriamo una scelta, e lo scegliamo in alternativa all’atteggiamento di violenza.

Si tratta semplicemente di considerare che la violenza è astensione dal dialogo, è voler sbarazzarsene del tutto, e quindi rispondere con la violenza è una tragedia, che provoca a sua volta ulteriori tragedie. Bombardando la Siria non creeremo la pace, nella migliore delle ipotesi otterremo una sottomissione. Pace non equivale a sottomissione.

Dovremmo invece tenere più in considerazione il nostro essere umani. Per esempio, è stata trasmessa una notizia in cui si annunciava che dei sospettati di attività terroristica sono stati uccisi. Si diceva anche: nessun civile è rimasto coinvolto. Ma cos’è un sospettato, cittadino dell’UE, se non un essere umano? Se non un civile? Ogni persona allora potrebbe rimanere accidentalmente uccisa. Cosa in effetti accaduta all’uomo di origine brasiliana dopo l’attentato alla metro di Londra per mano dei servizi segreti britannici. Quella persona era innocente. Ma dal momento che i suoi diritti erano sospesi, per un caso di omonimia, si è scelto di ucciderlo, senza un equo processo.

Dovremmo prendere come esempio i norvegesi e la risposta che hanno usato loro, non quella americana. Dopo gli atti eclatanti di razzismo, violenza e terrorismo commessi da Breivik, la Norvegia ha deciso che avrebbe scelto un percorso di maggiore democrazia: invece di alienare e respingere la gente, ha continuato a fare le cose nel modo in cui aveva sempre fatto, rifiutandosi di rinfocolare il terrore, rifiutandosi di permettere ai terroristi di cambiare la società norvegese. Questo è l’esempio giusto. Non dobbiamo seguire la strada intrapresa dagli americani, dovremmo scegliere di seguire l’esempio norvegese di non violenza e maggiore democrazia.

Proprio questa è la risposta che dovremmo prendere in considerazione, ovvero espandere la nostra libertà. Sì, dobbiamo combattere l’estremismo, ma in particolare dovremmo combattere l’estremismo e l’assenza di limiti degli Stati su ciò che possono fare o come possono farlo. Il Consiglio d’Europa e la Corte dei diritti dell’uomo oggi esistono perché abbiamo capito dalla Storia che questa è una bugia.

Gli Stati commettono atti di terrorismo, come fanno altri soggetti, e non dobbiamo dimenticare che questa lezione è una lezione acquisita a fatica. Se vogliamo eliminare gli estremisti violenti, dobbiamo ricordare che gli estremisti ci mettono a tacere con la violenza o le minacce di violenza. Quindi dobbiamo essere disposti alla massima apertura, avere una natura accogliente, impegnarci per la giustizia, e rifiutare fermamente di allontanare i rifugiati.

Dobbiamo ricordare che abbiamo un obbligo verso i profughi, i quali provengono da una storia in cui altri non hanno agito correttamente, senza quell’obbligo. Solo un estremismo è corretto, ed è quello che afferma che noi abbiamo un diritto illimitato di formare e mantenere le nostre credenze, e impedire che questi diritti vengano ridotti. Questo include il diritto a un processo, insieme al diritto di affrontare un accusatore. È stata introdotta un’idea nuova: che saremo tutti liberi, e tutto rimarrà libero, fino a quando ci sottometteremo ai controlli infiniti per la sicurezza, ai controlli alle frontiere, a quelli di massa e alla vigilanza mirata, insieme all’identificazione obbligatoria per quasi tutti gli atti. Ma questa nozione di libertà è del tutto incompatibile con la libertà come la intendiamo noi, attraverso la Corte dei diritti dell’uomo, per mezzo degli individui e attraverso i valori sociali della libertà.

National Security Agency, quartier generale a Fort Meade, Maryland. Foto di pubblico dominio, Wikimedia Commons.
National Security Agency, quartier generale a Fort Meade, Maryland. Foto di pubblico dominio, Wikimedia Commons.

Stiamo anche assistendo al dilagare di opportunismo politico, come quello di Robert Litt, membro dei servizi segreti, che ci dice per esempio che “l’ambiente legislativo è oggi molto ostile“, tuttavia, “potrebbe trasformarsi in caso di un attacco terroristico o di un evento criminale laddove possa essere dimostrato che la crittografia ha ostacolato le attività di indagine.

C’è un valore aggiunto, ha proseguito, “nel mantenere aperte le nostre possibilità di controllo in una situazione del genere“. Queste persone sono spregevoli al pari dei terroristi quando cercano di sfruttare la morte delle persone per erodere le nostre libertà in cambio di potere personale.

Oggi esiste della tecnologia che ci aiuta a confermare, garantire, espandere le nostre libertà, dove abbiamo il diritto di leggere, di parlare liberamente, e la responsabilità di essere buoni gli uni con gli altri. Queste persone vogliono indebolire le nostre infrastrutture tecnologiche, vogliono attivare la censura su Internet sia nel privato che nel pubblico, sia tramite gli accesso di servizio (backdoor) che direttamente, mettendoci in ogni caso a rischio.

Ci sono due cose che si possono fare in questo momento, volendo. In primo luogo, è possibile installare Signal sullo smartphone, un software che permette di fare chiamate vocali criptate e messaggi sms senza backdoor, schivando i metodi mirati di sorveglianza di massa. Vi incoraggio a farlo adesso, è un software libero e gratuito. Si può anche installare il browser Tor, che vi darà la possibilità di navigare in Internet e di mantenere l’anonimato, così saremo in grado di svolgere operazioni senza lasciare scie di dati rintracciabili dalle spie che potrebbero usarle contro di noi in qualsiasi momento. Ed evitare di essere presi di mira per altri tipi di criminalità informatica. Entrambi sono software liberi, realizzati per la libertà.

Ricordate che gli stessi servizi di intelligence che oggi pretendono di introdursi nei nostri sistemi, sono coloro che sfruttano le tragedie, che hanno imposto alla Vodafone in Grecia di intercettare il Primo ministro, e che operano la sorveglianza di massa in tutta Europa. Non possiamo fidarci di loro. Sono i servizi di intelligence degli Stati Uniti e del Regno Unito che usano i loro sistemi di sorveglianza per consentire assassinii di Stato extra-giudiziali.

Dobbiamo rendere sicuro Internet, e rendere a questa gente la vita sempre più difficile se non impossibile. La questione della sicurezza oggi non è un problema di sicurezza in contrasto alla privacy. La nostra sicurezza richiede una forte privacy, e la nostra sicurezza richiede anche autonomia, trasparenza e responsabilità, richiede la libertà di parola, il rispetto dei diritti umani fondamentali. E anziché meno democrazia, abbiamo bisogno di più democrazia. Piuttosto che di sistemi meno sicuri, abbiamo bisogno di sistemi più sicuri. E abbiamo bisogno di usarli, di farli conoscere e sostenerli finanziariamente.

Spero che vi uniate a me nell’installare software gratuiti per la libertà e lottare contro la sorveglianza di massa, rifiutandoci di essere strumentalizzati da quei soggetti che hanno fallito: i nostri servizi di intelligence.

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