Bacino del Congo, legno insanguinato e impunità

[Prima parte di un’inchiesta sullo sfruttamento del legname, molto spesso illegale, nella più grande foresta pluviale del mondo, seconda solo a quella dell’Amazzonia]

Il Bacino del Congo tocca vari Paesi, contiene la seconda più vasta foresta pluviale tropicale al mondo dopo quella dell’Amazzonia, ed è fonte di sostentamento per milioni di abitanti dell’area. Un luogo vitale per il clima globale e abitato da innumerevoli specie animali e vegetali – molte di queste uniche al mondo. Due recenti rapporti dell’organizzazione non governativa britannica Global Witness rivelano diverse e gravi, ma impunite, responsabilità internazionali nella Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica Centrafricana. Una situazione in cui la mancanza di rispetto per la natura e per l’essere umano sono strettamente connessi.

Contro il commercio illegale di legname e prodotti da esso derivati, a livello internazionale, ci sono strumenti come il Regolamento europeo (EUTR n. 995/2010) entrato in vigore il 3 marzo 2013 (e varie legislazioni nazionali ne attuano le disposizioni), il Lacey Act statunitense (emendato nel 2008) o l’australiano Illegal Logging Prohibition Act del 2012. A seconda dei casi sono previste multe o anche la prigione. Inspiegabilmente, però, finora non c’è stata applicazione nei casi collegati a conflitti. Il rapporto dal titolo “Exporting Impunity” (Esportando impunità) evidenzia come la foresta pluviale del Congo è disboscata illegalmente per i mercati internazionali, le cui aziende hanno commerciato con compagnie della Repubblica Democratica del Congo accusate di aver sistematicamente abbattuto alberi in modo illegale, di violazioni dei diritti umani e vari altri abusi.

Bacino del Congo, foto su licenza CC.
Bacino del Congo, foto pubblicata su Wikipedia su licenza CC.

La superficie della Repubblica Democratica del Congo è pari a 2.345.000 km2 (più di Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna, Svezia insieme) e la popolazione corrisponde a circa 80 milioni di abitanti (più o meno come la Germania). È ricchissima di risorse naturali, legname, diamanti, oro, rame, cobalto, coltan (che abbiamo nei nostri cellulari e computer), solo per nominarne alcune. Nel Paese c’è più della metà della foresta pluviale del Bacino del Congo. Il sostentamento di circa 40 milioni di abitanti è collegato alle foreste, ma lo sfruttamento industriale di queste esaurisce le risorse fondamentali da cui la popolazione dipende.

Nel rapporto 2014 dell’Indice di Sviluppo Umano la Repubblica Democratica del Congo è al penultimo posto. Nel Paese, divenuto sinonimo di conflitti, gli interessi interni ed esterni sono enormi e il più delle volte trattati in modo illegale. Nonostante qualche miglioramento, c’è ancora molta instabilità con la presenza di vari gruppi ribelli che commettono abusi e violazioni di diritti umani, inclusi tortura, riduzione in schiavitù, violenze sessuali, reclutamento di bambini soldato.

Rappresentazione emblematica del clima caotico nel Paese, nonché delle complicità e connivenze a livello internazionale, è lo scandalo scoppiato nel 2007 che ha visto coinvolte le truppe di peacekeeping dell’ONU (della missione MONUC ora MONUSCO), accusate, tra le altre cose, di aver dato armi a gruppi ribelli in cambio di oro e avorio. Poi il tentativo di insabbiare il caso o al meglio sottovalutarne la serietà da parte degli alti ranghi dell’ONU, fino al sottosegretario dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i Servizi Interni, la svedese Inga-Britt Ahlenius. L’ONU ha assunto un simile grave atteggiamento riguardo le accuse di sfruttamento e abuso sessuale su minori da parte dei peacekeeper in varie parti del mondo, incluse la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana.

A task force comprised of MONUC DDRRR, MONUC PIO, World Bank and DRC Gov't Officials visited FDLR combatants in Nyabiondo, NK to encourage them to disarm and repatriate to Rwanda. Seen here: Mugunga I & II IDP camps (foreground) and Bulengo IDP camp (background) near Goma, North Kivu.
Foto aerea di campo per sfollati nei pressi di Goma, Kivu Nord, sullo sfondo il Bacino del Congo. Foto ONU su licenza CC.

Il commercio di legname non è esente da problemi di legalità. Il Paese ha uno dei più alti tassi di deforestazione e degradazione nel Bacino del Congo. Le comunità locali stanno perdendo i loro mezzi di sostentamento e i loro tentativi di protesta contro questa situazione, provocata delle aziende di legname che non rispettano gli accordi, vengono soffocati con la violenza. Le autorità non sono capaci di far applicare la legge e il tasso di corruzione è altissimo. Durante l’inchiesta di Global Witness sono emerse molte illegalità da parte delle aziende del legname. Abbattimento di alberi senza autorizzazione, o in eccesso rispetto a quanto autorizzato, o addirittura di specie non autorizzate, violazione del regolamento sulla tracciabilità del legname, nessun rispetto dei diritti dei lavoratori, delle norme sulla sicurezza, della protezione dell’ambiente, degli impegni sociali nei confronti delle comunità interessate, violazione dei diritti delle stesse comunità, violenze fino a procurare la morte, abusi sessuali anche nei confronti di minori e ciò con la complicità della polizia e dei soldati, evasione fiscale, ecc. Alexandra Pardal, leader della campagna di Global Witness ha dichiarato:

Sapevamo che le aziende di legname della Repubblica Democratica del Congo violavano la legge, ma il livello di illegalità è davvero scandalizzante. L’Unione Europea e gli Stati Uniti stanno fallendo nel loro obbligo legale di mantenere il legname collegato al disboscamento illegale, alla violenza e all’intimidazione lontano dalle nostre officine. I mercanti stanno approfittando di un affare multimilionario che sta portando le foreste pluviali del mondo all’estinzione.

La maggior parte del legname congolese viene esportato in Cina (64.6%), principale centro di lavorazione del legno, dove – nonostante sia richiesto alle proprie imprese di rispettare leggi e regolamenti del Paese in cui lavorano – manca una legislazione specifica contro l’importazione di legno illegale. Nel caso della repubblica Centrafricana, questo permette alle aziende europee di importare dalla Cina senza correre rischi, dal momento che risulta più difficile rintracciare l’origine del legno. L’Europa è comunque al secondo posto per il legno proveniente direttamente dalla Repubblica Democratica del Congo (21.7%). I principali destinatari sono Francia e Portogallo, seguono Belgio, Gran Bretagna e Spagna. Il nostro Paese è al 6° posto. Dal primo gennaio 2013 alla fine di dicembre 2014 l’Italia ha importato 525,26 tonnellate comprandole da SIFORCO, SODEFOR, COTREFOR. Contro queste ci sono accuse di violazioni, abusi, violenze, corruzione. In Italia, l’attuazione del Regolamento europeo corrisponde al Decreto Legislativo n. 178 del 30 ottobre 2014. [fine I parte]

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