Talenti italiani all’estero e migranti per necessità in Europa

L’impennata del numero di migranti nel mondo (232 milioni di persone nel 2013, di cui 72 milioni di persone soltanto in Europa), secondo quanto riportato dal Rapporto del Dipartimento di Affari Economici e sociali dell’Onu, invita a qualche riflessione.

Queste le principali mete: Stati Uniti (45,9 milioni), Russia (11 milioni), Germania (9,8) Arabia Saudita (9,1), Emirati Arabi Uniti (7,8), Regno Unito (7,8), Francia (7,4), Canada (7,3), Australia (6,5), e Spagna (6,5 milioni). Nonostante le speranze che guidano i migranti molti restano coloro che scappano da situazioni difficili, ma una volta approdati in terra straniera non si trovano garantiti nei diritti fondamentali.

Eppure il fenomeno non si arresta: soltanto in Africa, fra marzo e agosto 2013 circa 30mila africani hanno puntato alla Libia attraverso il Niger settentrionale, molti con l’obiettivo di arrivare nel Vecchio Continente.

Sbarco migranti a Lampedusa. Foto di Sicilia Today rilasciata in Licenza CC (BY-NC-SA 2.0)

Per affrontare il difficile tema della migrazione, il 4 ottobre scorso nel palazzo dell’Onu a New York il Segretario generale Ban Ki Moon ha lanciato un’agenda in 8 punti: rispetto dei diritti dei migranti; abbassamento dei costi delle migrazioni; far fronte al dramma del traffico degli esseri umani e a quello dei profughi; portare avanti progetti e politiche per veicolare un’immagine positiva del migrante; inserimento, da parte degli Stati, delle migrazioni dentro tutti i piani per lo sviluppo e la riduzione della povertà, con azioni ad hoc; approfondimento della conoscenza sulle migrazioni; cooperazione e partenership internazionale.

Linee guida di largo respiro su scala internazionale che tracciano un orizzonte di lavoro piuttosto definito, mentre dopo il Consiglio Europeo di fine ottobre il dibattito in tema di immigrazione e asilo è tornato a farsi più acceso.

E in Italia? Secondo il Rapporto sull’economia dell’immigrazione in Italia 2013, realizzato dalla Fondazione Leone Moressa con il patrocino dell’OIM Roma (dedicato quest’anno al tema “Tra percorsi migratori e comportamento economico”), nel Belpaese i lavoratori immigrati sono 2,3 milioni, pari al 10,1% degli occupati e al 12% al PIL. Un dato da non trascurare: riconoscere il ruolo dei migranti nell’economia italiana – forti di statistiche e indagini approfondite – è uno degli step fondamentali per rafforzare una loro immagine positiva e non stereotipata. L’altro dato di rilievo che emerge è il fatto che le mansioni lavorative tradizionalmente svolte dagli stranieri (addetti alla pulizia degli edifici, venditori ambulanti etc.) ora sarebbero svolte anche dagli italiani.

La crisi acuta che ha investito lo stivale, ormai fuori dal G8, e che ha portato a emigrare per lo più personale altamente qualificato (il 40% negli ultimi 18 mesi), a caccia di soddisfazioni professionali e più generose retribuzioni, sta cioè vedendo un lento adeguamento della domanda e dell’offerta alle esigenze reali e contingenti del Paese, soprattutto nell’ultimo anno. Questo in un momento in cui la piaga della disoccupazione non smette di preoccupare, e a ragione: secondo  i dati Eurostat (secondo trimestre 2013) il tasso di disoccupazione in Italia ha toccato il 12,10 per cento, più di un punto percentuale della media europea. L’arte di arrangiarsi degli italiani, popolo di emigranti, non può certamente essere un antidoto scacciacrisi, neppure temporaneo.