La Cambogia del passato e quella che lotta per il futuro

[Nota della Redazione: Tre giorni fa la Commissione elettorale della Cambogia ha confermato i risultati elettorali delle elezioni tenutesi lo scorso 28 luglio. Ma la conferma della vittoria del partito al Governo e del premier Hun Sen, è stata duramente contestata dall’opposizione e da parte della popolazione. Nei giorni scorsi si sono svolte varie manifestazioni di protesta e un altro corteo è stato annunciato per il 15 settembre. Senza voler entrare nelle specifiche vicende politiche del Paese, pubblichiamo di seguito un post di Nuccia Decio sulla sua ultima visita in Cambogia.]

Un viaggio in Cambogia e subito si accende una luce sul Tempio di Angkor Wat, un capolavoro di indiscutibile bellezza dell’arte Kmer che attira ogni anni più di due milioni di visitatori. In una giungla verdissima, avvolto da enormi radici e da folti arbusti, è conservato ancora intatto il monastero buddista di Ta Prohm, scoperto dagli archeologi nel 1860. Appagati da tanta bellezza ci avviamo verso la capitale Phnom Peng, attraversando le polverose strade sterrate e i villaggi, che con i suoi abitanti sono il cuore pulsante di questo Paese. Impossibile non sostare in alcuni di essi. E grazie a Sari (instancabile guida) incontro tante persone e riesco a fermarmi a parlare con tante donne, uomini… facendomi strada tra decine e decine di bimbi.

Angkor - Monastero Buddista Ta Prohm. Foto di Nuccia Decio ©

Le parole si sovrappongono tanto è il desiderio di raccontare. Raccontare della loro estrema e ben visibile povertà, aggravata dagli sgomberi forzati, che negli anni hanno comportato la distruzione delle loro case e la confisca dei terreni. Con tanta amarezza e strette di mano proseguiamo. Lentamente  il panorama cambia e compaiono immense risaie (il riso rappresenta un’importante risorsa, sia interna che per l’esportazione). Molte donne sono chine sulle piantine con  i loro bambini accanto che  giocano. Ciò che mi colpisce sono i cartelli, così vicini a queste donne intente a raccogliere il riso: Danger!! Mines!! Sapevo della presenza di mine antiuomo ma non pensavo la situazione fosse così grave e ancora così pericolosa. Tento di scattare una foto ai cartelli ma una guardia mi chiede di non farlo. Dal 1979 all’aprile di quest’anno, circa 19.666 persone sono state uccise ed altre 44.581 ferite.

Dal 1975  al 1978 il Paese subì una vera e propria devastazione nel corso del sanguinario regime di  Pol Pot, a capo dei Khmer rossi. Anni terribili, durante i quali milioni di cittadini cambogiani vennero schiavizzati, torturati, uccisi, dispersi nei Paesi vicini. Un durissimo periodo al quale seguì una grande miseria. E ancora oggi chi visita il Paese ha la percezione e la prova di quanto gli effetti di quel periodo siano ancora vivi. Solo l’intervento del Vietnam con l’occupazione del Paese riuscirono a deporre il dittatore, ma la popolazione era ormai stremata dalla fame, dal terrore e dal disorientamento…

Villaggio cambogiano su palafitte. Foto di Nuccia Decio ©

Riprendiamo la bussola per dirigerci vicino al Lago Tonle Sap, importante mezzo di trasporto per il commercio interno e crocevia di incontri. Qui conosciamo un cooperante di un noto osservatorio sui diritti umani, venuto a verificare di persona cosa accade nel Paese oggi. Henry, giovane e brillante, accompagnato da stuoli di fanciulli, ha molto da dire: per esempio di come le autorità ancor oggi ricorrano alle minacce, alle vessazioni, nei confronti di sindacalisti, degli attivisti che lottano per la difesa della deforestazione o di quelli che agiscono per la libertà di stampa e di espressione.

Bambini incontrati a lago Tomle Sap. Foto di Nuccia Decio ©

Le donne – mi raccontano – sono sempre state in prima linea nelle manifestazioni pacifiche e non è stata loro risparmiata violenza ma anche operatori delle ONG sono stati più volte minacciati.  Continuare a sorseggiare la tazza di tè che mi avevano offerto è difficile dopo queste testimonianze, ti senti scottata dentro… Due giorni di sosta per  poi raggiungere la capitale Phnon Peng, poi dall’albergo attraverso la città verso il mercato Psar Toul Tom Pong perché mi piace andare proprio lì dove posso incontrare la gente, inebriarmi dei colori della frutta e osservare i tanti insetti cucinati e disposti in grande ceste che tanto attirano le persone del posto. Ma mentre mi guardo intorno la mente ritorna agli orrori narrati: moltissime tra le persone che incrocio tra la folla sono monchi di un braccio o di una gamba.

Ci avviciniamo al Palazzo Reale – con la sala del trono ancora in uso – e alla Pagoda d’argento. Più interessante è per me la visita del Museo delle barbarie Tuol Sleng che in lingua Kmer significa la collina degli alberi velenosi: un tempo era sede di una Scuola Superiore, fino al momento in cui fu ribattezzata dal regime comunista “Ufficio di sicurezza 21”, S-21. È difficile descrivere quanto si vede e percepisce man mano si entra nelle camere di tortura e si sta attenti ad evitare macchie di sangue dei quali i muri sono ancor pregni.

Il viaggio è terminato, parto portando con me il sorriso dei bambini, il dolore percepito e provato, ma anche la speranza che le cose possano andare meglio in futuro per le nuove generazioni. La Cambogia oggi è un Paese giovane, dove l’età media è 24 anni. C’è da sperare allora.

 

3 pensieri riguardo “La Cambogia del passato e quella che lotta per il futuro

  • 11 settembre 2013 in 09:02
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    Brava! Ma non sapevo che eri stata anche in Cambogia; è proprio vero che, anche dopo anni di frequentazione quotidiana, le persone hanno sempre qualcosa da svelarci. Per fortuna!

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  • 12 settembre 2013 in 22:31
    Permalink

    Che piacere sapere che le meraviglie del Tempio di Angkor Wat vengono visitate oggi da così tanti turisti! Quando ci sono stato, ero solo con una mia collega. L’UNESCO, tramite esperti indiani, aveva appena iniziato i lavori di restauro. Mi rimangono ancora in memoria la sorpresa nel vedere in piena foresta la maestosità di tutti quei edifici, i pilastri di marmo colossali tagliati perfettamente, le radici degli alberi che erano scartavano enormi sassi e le figure in bassorilievo che erano riuscite a sfidare l’umidità e le intemperie e il tempo per secoli.

    Del Lago Tonle Sap, invece mi ricordo il gran numero di vietnamiti che vi abitavano. Abitavano proprio in case galleggianti, avevano piante in vasi all’ingresso delle case, c’erano negozi e altre strutture che di solito si trovano sulla terra ferma. Poco tempo dopo la mia visita, c’è stata una mattanza di vietnamiti da parte dei cambogiani tale che molti dei sopravvissuti sono tornati nel loro paese.

    Modestia a parte devo dirvi che la missione UNTAC (Autorità provvisoria delle Nazioni unite in Cambogia) a cui ho partecipato, fu un vero successo, nonostante le accuse di avervi aggravato l’AIDS e iniziato molte ragazze alla vendita del proprio corpo.

    Risposta
  • 13 settembre 2013 in 12:15
    Permalink

    Gentile Abdoulaye Bah, buongiorno!

    Ho letto con piacere il suo commento al mio breve reportage dalla Cambogia.
    Mi permetto di chiederLe se di recente vi è stato. Il ricordo dei Templi di Angkor (non solo Wat),così come da Lei descritti, è un immagine romantica che conservo non solo nella mente. Nel report ho citato 2 milioni di visitatori l’anno ma creda sono di più. Solo nel territorio limitrofo i Templi hanno costruito circa 180 fra alberghi, resort! Questo ha avviato il processo degli sgomberi forzati dei quali accenno.
    Per quanto riguarda i villaggi del Lago Tonle Sap, se non
    ricordo male sono 5, hanno perso l’impronta della quale Lei citava. Desumo, avendo Lei fatto parte dell’UNTAC che il periodo sia relativo all’inizio
    anni ’90. In merito al massacro che Lei ha giustamente rcordato. Ce ne sarebbero altri da ricordare, ma nulla eguaglia l’orrore instaurato da Pol Pot .Gli eventi sono tristi sono tanti. Attualmente c’è una summa di violazione di diritti umani. Non potevo citarli in un breve reportage!
    Avremo magari modo confrontarci in altra sede.
    Le rinnovo i miei cordiali saluti .
    Nuccia Decio

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