Mugabe, il dittatore “approvato” da 15 Paesi africani

[Questo post è stato scritto da Abdoulaye Bah, originario della Guinea, autore e traduttore per Global Voices, funzionario – ora in pensione – delle Nazioni Unite e animatore di un forum online dell’Associazione delle vittime del Campo Boiro e tutti i campi di concentramento in Guinea durante la dittatura di Sékou Touré. Aggiornatissimo e molto seguito il suo blog, Konakry Express.]

A dispetto di tutte le irregolarità rilevate durante le elezioni presidenziali del 31 luglio in Zimbabwe, i leader della Comunità di Sviluppo dell’Africa Meridionale (in inglese Southern African Development Community – SADC) nel loro vertice annuale, tenutosi a Lilongwe in Malawi il 18 agosto scorso, hanno invitato la comunità internazionale ad eliminare tutte le forme di sanzioni precedentemente imposte allo Zimbabwe, adottate dai Paesi occidentali con la motivazione che i brogli – che stando alle denunce avrebbero caratterizzato le elezioni – rendevano poco credibili i risultati.

Inoltre, per mostrare la massima solidarietà col dittatore, lo hanno nominato vice presidente della SADC e deciso che lo Zimbabwe ospiterà, nel luglio 2014, il prossimo Summit di tale organizzazione. Molti di loro hanno fatto sapere che presenzieranno personalmente al giuramento di Mugabe per il suo nuovo mandato, il prossimo 22 agosto. Non solo, egli succederà alla presidenza della SADC alla signora Joyce Banda, presidente del Malawi. E a leggere le dichiarazioni del portavoce dell’Unione Africana, si comprende che anche questa lo appoggia.

A 89 anni, Robert Mugabe ha vinto al primo turno per la quinta volta. Presidente dall’indipendenza della Rhodesia del sud divenuta Zimbabwe 33 anni fa, si è aggiudicato il 61 per cento dei voti. Il suo partito, Unione Nazionale Africana Zimbabwe – Fronte Patriottico ha ottenuto 142 seggi parlamentari su 210, assicurandosi una maggioranza dei due terzi sufficiente per modificare la Costituzione. Al Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC) il principale partito di opposizione guidato dal primo Ministro Morgan Tsvangirai, è andato il 34 per cento dei voti.

Il presidente Robert Mugabe dello Zimbabwe. Foto estratta dalla pagina Facebook del sito seneweb.com

Per il principale oppositore di Mugabe le elezioni sono risultate piene di violazioni lungo tutto il processo. Difficile dargli torto. Infatti, il rieletto presidente aveva fissato unilateralmente la data delle elezioni e le ha gestite come meglio gli conveniva. Stati Uniti ed Unione europea avevano espresso immediatamente le loro perplessità a causa delle “presunte irregolarità” e “mancanza di trasparenza” denunciate dalla stampa, dalla società civile e da varie altre fonti.
Già prima delle elezioni, diversi tipi di irregolarità erano state registrate. Bartholomäus Grill, in un articolo pubblicato su Die Spiegel, in una corrispondenza da Harare le riassumeva così:

Il gran numero di centenari è solo una delle tante stranezze. Secondo le liste elettorali, 63 distretti hanno più elettori che abitanti. E nelle roccaforti rurali del partito di Mugabe, lo Zimbabwe African National Union-Fronte Patriottico (ZANU-PF), c’è stato un aumento miracoloso di elettori…
Più di un milione di persone iscritte sulle liste elettorali sono morte o si sono allontanate. E 1,9 milioni di cittadini sotto i 30 anni non sono stati ancora inclusi nelle liste, secondo gli esperti della Research and Advocacy Unit che hanno analizzato le liste elettorali.

Gli unici a non aver visto niente di irregolare nello svolgimento delle elezioni sono stati gli alti dirigenti dei Paesi della regione. Un’altra conferma del fatto che poco importa quanto vale la gestione del potere, l’essenziale è non perderlo, in Africa come in Siria e altrove.

Lawrence Zendancer, in un commento di un articolo pubblicato dal Guardian, spiega le ragioni di questo trattamento con i guanti riservato a uno dei più longevi capi di Stato del mondo, già da 33 anni al potere:

Mugabe ha anche i militari alle spalle (se Mugabe cade i capi dell’esercito saranno esposti al controllo) e tutti gli uomini e le donne benestanti che hanno guadagnato la loro ricchezza grazie al suo regime. Poi ci sono i poveri che dipendono dagli aiuti del regime. Questi ultimi credono che dopo il sequestro delle fattorie di proprietà dei bianchi toccherà alle imprese, che poi verranno loro distribuite.

Sono le aspettative per il futuro che potrebbero portare ad una crisi della coalizione governativa che vede Mugabe presidente e il suo avversario, Morgan Tsvangirai, primo Ministro.

Morgan Tsvangirai, da Wikipedia

Quest’ultimo, dopo aver espresso la volontà di presentare un ricorso alla magistratura, ha poi fatto un passo indietro minacciando tuttavia di non partecipare al futuro governo. Eppure, con la coalizione tra i loro due partiti, l’economia dello Zimbabwe aveva registrato una forte inversione di tendenza, dalla fine del 2008.

Infatti, il 6 dicembre 2008, la Banca centrale dello Zimbabwe aveva introdotto banconote da 200 milioni di dollari con la possibilità di prelevare solo fino a 500.000 dollari al giorno, somma che equivale a circa 0,25 USD.
Nel 2009, in pochi mesi, il governo di coalizione era riuscito a riportare l’economia in una fase di forte ripresa. Secondo la Banca africana per lo sviluppo, il PIL reale è cresciuto di circa il 6% nel 2009 e di circa il 9% nel 2010, il settore minerario del 47% e la produzione agricola del 34%, mentre l’inflazione è ai livelli dei Paesi confinanti.

Dall’inizio dell’anno, la borsa di Harare, la quarta dell’Africa sub-sahariana, aveva guadagnato oltre il 36 per cento. Ma la proclamazione della vittoria di Mugabe ne ha provocato il crollo dell’11 per cento, con alcune società quotate che perdono oltre il 20 per cento. Il peggiore tonfo dal 2009, cioè prima della formazione del governo di coalizione.

Il presidente Mugabe e i suoi amici saranno contenti della sua vittoria, ma saranno in molti a vivere momenti da incubo.

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