Solidarietà, quale rapporto tra sostegno a distanza e migrazione?

Un milione e mezzo di italiani attivi nel sostegno a distanza (SaD), 500 milioni di euro in donazioni per progetti SaD, 360.000 i bambini e le persone aiutate, 1.600 le iniziative di sostegno, più di 110 Paesi nel mondo in cui sono attivi progetti SaD italiani. Sono queste le cifre della realtà in cui si muove ForumSaD, forum nato nel 1999 per aggregare e rappresentare le strutture che si occupano di sostegno a distanza.

L’associazione, che nel 2004 diventa Onlus, vuole essere un polo catalizzatore per la promozione di diritti, riunisce le organizzazioni attorno a questioni fondamentali quali lo sviluppo delle comunità attraverso forme di sostegno a distanza con meccanismi trasparenti e sicuri. Non si tratta di una versione rivisitata di assistenzialismo, bensì di interventi tesi a radicare localmente il progetto per massimizzarne i benefici e produrre cambiamenti nel lungo termine.

ForumSaD interviene in maniera diretta con aiuti all’infanzia, scolarizzazione, cure mediche, corsi di prevenzione contro la violenza e il traffico di persone, ambulatori e molte altre attività assicurando un contributo economico stabile e continuativo (del cui uso il donatore riceve riscontro). L’intervento è rivolto a minori, adulti, famiglie, comunità ben identificate, in condizioni di necessità e in ogni parte del mondo, per offrire la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita nell’ambiente sociale e culturale in cui queste vivono.

Un progetto SaD nasce da relazioni personali e dirette; ForumSaD fornisce una rete di supporto e criteri di garanzia per gestire il progetto con trasparenza e correttezza.

Per farlo bisogna però saper leggere la società e suggerire gli strumenti adeguati agli organi che legiferano (il quadro giuridico di riferimento è ancora regolato dalla legge 49/1987), bisogna essere presenti per garantire che tutto funzioni correttamente, occorre fornire il giusto supporto alle tante iniziative proposte perché possano concretizzarsi e proseguire.

Ecco, quindi, la Card del Sostenitore per i cittadini impegnati nei progetti, l’Anagrafe SaD, una banca dati online delle Associazioni che promuovono il SaD in Italia, la collaborazione con il coordinamento ELSAD – una rete aperta a Regioni, Province e Comuni che promuove questa pratica di solidarietà -, il Forum SaD nazionale – appuntamento annuale che riunisce vecchi e nuovi operatori della cooperazione internazionale – ed infine “Scuole Solidali”, l’ultimo progetto lanciato da ForumSaD in collaborazione con il comune di Terni per portare nelle scuole il tema dei diritti dei bambini.

Ma non è tutto, sabato 8 giugno si terrà a Roma un seminario di formazione che vuole analizzare il rapporto tra sostegno a distanza e migrazione: si chiama MeltingPot: cittadini del mondo solidali, che ForumSaD propone per affrontare il fenomeno migratorio da una diversa angolazione, guardando al SaD come forma di sostegno internazionale ma anche come attenzione ai diritti dei migranti sul territorio italiano.
Così racconta Cristiano Colombi, coordinatore del progetto Rete ForumSaD e responsabile dell’evento:

Nell’immaginario collettivo la cooperazione internazionale è l’alternativa alla migrazione, una sorta di soluzione preventiva. Nella pratica le associazioni SaD che hanno conosciuto queste culture nei paesi di intervento dei progetti si accorgono che sul territorio italiano sono presenti i rappresentanti di quelle comunità e quindi nasce spontaneamente un’attenzione maggiore, una maggiore sensibilità ai fenomeni dell’intercultura e dell’integrazione qui in Italia. Quindi, lavorando su questa contraddizione abbiamo sviluppato il seminario.

Rispetto a dieci o venti anni fa, quando la cooperazione internazionale era vista essenzialmente come puro scambio economico, adesso si assiste a una presa di coscienza dei valori e dei contenuti di queste iniziative, «le associazioni Sad sono cresciute, in questo senso, e hanno aumentato l’attività di sensibilizzazione e la relazione con i sostenitori si è arricchita» prosegue Colombi «e questo ha fatto sì che il progetto di collaborazione internazionale diventasse un’occasione, un pretesto per attivare delle dinamiche sociali anche qui in Italia».

I tempi sono maturi per un’apertura come quella che il seminario vuole proporre. Conclude Colombi:

volontari, operatori di associazioni, sostenitori, cittadini, emigrati, siamo senza barriere tutti insieme, cittadini del mondo che hanno a cuore una vita dignitosa sia in Italia che nelle atre nazioni, cittadini del mondo oltre le barriere e gli stereotipi, lavorando per un obiettivo comune, concretamente.

Una società che miri veramente all’abbattimento della povertà e alla realizzazione dei diritti in ogni parte del mondo e perché l’individuo, dovunque nasca, sia ugualmente tutelato. Oggi, forse, non è più utopia.

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