Rio+20: no alla green economy, sì alla giustizia ambientale

“No all’Economia Verde – Sì alla Giustizia Ambientale”: giunge un appello forte e critico dalla Cupola dos Povos al Vertice dell’ONU durante la Conferenza Rio+20 (20-22 giugno 2012).
Articolo di Adriano Sella, missionario e coordinatore della Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita.

Rio +20 oppure Rio -20? Il fallimento del Summit dell’ONU sullo sviluppo sostenibile ha posto questo dubbio. Infatti, il documento finale sottoscritto dai Governi contiene solamente principi generali, senza volutamente definire mete e obiettivi comuni. Si tratta del flop del multilateralismo, lasciando spazio solamente al bilateralismo come vogliono gli Stati Uniti. Insomma, l’ONU non riesce a svolgere una governance mondiale, per poter orientare e obbligare i vari Paesi del mondo ad intraprendere insieme dei percorsi importanti per il bene dei popoli e del loro habitat che è il pianeta terra.
Ho potuto partecipare ai due Vertici di Rio+20: quello convocato dall’ONU sullo sviluppo sostenibile con la partecipazione di rappresentanti di varie organizzazioni non governative, di entità civili e politiche, e delle numerose delegazioni dei Governi del mondo; e l’altro parallelo, chiamato Cupula dos Povos, organizzato dalla società civile organizzata con la numerosa partecipazione di movimenti di giovani, di donne, di indigeni, di piccoli agricoltori e contadini, di afrodiscendenti, di cittadini e di cittadine del mondo. Dal secondo summit ho potuto raccogliere una critica forte alla green economy, sostenuta da quello ufficiale dell’ONU, proponendo invece la giustizia ambientale.
Il vertice dei Popoli ha dichiarato che l’economia verde è il lifting del capitalismo, voluto dall’attuale sistema per dare un volto verde al capitalismo ma senza la volontà di rivedere lo sviluppo vigente e di cambiarlo a livello strutturale. Il documento finale del vertice del Popoli dichiara:

La cosiddetta economia verde è una delle espressioni dell’attuale fase finanziaria del capitalismo, caratterizzata dall’utilizzo di meccanismi vecchi e nuovi, come l’aumento dell’indebitamento pubblico-privato, la spinta eccessiva ai consumi, l’appropriazione e la concentrazione nelle mani di pochi di nuove tecnologie, i mercati del carbonio e della biodiversità, l’accaparramento di terre spesso da parte di stranieri, i partenariati pubblico-privato.

Mi è sembrata una critica molto giusta perché la cosiddetta green economy, come la stanno impostando i detentori di questa economia dominata dalla finanza, vuole solamente sostituire i prodotti convenzionali con i prodotti biologici, passare alle energie pulite gestite dai grandi gruppi industriali. Con altre parole, passare in tutto al bio ma senza cambiare le regole e le strutture di questo sistema che ha tutto l’interesse di continuare con l’attuale consumismo. Oggi con prodotti bio, con energie rinnovabili e con meccanismi sostenibili. Tutto questo sostenuto dalla finanza speculativa, senza toccare minimamente il cuore del sistema che sta distruggendo il pianeta con i suoi popoli. Insomma, non c’è la minima volontà di fare una profonda revisione di questo sistema di sviluppo per impegnarsi a superarlo.
Ecco, quindi, l’alternativa necessaria, possibile e urgente, secondo la Cupula dos Povos: la giustizia ambientale e non l’economia verde. Bisogna imparare a fare insieme giustizia sociale e giustizia ambientale, hanno sottolineato i vari popoli riuniti nel controvertice di Rio +20. Sono le due facce della giustizia, senza l’una diventa impossibile l’altra. Infatti, stiamo percependo sempre di più che inquinando e distruggendo la natura significa compromettere seriamente la vita dell’umanità e condurre alla morte il pianeta con tutti i suoi abitanti, umani e non.

La difesa dei beni comuni passa per la salvaguardia di una serie di diritti degli essere umani e della natura, per la solidarietà e il rispetto nei confronti della cosmovisione e delle credenze dei diversi popoli, come, ad esempio, il “Buen Vivir”, inteso come forma di esistenza in armonia con la natura, che presuppone la costruzione di una transizione giusta da parte dei popoli e dei lavoratori e delle lavoratrici

ha sottoscritto l’Assemblea dei Popoli. È urgente cambiare il paradigma della vita planetaria, perché l’attuale è intriso di una preoccupante logica di oppressione e violenza nei confronti dell’Umanità, la stessa che conduce poi allo sfruttamento e all’inquinamento di Madre Terra. Tutto questo accade perché l’attuale paradigma è fondato sul profitto e gestito unicamente dal denaro, oggi mediante l’espressione della finanza speculativa. Il nuovo paradigma deve essere basato sul Bene Vivere e deve essere gestito dalla Madre Terra, la quale ci insegna lo scambio e la condivisione come forme di gratitudine ma anche di compensazione economica.
Stiamo sognando? No, perché ce l’ha insegnato uno che è apparso sulla terra più di duemila anni fa e che ci dichiarò di essere molto unito a Dio da essere addirittura suo figlio, anche se era nato povero e veniva da un paese che non contava nulla: Gesù di Nazaret.
Ma è anche quello che i popoli della terra credono, vogliono e s’impegnano a fare sempre più, mediante tutte le lotte dei tanti cittadini e cittadine del mondo che sono stanchi di vedere come viene trattato questo pianeta e i suoi abitanti, soprattutto da chi ha il dovere di guidare le nazioni e da chi si è appropriato illegittimamente, come le imprese transnazionali, il diritto di cliccare il futuro del pianeta.
In piedi, continuiamo a lottare
! É il titolo del documento finale del Vertice dei Popoli ed è anche l’impegno che ci condurrà al Futuro che Vogliamo, che era il grande tema del Vertice dell’ONU. Insomma, Rio+20 ha confermato, ancora una volta, che l’unico cambiamento possibile non viene dall’alto, ma dal basso.
In piedi, continuiamo a lottare per il futuro che vogliamo! Allora sì potremo affermare Rio+20.

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L’Associazione Voci Globali partecipa alla Rete dei Nuovi Stili di Vita, network di associazioni e gruppi informali padovani coordinata da Adriano Sella che ha lo scopo di testimoniare e promuovere prassi economicamente solidali, rispettose dell’ambiente e eque dal punto di vista sociale: in una parola, i cosiddetti “nuovi stili”, si legga qui per capirne di più.
Vi invitiamo a venire a conoscerci in occasione dell’allestimento della
Casa dei Nuovi Stili di Vita 2012, domenica 23 settembre a Padova durante la Festa Provinciale del Volontariato.

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