Internet e la politica: c’è bisogno di una visione nuova

[Nota: Traduzione di Giorgio Guzzetta dall’articolo originale di Henrietta L. Moore e Sabine Selchow apparso su openDemocracy]

La crescente popolarità del Partito dei Pirati in Germania, il ruolo di Facebook e Twitter nei recenti sommovimenti del mondo arabo, le potenzialità dell’e-government, i giochi educativi a tema che si occupano di progresso economico e di sviluppo, il giornalismo partecipativo, e infine, ultimo in ordine di tempo ma non di importanza, la campagna mediatica KONY2012 [di cui ci siamo gia occupati su Voci Globali] mostrano fin troppo chiaramente che l’importanza di Internet nella vita quotidiana, e in particolare in quella politica, è in continua crescita.

Non a caso il ruolo della Rete nella politica contemporanea è diventato un tema molto caro ai commentatori e ai politologi, e al riguardo sono state proposte molte teorie. Ogni volta che si accendono proteste sociali, si riaccende anche il dibattito se l’uso dei social media abbia avuto un ruolo centrale, tanto da definire queste proteste ” Twitter Revolution“. Più in generale, ha preso piede un dibattito (a volte molto acceso) su se e come Internet potrebbe essere una soluzione per vari problemi della democrazia che politici e politologi si trovano a dover affrontare all’interno del contesto globale contemporaneo. Molti dei commenti al riguardo sono significativi, come per esempio quello di James Curran, il quale si domanda “perché Internet ha cambiato così poco“, e non sia riuscito a mantenere le promesse e le aspettative di cambiamento politico e sociale. Questa e altre  analisi offrono una ricca e variegata discussione sull’importanza della Rete per l’analisi politologica. Malgrado ciò, tuttavia, le riflessioni sul ruolo e sul significato di Internet sono piuttosto superficiali se non addirittura “addomesticate”.

Le ragioni di questo sono principalmente due. Innanzitutto la maggioranza delle analisi che affrontano la questione di Internet partono da domande nate sulla base di problemi pre-esistenti legati a discipline specifiche – per esempio questioni relative al (possibile) impatto della Rete sulla politica, oppure alla possibilità di trovare soluzioni a problemi specifici (di diritto o di fatto) considerati limitanti per la vita delle democrazie contemporanee. Generalmente si tratta di limiti riguardanti la partecipazione e le scelte decisionali. Da un lato, i politologi cercano di determinare se Internet possa migliorare le modalità e il livello della partecipazione politica; dall’altro sembra di intuire – se  non addirittura sperare – che la Rete potrebbe funzionare come sfera pubblica (in senso habermasiano), come spazio aperto e accessibile dove discutere apertamente di problemi sociali e politici. Alla base di queste analisi c’è una doppia concettualizzazione di Internet come strumento, come un (nuovo) mezzo di comunicazione usato da attori politici per realizzare progetti, da un lato, e come un (nuovo) spazio in cui (nuove) cose accadono, dall’altro.

L’altro motivo di questo “addomesticamento” nelle analisi politologiche è la tendenza a considerare Internet come qualcosa di distinto dal mondo ‘reale’. Molti politologi si servono di una distinzione piuttosto generica tra il mondo online e quello offline. Il più delle volte si tratta di una distinzione implicita e non tematizzata, come dimostra il fatto che essi tendono ad analizzare l’impatto di Internet ‘su’ qualcosa. Questa distinzione così netta tra offline e online sembra essere un sinonimo del ‘great divide‘, una delle nozioni-chiave nel campo delle relazioni internazionali oggi.

Essere consapevoli di queste due linee di pensiero che caratterizzano l’approccio alla Rete da parte di analisti e commentatori politici è molto importante. La stessa idea di Internet che molti usano è ritagliata e ‘addomesticata’ sulle norme e preoccupazioni delle loro visioni del mondo e sui preconcetti filosofici sottesi. In altre parole è un tipo specifico di Rete che viene descritto, analizzato e discusso.

Guardare Internet da un punto di vista diverso

Nel nostro intervento al volume collettivo Global Civil Society 2012 ci occupiamo direttamente di questi problemi, suggerendo un modo diverso di guardare ad Internet, allo scopo di innescare un ripensamento e una riconfigurazione della struttura concettuale che ha guidato fino ad oggi gli analisti e i teorici. Noi partiamo da premesse diverse, individuando due passaggi teorici che stanno al centro del nostro tentativo.

Primo, invece di concepire Internet come uno spazio virtuale e/o uno strumento per l’attivismo, insomma “un nuovo tipo di territorio” (come alcuni analisti fanno), preferiamo seguire le indicazioni di quei teorici della cultura digitale che sostengono che la Rete deve essere intesa come “un insieme di interazioni e di processi”. Come dire che Internet è un insieme di risorse, attività, relazioni e strutture grazie alle quali il mondo è costantemente modificato e rinnovato – e non un oggetto materiale o un’entità singola. Come spieghiamo, questa visione alternativa di Internet è dovuta a due elementi principali, ossia la natura digitale (il che vuol dire immateriale e costantemente aperto al cambiamento) e l'”ethos” del web 2.0 (che si rifà ad una cultura di condivisione, editing, re-editing, produzione, creazione di nuove modalità di relazione, prosuming etc.)

Secondo, invece di pensare ad Internet come qualcosa di separato dal “mondo reale”, ossia – in altre parole – invece di basarci sull’idea di “great divide” tra mondo offline e mondo online (reale/virtuale, materiale/simbolico), suggeriamo che gli studiosi prendano sul serio i lavori recenti e accettino il fatto che Internet oggi è strettamente (inter)connesso con strutture socio-politiche e realtà vissute ‘offline’.

Riconfigurare in questo senso la struttura concettuale con cui analizzare la Rete presenta, per quegli studiosi che cercano di immaginare ed analizzare la scena politica contemporanea, due implicazioni tra loro collegate. Se si accetta il fatto che la distinzione online/offline non è rappresentativa del vissuto reale, allora non si può negare che Internet ha un diverso ruolo nella nostra riflessione sulla politica. Invece di domandarsi se la Rete ha la possibilità e la forza di cambiare e migliorare il mondo ‘reale’, dobbiamo considerare Internet come parte di un mondo politico che nasce e si sviluppa attraverso una complessa rete di interazioni tra il mondo offline e quello online.

La vita stessa

Il fatto di considerare Internet come un insieme di interazioni-in-progress rende problematico il valore e il significato di metafore come ‘strumento’ e ‘spazio’, poiché domande su ciò che avviene ‘su’ Internet, su come Internet è usato, da chi e con quali risultati sul mondo reale non hanno più granché valore. Internet non è uno strumento o uno spazio della politica, ma un insieme di interazioni che contribuiscono a costituire il mondo politico, come anche quello sociale ed economico.  Per cui non è uno strumento o uno spazio che rende possibile la vita, ma è la vita stessa. David Gauntlett intende dire proprio questo quando dice, in Making is connecting, che la Rete è un insieme di procedure in cui “la gente rifiuta l’esistente e crea il proprio mondo ex novo.” Ciò richiede, come dice Henrietta Moore in Still life, che gli analisti politici e sociali si concentrino sui concetti di creatività e immaginazione, più che su quelli di struttura, spazio e intersezione. Abbiamo bisogno di una politica di Internet, ma che sia una politica che inizi da qualche altra parte.

 

Gli autori

Henrietta L. Moore è titolare della Cattedra di Antropologia Sociale dell’Università di Cambridge. Il suo ultimo libro è Still Life: Hopes, Desires and Satisfactions (2011).
Sabine Selchow è ricercatrice alla London School of Economics and Political Science (LSE). Si occupa di società civile e di problemi della sicurezza.

Giorgio Guzzetta

Accademico errante, residente a Roma dopo vari periodi di studio e lavoro all'estero (Stati Uniti, Inghilterra e Sudafrica). Si è occupato di letteratura italiana e comparata, globalizzazione culturale, Internet e nuovi media. Occasionalmente fa traduzioni dall'inglese e dal francese.

Un pensiero riguardo “Internet e la politica: c’è bisogno di una visione nuova

  • 11 novembre 2013 in 18:32
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    In Italia la rete viene vista come l’unico canale di comunicazione non in mano ai partiti politici, è per questo che alcune campagne online del Movimento 5 Stelle hanno avuto successo.

    Risposta

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