23 Giugno 2024

Il futuro del giornalismo al Festival di Perugia

Questo post è stato tradotto da Paola D’Orazio su Global Voices in Italiano. Qui, l’articolo originale

Dal 25 al 29 aprile il Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia ha ospitato giornalisti e attivisti digitali provenienti da tutto il mondo. Tra i relatori anche Wadah Khanfar (ex direttore Al Jazeera), Andy Carvin (NPR), Paul Lewis e Amelia Hill (The Guardian), Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano), Evgeny Morozov e molti altri (la lista completa si può leggere qui).

Global Voices ha partecipato attivamente anche a questa edizione i cui temi principali sono stati la partecipazione online e il citizen journalism, da molti definiti elementi caratterizzanti del “nuovo giornalismo”.

Il giornalismo “aperto” è il futuro

I temi legati al giornalismo partecipativo sono quelli che senza dubbio hanno attirato maggiormente l’attenzione dei presenti: i panel più seguiti sono stati quelli sulla ricerca dei citizen reporter e il coinvolgimento dei lettori nel processo editoriale e nella verifica delle informazioni online.

Particolarmente interessante è stato l’incontro sul futuro delle news basate sulla partecipazione delle community di lettori nel processo giornalistico, occasione in cui Mark Johnson (community editor di The Economist) ha rimarcato l’importanza dell’utilizzo dei social media e di una relazione “più stretta” tra lettori e giornalisti.
Wadah Khanfar di Al Jazeera nella sua relazione (di cui si poteva seguire il livetwitting attraverso il suo profilo Twitter) ha invece lanciato la sua proposta di ”integral media” per cui non saranno più solo i giornalisti a produrre notizie — bensì tramite social media e blogger intelligenti, per cui il ruolo dei giornalisti sarà quello di filtrare e scegliere i punti di vista più rilevanti al fine di guidare il dibattito pubblico.

A tal proposito Khanfar ha rilanciato su Twitter:
@khanfarw: Le imprese che hanno in mano la storia si trovano ad essere sfidate da quelle che si trovano sul campo e che producono notizie accurate e di qualità.

Andy Carvin parla del suo lavoro durante la Primavera araba. Foto: Kasia Odrozek

Altrettanto interessante è stato l’intervento di Andy Carvin, “DJ dell’informazione” più che giornalista (come scherzando si è descritto al numeroso pubblico perugino del Teatro Pavone) il quale ha rimarcato l’importanza della sperimentazione raccontando alla platea la sua esperienza – e relative “metodologie” utilizzate – nella copertura della Primavera Araba via Twitter.

Molto partecipato è stato anche il panel in cui Paul Lewis (The Guardian) ha raccontato la cultura innovativa che sta progressivamente caratterizzando il suo giornale e l’apertura alle “open news” che sono certamente più di una mera collaborazione: si tratta di portare i lettori nelle redazioni e coinvolgerli nel futuro del giornale.

Tecnologia e data journalism sono stati il filo rosso di questa edizione del Festival: numerosi sono stati i workshop su open data e giornalismo ospitati dalla Open Knowledge Foundation.

(Nel Data Journalism Handbook pubblicato dalla Open Knowledge Foundation e dall’European Journalism Centre compare anche il progetto brasiliano Friends of Januária promosso dalla sezione Rising Voices di Global Voices.)

Infine Stefano Rodotà nel suo intervento sul rapporto tra media, democrazia, potere e conoscenza ha affermato che il libero accesso alla Rete deve essere considerato come un vero e proprio diritto umano, le cui violazioni non possono più essere tollerate.

Global Voices

Molti sono stati i membri di Global Voices, soprattutto del team italiano, che hanno partecipato alle conferenze e sessioni del Festival, oltre ad organizzare ed ospitare diversi panel.

Molti gli spunti di riflessione nati nel corso del panel sull’importanza dell’editoria sociale e digitale, durante il quale sono stati presentati anche alcuni libri pubblicati dalla casa editrice indipendente Quinta di Copertina in collaborazione con Global Voices Italiano, come ad esempio ‘70 chilometri dall’Italia: la rivolta del gelsomino‘ e ‘White Arrogance‘di Antonella Sinopoli.

GV all' IJF12: Bernardo Parrella e Antonella Sinopoli durante il panel su open journalism. Foto: Kasia Odrozek

Nel corso del panel su contesto e verifica dei social media giornalisti della BBC, France24 e NPR hanno discusso sul ruolo dei citizen media nella produzione delle notizie e nella verifica delle informazioni con Bernardo Parrella di Global Voices. In particolare il giornalista presente in rappresentanza della BBC ha rimarcato più volte che i media tradizionali, al contrario dei citizen media, sarebbero gli unici a poter fornire notizie vere e affidabili. Parrella ha invece tentato di spostare l’asse della conversazione focalizzando l’attenzione sull’importanza della sperimentazione e dell’apertura al pubblico.

Molti altri sono state le discussioni e gli interventi interessanti: video, rassegne-stampa e articoli sono disponbili sito del Festival.

Il consiglio è quello di prendere nota per il prossimo anno ed organizzarsi per assistere alla prossima edizione. Anche Evgeny Morozov si è detto soddisfatto ed ha affidato a Twitter un suo pensiero:

@evgenymorozov: Mi sono trovato molto bene al @journalismfest di Perugia questa settimana – migliora di anno in anno (e pensare che l’anno scorso pensavo fosse il massimo!)

E un tweet di Paul Lewis pare riassumere lo spirito delle cinque giornate:

@PaulLewis: L’#ijf12 di Perugia è il miglior evento sul futuro del giornalismo?

Sicuramente!

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