Ghana, la politica del capo tribù

Con questo pezzo di Amoah Opoku Eric, inauguriamo la presenza in Ghana di Voci Globali.
Nel Paese, riconosciuto tra i più sviluppati dell’Africa sub-sahariana, esistono numerose etnie e la figura del capo tribù o del capovillaggio è ancora molto forte e determinante nella vita dei cittadini. Nonostante la democrazia ghanese dia un ottimo esempio ad altri Paesi africani, spesso la gestione tradizionale di questioni come la vendita della terra pone, secondo alcuni, un serio freno allo sviluppo.

Capovillaggio e anziani, foto di Antonella Sinopoli.

La cultura del capo tribù e dei leader tradizionali non solo è molto rispettata in Ghana ma continua ad avere una grande influenza sui cittadini. Nel Paese vi sono numerose etnie, le più numerose sono: Akan (52%), Mossi (15%), Ewe (12%), Ga (8%) e centinaia di migliaia di villaggi dove il potere – o comunque la gestione degli affari interni al villaggio – è esercitato dal leader nominato secondo regole tradizionali e discendenze familiari. Alla fine dell’epoca coloniale fu elaborata una costituzione scritta anche allo scopo di stabilire in modo chiaro i poteri e le funzioni dei leader locali tradizionali. La nuova Costituzione è stata emanata nel 1992 e anch’essa contiene una parte che disciplina la chieftaincy e le funzioni dei capi tribù e villaggi.

L’obiettivo della Costituzione che seguiva il controllo britannico sul Paese era inoltre evitare che norme stabilite dai capi villaggio potessero risultare in conflitto con le leggi dello Stato nascente. Nacque così la National and Regional House of Chiefs costituita dai rappresentanti dei capi nominati dal consiglio locale dei capi di ogni regione dello Stato. Il Consiglio, presieduto da un  procuratore generale, ha il compito di discutere – e risolvere – le controversie che possono nascere nella gestione degli affari del villaggio alla maniera tradizionale. La Costituzione non permette ai leader locali di partecipare attivamente alla vita politica dello Stato. Quali sono allora le funzioni del capo villaggio? Le principali risultano essere quelle che riguardano le relazioni tra gli abitanti del villaggio, la gestione sociale ed economica dei beni comuni e le dispute sul possesso ed uso delle terre. Inoltre sovrintende le varie cerimonie tradizionali, come i funerali ad esempio, facendo in un certo senso da tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Durbar, cerimonia tradizionale. Foto di Antonella Sinopoli.

Perchè un leader locale meriti e conquisti il rispetto della comunità, è importante che non violi i costumi e le tradizioni locali. Tanto per fare un esempio, mostrarsi ubriaco, sia a casa propria che in pubblico, è un vero e proprio tabù. Naturalmente un leader non deve compiere atti come rubare o usare armi. Il sistema di governo basato sulla cultura del capo villaggio è sempre stato centralizzato: il capo nomina dei vice (elders) che hanno la funzione di assistere gli affari di governo. Questo significa che i membri del gruppo degli anziani nominati dal capo villaggio devono riportare a quest’ultimo quello che succede nella comunità e nello stesso tempo assicurarsi che il villaggio segua le norme stabilite e le decisioni prese dal leader. Le attività nel villaggio sono finanziate da fondi pagati al capo villaggio per la gestione delle controversie e dalla vendita di proprietà come la terra o l’oro (risorsa ancora massiccia del Paese), ma dal momento che proprietaria degli appezzamenti di terra è la comunità locale questo crea un conflitto tra i poteri del capo, lo sviluppo a livello locale e le spinte allo sviluppo del Paese. Molti capi villaggio non riconoscono come positive certe politiche nazionali poichè si considerano i reali proprietari della terra. In alcune aree del Paese la terra riservata alla realizzazione di opere di interesse generale come scuole e ospedali sono vendute segretamente a terzi da membri delle famiglie reali dei villaggi che si considerano, appunto, i veri proprietari delle terre. Non è esagerato affermare che i ritardi nello sviluppo del Paese sono dovuti proprio a questo costante conflitto tra i poteri dello Stato e quelli esercitati di fatto dai capi villaggio e dai membri della sua famiglia. Per andare avanti e ottenere risultati concreti sulla strada dello sviluppo economico e sociale bisognerà trovare il modo di fondere meglio questi due aspetti: tradizione e Stato.

[Traduzione di Antonella Sinopoli]

2 pensieri riguardo “Ghana, la politica del capo tribù

  • 18 aprile 2012 in 00:28
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    PERCHE’ CONTINUATE A FARCI SEMPRE ANCORA NEL MEDIOEVO. NEL FOTO (SOPRA), VEDO UN RE, NON UN CAPO TRIBU…

    Risposta
  • 26 aprile 2012 in 17:27
    Permalink

    Caro Akosua, scusa il ritardo nella risposta.

    La nostra intenzione non era assolutamente di sminuire la vostra cultura. Quando parliamo di capo tribù intendiamo una certa struttura sociale e il termine viene usato anche in Africa senza alcun senso di offesa. Sappiamo che la figura dei re, in molte aree dell’Africa, è molto importante, di contenuto e non di forma e assolutamente rispettata. E anche noi la rispettiamo.
    Spero continuerai a leggerci. Ciao

    Risposta

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