Le voci dei migranti sulla Primavera Araba

A partire dal gennaio 2011, le vicende nord-africane hanno trainato una serie di cambiamenti epocali rispetto alle forme (e agli effetti) della protesta globale e della partecipazione dei cittadini. Abbiamo assistito a una profonda ricombinazione tra le culture della protesta tradizionale e quelle dell'attivismo in rete, anche se a tutt'oggi permane quanto mai aperto il dibattito sul ruolo del web 2.0 nello scontro tra i governi e i movimenti antagonisti.

Quest'appassionante laboratorio di media e politica che è stata (e rimane) l'area del Medio Oriente e Nord Africa (MENA) ha ispirato, fra le numerose produzioni indipendenti, un video-documentario che dà direttamente voce agli immigrati nordafricani e africani residenti in Italia. Intitolato #Revolution, il video è stato realizzato nelle città di Padova e Bologna, da cittadini-reporter dell'associazione Voci Globali. Cos'hanno significato le rivoluzioni per i migranti? Cosa pensano del ruolo di internet rispetto ai risultati ottenuti? Dalle interviste emergono idee diverse: se c'è chi considera la Rete come principale volano dei successi, altri ritengono invece che i social network non possano sostituirsi alla piazza.

Ecco il video integrale [it, qui invece con i sottotitoli in inglese]:

#Revolution verrà presentato lunedì 14 novembre a Padova, in occasione del convegno “Tunisia, le stagioni dei gelsomini”. L'evento è inserito nel contesto di Immaginafrica, importante festival dedicato alle cinematografie africane promosso dal Dipartimento di Storia dell'Università di Padova. Il festival, nato nel 2005, intende promuovere la conoscenza della complessità del continente africano, con lo scopo di:

scalfire quell'immagine troppo spesso superficiale, impoverita, stereotipata e sostanzialmente negativa, che, veicolata da una logica di tipo assistenziale, incontra non poche difficoltà nel valorizzare la posizione dell'interlocutore. Questa immagine orienta in buona misura il rapporto con l'immigrazione, mentre il riconoscimento del patrimonio intrinseco alle diverse culture, attraverso l'attenta e qualificata conoscenza delle espressioni culturali in esse presenti – di cui gli immigrati sono testimoni – può risultare un valido aiuto per la costruzione di un rapporto reciprocamente arricchente.

Storicamente, i coordinatori del festival hanno promosso numerose attività tra cui l'attivazione di una cattedra universitaria sulle Cinematografie Africane, in particolare francofone e con particolare attenzione alla fondamentale esperienza del Burkina Faso. Il corso è il primo del suo genere attivato in Italia: oltre alle lezioni, prevede scambi tra ricercatori italiani e burkinabé (come ad esempio il critico cinematografico Justin Ouoro) all'interno di un progetto di cooperazione tra l'Università di Padova e quella di Ouagadougou. Al festival di quest'anno verrà proiettato il vincitore dell'importante festival burkinabé Fespaco 2011, “Pégase”, del marocchino Mohamed Mouftakir.

Immaginafrica 2011. Foto tratta dal cortometraggio kenyota 'Pumzi'

Il convegno in programma prevede la proiezione di altri due documentari: “Laïcité, inch'Allah!”, girato in Tunisia durante i giorni delle rivolte e “I nostri anni migliori“, girato nei campi profughi di Mineo, Manduria e Palazzo San Gervasio. Seguirà una tavola rotonda cui parteciparenno il giovane storico e attivista online Mehdi Tekaya, il critico cinematografico Tahar Chickaoui e Fethi Ouesleti, operaio tunisino emigrato protagonista del documentario citato sopra, coordinati dal giornalista e blogger Gabriele Del Grande.

Dati i risultati delle elezioni per la Costituente del 23 ottobre scorso, deve raffreddarsi l'entusiasmo dei giovani gelsomini? La gioia per gli eventi di inizio anno è ben rappresentata dall'intervista radio a Tahar Chikaoui pubblicata in gennaio sul sito di Immaginafrica. I risultati del 23 ottobre hanno chiarito i limiti della rete rispetto al suo potere di innovazione e alla complessità degli strati sociali. Il 27 ottobre scorso, lo scrittore algerino Tahar Lamri diffondeva sulla sua pagina Facebook la traduzione di un video realizzato dalla comunità FB 10 Millions de Politiciens che recita così:

Le elezioni non si vincono con Internet/ Non si vincono se fai il turista fra i problemi della gente/ non si vincono se appena prendi il microfono dici: populismo, élite, popolo ignorante, la laicità è tutto./ Perse perché l'intellettuale conosce Brecht ma ignora tutto del popolo/ le elezioni non si vincono con le canzoni. Gli extraterrestri credevano che la Tunisia fosse Marte ecco perché hanno perso

Al convegno verrà anche presentato l'e-book “70 chilometri dall'Italia“, curato da Voci Globali e dallo stesso Mehdi Tekaya. Dopo il successo della prima edizione, pubblicata nella primavera scorsa presso quintadicopertina.com, il testo è stato ampiamente rivisto e aggiornato per includere anche le elezioni del 23 ottobre, incluse le immediate reazioni e prospettive dopo i risultati definitivi. L'e-book integra un ampio quadro storico-politico con una scelta dei post più significativi già apparsi su Global Voices in Italiano.

Davide Galati

Dedicatosi in passato all’economia internazionale, coltiva la sua apertura al mondo attraverso i social media. Editor della testata nonché presidente dell’omonima A.P.S.

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